Monreale, amministrative 2019. Gambino: “In caso di apparentamento, per me nessun ruolo di vicesindaco o assessore. Non cerco poltrone”

La coalizione con Arcidiacono porterebbe in aula anche Letizia Sardisco, Francesco La Barbera, Ignazio Davì, Rosanna Marcianò. Con Capizzi si avrebbero solo tre nuovi consiglieri

Monreale, 30 aprile 2019 – La festa del SS. Crocifisso non interrompe il fermento politico nella città chiamata ad esprimersi il 12 maggio sulla scelta per il prossimo sindaco di Monreale.

Ore convulse all’interno dei partiti e dei movimenti. Avviate le prime interlocuzioni tra Roberto Gambino, leader della coalizione formata da “Il Mosaico” e “Monreale Bene Comune”, e i candidati alla carica di sindaco.

Gambino, assieme ad una delegazione, ha già incontrato Alberto Arcidiacono e Piero Capizzi.

“In caso di apparentamento per me nessuna vicesindacatura, né un incarico in giunta”, chiarisce subito Gambino, che sottolinea come non vada in cerca di poltrone e rivendica il suo ruolo di garante di un progetto che deve andare ancora avanti. Le elezioni non erano il punto di arrivo, anche se costituivano certamente una tappa importante. Il percorso avviato con decine e decine di giovani e con tante associazioni continuerà nei prossimi mesi, qualunque dovesse essere la decisione assunta in vista del ballottaggio.

A poche ore dall’esito delle consultazioni di domenica è stata avviata una riflessione interna al Mosaico, che ha avuto un’ottimo risultato elettorale, e a MBC, “due movimenti che continueranno a lavorare insieme”, spiega Gambino.

L’eventuale apparentamento sarebbe condizionato alla condivisione da parte del candidato sindaco di alcuni punti programmatici, “dei quali ci faremmo garanti”, spiega il leader del Mosaico, impegnato nel difficile compito di trovare la quadra tra due posizioni contrapposte all’interno del numeroso gruppo.

L’apparentamento consentirebbe al Mosaico, in caso di vittoria, di governare la città con la possibilità di avere più consiglieri comunali.

Oltre a Fabrizio Lo Verso e Davide Mirto, la coalizione con Arcidiacono porterebbe in aula anche Letizia Sardisco, Francesco La Barbera, Ignazio Davì, Rosanna Marcianò. Se si sposasse invece l’opzione Capizzi, la rappresentanza si fermerebbe a 5. Calcoli basati sul presupposto che nell’eventuale coalizione non dovrebbero trovare posto altri gruppi politici, come la Lega o Forza Italia, o che fanno riferimento a Salvino Caputo. “Questo è un altro dei punti non messi in discussione dal gruppo”, fa sapere Gambino.

Avere 3 o 4 consiglieri in più costituisce certamente un argomento forte, che però si scontra con l’analisi di chi, per i prossimi cinque anni, vorrebbe un gruppo impegnato in un’attività di tipo politico svolta dai banchi dell’opposizione, ma anche operativo con interventi sul territorio. Con l’obiettivo di fare maturare il gruppo, consolidarlo, farne crescere la credibilità in città, così da essere pronto e con tutte le carte in regola per presentarsi vincente alle prossime amministrative.

Una posizione, quest’ultima, caldeggiata anche da chi teme che un apparentamento verrebbe mal digerito dall’anima più purista del gruppo, animata e caratterizzatasi sin dall’inizio del progetto dall’idea di segnare le distanze dal restante panorama politico.

Infine, ma sembra godere di minore possibilità di riuscita, vi sarebbe una terza strada percorribile. Quella dell’apparentamento tecnico, finalizzato unicamente ad incassare una quota del premio di maggioranza, ma con la ferma intenzione di non entrare nel governo della città e di rimanere per cinque anni all’opposizione. Una strategia “elettorale” che potrebbe accontentare le due anime del numeroso gruppo, anche se al momento sembra la meno accreditata, forse perché sarebbe difficile spiegarla a chi finora ha creduto e si è spesa per questo progetto.

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