Monreale, “Rischiamo di non aprire”: tassa di soggiorno e la crisi del settore, incontro oggi tra politici e strutture ricettive

Pupella: "Non posso dirvi di non pagare le tasse, vi chiederei di commettere un reato, ma valutiamo cosa fare”

MONREALE – Tanti di noi rischiano di chiudere definitivamente, non abbiamo la possibilità di pagare le varie tasse, tanto meno di versare la tassa di soggiorno relativa agli anni 2015/2018. Abbiamo necessità che l’amministrazione ci aiuti”.

Se l’emergenza Coronavirus ha messo il ginocchio il settore del turismo, sono proprio i gestori di attività ricettive a pagare oggi il prezzo maggiore. Ma oltre a dovere fare i conti con la crisi congiunturale, nello specifico quelli monrealesi sono stati chiamati dal comune a versare diverse migliaia di euro per una tassa mai riscossa.

Di questo si è discusso oggi all’interno di un confronto tra amministratori locali e responsabili di strutture ricettive monrealesi, convocato dalla commissione bilancio del comune. Un incontro interlocutorio, aperto soprattutto per discutere di una vecchia storia, di una questione già sollevata su questa testata più volte nei mesi scorsi, che non ha ancora trovato soluzione. Una questione piuttosto complessa, riassunta davanti ai consiglieri comunali da Daniele Sciortino, direttore di Palazzo Ducale Suites e rappresentante di un’altra decina di strutture.

La tassa di soggiorno, deliberata dall’amministrazione comunale nel 2012, non venne riscossa dagli esercenti che avevano chiesto ufficialmente al comune (protocollando una nota nel 2013) una specifica su come comportarsi. Una nota di cui però il consigliere comunale Giuseppe La Corte, componente allora della giunta di governo, ha dichiarato di non essere mai venuto a conoscenza dagli uffici. 

Gli esercenti hanno dichiarato che un funzionario dell’economato, nel 2018, in seguito ad ulteriori loro richieste esplicative, li aveva assicurati che non avrebbero dovuto versare la tassa per il passato, ma di cominciare a riscuotere per il futuro. Una “concessione” però non supportata da nulla di scritto. L’assessore al turismo, Geppino Pupella, invitato all’incontro di oggi, rivolgendosi agli esercenti è stato molto chiaro: “La legge non ammette ignoranza. E se qualcuno arbitrariamente vi ha detto di non pagare la tassa, ha commesso un errore. Non posso dirvi di non pagare le tasse, vi chiederei di commettere un reato”.

Pupella non ha voluto fare promesse difficili da mantenere, tutt’altro. Non ha nascosto la grossa difficoltà nel trovare una soluzione che potesse andare incontro alle richieste degli esercenti, tra l’altro messi in ginocchio in questo periodo per l’assenza di turisti. Ha però lasciato un barlume di speranza, basato proprio sulle note degli esercenti protocollate al comune: “Con il nostro ufficio legale valuteremo la possibilità di non farvi pagare, ma dobbiamo trovare argomenti solidi, non possiamo certo rischiare di essere accusati di commettere un danno erariale”.

Pupella ha anche sottolineato come il precedente segretario comunale, la dott.ssa Domenica Ficano, avesse dichiarato in una nota alla Corte dei Conti e alla Guardia di Finanza come il comune si stesse adoperando ad introitare le somme relative alla tassa di soggiorno per gli anni 2015/2018.

Insomma, sulla richiesta di una sanatoria, avanzata dal alcuni gestori, sembra difficile che ci possa essere un’apertura.

Nel corso del lunghissimo incontro si è anche parlato di come utilizzare la somma, circa 45.000, introitata dalla tassa di soggiorno versata nel secondo semestre del 2018 e nel 2019. Con molta probabilità andrà a coprire le spese per la segnaletica stradale, per sostenere eventi che possano attrarre turisti. Difficile, dato l’importo esiguo, che possano tradursi in voucher vacanza a disposizione dei gestori.

Ma il confronto di oggi è stato l’occasione per trattare anche di quello che sembra essere il principale nemico delle attività ricettive regolari. Si tratta dell’abusivismo del settore, che sembra riguardare il 70-75% delle strutture presenti nel territorio comunale. Strutture fantasma per il fisco, che riescono ad abbassare il prezzo delle stanze a tariffe che per le strutture in regola non sono sostenibili.

Una questione, anche questa, trattata già in consiglio comunale alcuni mesi fa, quando lo stesso assessore Pupella rispondeva all’interrogazione dei consiglieri Mimmo Vittorino e Giuseppe Di Verde che chiedevano di verificare se tutte le strutture alberghiere effettivamente versassero la tassa “perché diversamente si sta perdendo un sostanzioso gruzzoletto utile per migliorare l’attrazione turistica”. 

Su 76 strutture ricettive presenti nei siti di prenotazione di hotel e b&b solo 21 titolari si sono presentati all’incontro – spiegava Pupella in aula -. Non versare la tassa al comune è un reato punibile. Fra qualche giorno – precisava l’assessore – partirà un’iniziativa per verificare, attraverso gli uffici comunali, chi è in regola e chi non lo è”. Era il 10 settembre 2019. Sono trascorsi 8 mesi, e siamo all’anno zero.

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