Monreale, tassa di soggiorno 2015/2018, Daniele Sciortino: “Non riusciamo a pagare gli arretrati. L’amministrazione ci ascolti”

L’arretrato per alcune strutture incide per 5.000 € l’anno, Sciortino: “Soldi mai incassati dai clienti”

MONREALE – Daniele Sciortino è il Presidente di “Monreale Turismo”, l’Associazione che conta una decina di strutture ricettive del territorio, oltre ad essere il Delegato di zona dell’ANBBA, (l’Associazione Nazionale dei Bed & Breakfast, Affittacamere e Case per Vacanza).

Il settore delle strutture ricettive è tra quelli che stanno affrontando una forte crisi economica, a causa della contrazione dei flussi turistici dovuti all’emergenza Coronavirus.

“Si è fermato tutto – spiega Sciortino -. Questo è un periodo in cui i turisti dovrebbero cominciare a pianificare gli arrivi per Pasqua e per la stagione estiva. Ed invece arrivano solo disdette e nessuna nuova prenotazione. Tutte le strutture sono state messe in ginocchio, il personale è diventato un costo non sostenibile, in alcuni casi si sta provvedendo al licenziamento”.

L’incontro con il direttore di “Palazzo Ducale Suite” è l’occasione per affrontare una questione che sta molto a cuore a tutti i suoi colleghi, quella della tassa di soggiorno, dato che nelle scorse settimane Sciortino, come tutti i suoi colleghi, è stato raggiunto da una richiesta di versamento degli arretrati (mai da loro riscossi), da parte del comune, per gli anni 2015/2018. Un pregresso che per alcune strutture è consistente, dato che si arriva anche a cifre di 5.000 € l’anno. Una spesa che, in questa fase congiunturale negativa, incide in modo significativo sulle casse delle strutture ricettive monrealesi.

Gestori di alberghi, B&B, affittacamere, case vacanza sono in forte fibrillazione. La tassa di soggiorno non dovrebbe costituire un costo per le strutture ricettive, dato che viene pagata direttamente dal cliente alla struttura ospitante, e da questa poi versata al comune. Ma a Monreale, in questi giorni, è divenuta fonte di grande preoccupazione per gli operatori del settore turistico. Perché il quadriennio richiesto dal comune non era – a detta degli operatori – mai stato riscosso. Una situazione alquanto anomala.

“La delibera relativa all’istituzione della tassa di soggiorno – spiega Sciortino – risale a 2012, ma nessun rappresentante delle strutture ricettive venne allora interpellato o ne ricevette comunicazione. Della sua esistenza ce ne accorgemmo soltanto qualche mese dopo, tanto che, nel 2013, inviammo al comune la richiesta ufficiale di un incontro. In quella raccomandata comunicammo che non la stavamo facendo pagare, perché avremmo voluto avere prima dei chiarimenti sul suo funzionamento, su come farla pagare, come versarla, su come sarebbe stata spesa. E, lo ripeto, confermammo allora che nelle more dell’incontro non l’avremmo riscossa”.

Sciortino racconta che dall’amministrazione non ricevettero alcuna convocazione né tantomeno giunsero in seguito solleciti di pagamento. Fino al 2018.

“Nell’aprile 2018 il comune ci inviò una raccomandata, dove ci veniva chiesto di regolarizzare il pagamento della tassa di soggiorno”.

“La tassa – prosegue Sciortino – fino a quella data era caduta nel dimenticatoio. Il comune non ne aveva mai richiesto il pagamento, come neanche ci aveva richiesto di presentare il modello 21, quello che siamo tenuti a compilare ad inizio anno per riportare il resoconto di quanto versato l’anno precedente”.

“Con alcuni colleghi – continua Sciortino nel suo racconto – mi recai dal funzionario dell’ufficio contabilità per chiedere spiegazioni. E ci venne assicurato, pur se in via informale, che non sarebbe stato richiesto nulla sul pregresso, ma che avremmo dovuto metterci in regola per il futuro. Non ci venne neanche chiesto di fare versare la tassa per i futuri soggiorni già prenotati e pagati, ma solo per quelli che sarebbero stati prenotati da quel momento in poi”.

Secondo quanto dichiarato dal rappresentante degli albergatori, dall’aprile 2018 la tassa (2 euro per le strutture extralberghiere e alberghi fino a tre stelle, mentre per le strutture alberghiere a partire da 4 stelle è di 3 euro al giorno fino ad un massimo di 3 giorni, con alcune esenzioni previste) venne riscossa regolarmente, per poi essere versata, all’inizio del mese successivo, al comune. 

“Ad aprile 2019 – spiega Sciortino – mi era arrivato il sollecito del modello 21 relativo al 2018 che mi ero dimenticato di presentare a gennaio, e mi premurai di compilarlo. Non mi era stato chiesto nel corso degli anni precedenti, per me ulteriore prova che non avremmo dovuto pagare nulla per il passato”. Ed invece a febbraio arriva la richiesta del comune di procedere al conteggio di quanto dovuto per il quadriennio 2015/2018. Una doccia fredda. Una rappresentanza degli operatori della ricezione si premurò di parlarne con l’assessore al ramo, Geppino Pupella.

“Gli abbiamo raccontato il motivo per cui non avevamo riscosso la tassa prima del 2018. Gli abbiamo spiegato che non era stato dovuto ad una mancanza di volontà, ma ad indicazioni ricevute dal funzionario di allora. In quell’occasione, voglio sottolinearlo, dall’assessore Pupella non abbiamo avuto alcuna indicazione su come comportarci per il passato. Abbiamo invece discusso su come si sarebbero potuti investire i proventi della stessa. Il regolamento infatti prevede che il comune, attraverso un percorso di ampia partecipazione con le categorie degli operatori del settore, ne individua la destinazione. Un confronto che in realtà non c’è ancora stato”.

Già la settimana scorsa l’amministrazione si era espressa favorevole a fare un incontro con i rappresentanti della categoria, ma ad oggi, probabilmente per sopraggiunti impegni legati all’emergenza Coronavirus, non c’è stata alcuna convocazione.

“Molti di noi non si trovano nelle condizioni di uscire di tasca propria questa cifra, specialmente in un periodo che ci vede con le spalle al muro – conclude Sciortino -. Chiediamo quindi all’amministrazione di comprendere la nostra posizione, e di trovare una soluzione indolore”.

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