Corleone, la statua di Padre Pio piazzata sulla tomba di Totò Riina

Religione, simboli religiosi e mafia. Quando il capo dei capi morì, con più di 100 morti sulla coscienza, Mons. Pennisi ne proibì i funerali pubblici

CORLEONE – A due anni dalla sua morte Totò Riina, il capo dei capi, fa ancora parlare. La cosa non sorprende, purtroppo o per fortuna si continuerà a parlare di Riina, della devastazione che uomini come lui hanno portato, della vergogna e dell’onta indelebile con cui soggetti del suo calibro hanno macchiato la Sicilia.

Più di 100 morti sulla coscienza, non proprio il curriculum di un buon cristiano. E infatti l’arcivescovo Michele Pennisi, dell’arcidiocesi competente anche su Corleone, aveva negato alla famiglia i funerali pubblici. “Ove i familiari lo chiedessero si valuterà di fare una preghiera privata al cimitero” era stata la concessione di Pennisi.

Nonostante questo un Padre Pio svetta sulla tomba di Totò La Belva, così chiamato per la sua ferocia tutt’altro che cristiana. Che la religione, o meglio una falsa e ipocrita vicinanza agli ambienti religiosi e un’ostentata spiritualità, abbiano sempre fatto parte del mondo mafioso, anche simbolicamente e nelle rappresentazioni artistiche che sono state prodotte, lo si sapeva già.

Si è parlato molto e molto spesso degli inchini fatti davanti le abitazioni dei boss durante le processioni: Villafrati, Corleone, San Giuseppe Jato, sono alcuni dei casi in cui si pensa sia avvenuto un inchino, alle volte smentito o frutto di fraintendimenti. La tensione che esiste tra il mondo religioso e quello mafioso è comunque alta, tant’è che l’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi ha condannato questi gesti in modo molto severo.

Ed è proprio la storica e forse stereotipata immagine dei mafiosi rigorosamente religiosissimi che ha portato la Chiesa a cercare di svincolarsi da questa scomoda eredità del passato. Eredità che tuttavia nasconde alle volte dei lati poco chiari. Non è facile, ad ogni modo, stabilire se da un punto di vista etico la statua di Padre Pio sulla tomba di Riina sia un uso inappropriato di simboli religiosi o piuttosto una legittima scelta della famiglia del defunto.

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E d’altro canto l’utilizzo di simboli religiosi, per fini molto meno nobili della commemorazione di un defunto, sono all’ordine del giorno e, purtroppo, li vediamo anche in politica. Dietro la protezione che si pretende da Dio e dal complesso pantheon del cattolicesimo, fatto da Santi e divinità minori alle volte anche in lotta tra loro, vi è spesso la volontà di mettersi in mostra, di farsi riconoscere come persone buone; perché nella cultura italiana è ancora radicato, vestigia del passato, il nesso tra cristianità e bontà. Un nesso talmente radicato che cristiano è sinonimo di persona, quando se ne vuole parlare bene.

Insomma “futti futti, ca Dio perdona a tutti“, come recita ironicamente la saggezza popolare. L’uomo è, anche questa volta purtroppo o per fortuna, un po’ più restio di Dio al perdono.

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