Monreale, 12 marzo 2019 – “Non c’è stato un blocco dell’iter del progetto, che ha invece seguito il percorso con tempi tecnici dettati da organi superiori. I consiglieri dicano altro ma non prendano in giro l’intelligenza delle persone”. È un forte atto d’accusa quello del sindaco di Monreale Piero Capizzi nei confronti di quanto dichiarato dai consiglieri comunali Giannetto, Guzzo e La Corte in merito alla realizzazione del cimitero in project financing in contrada Renda a Giacalone. “Uscire dal consiglio comunale – aggiunge Capizzi – significa volersi sottrarre alla discussione. Legittimo il ruolo dei consiglieri ma non mi dicano che ci sono aspetti poco chiari sul documento. L’atto si affronta in aula, si manifestano le perplessità, si mettono a verbale, ma non discutere è volere sfuggire. Se ci sono punti d’approfondire si chiede un rinvio”.
L’aula consiliare era stata abbandonata durante l’ultimo consiglio comunale da diversi consiglieri. “Capizzi non può portare in aula un atto così importante a un mese dalle elezioni”, avevano dichiarato a FiloDiretto i tre consiglieri d’opposizione. “. Sospetto che ci sia qualcosa di anomalo” sottolineava la Giannetto. Ma le motivazioni espresse non sono andate giù al sindaco che rimarca come la scelta abbia negato alla città una soluzione al problema del cimitero di Monreale, divenuto una vera e propria emergenza.
Sull’argomento “Adozione di variante al P.R.G. per la realizzazione di un nuovo complesso cimiteriale in project financing” Giannetto, Guzzo e La Corte sono stati gli unici a rilasciare una dichiarazione anche se insieme a loro fuori dall’aula c’erano Francesco Barna, Salvatore Intravaia, Pippo Lo Coco, Rossella Pica, Giorgio Rincione, Giovanni Vaglica e Geri Valerio che non hanno voluto rilasciare nessuna dichiarazione. Barna, contattato alle 10,00 del mattino, ha replicato “scusate ma devo riposare”. Salvatore Intravaia risponde che “al telefono non parla di queste cose”. Se si possono immaginare le motivazioni politiche che hanno spinto il resto dei consiglieri d’opposizione a non voler discutere l’atto, rimangono poco chiare le ragioni di Lo Coco e Giurintano, consiglieri di maggioranza che alla domanda “perché siete usciti dall’aula?” hanno preferito non rispondere.
A questo punto sarà compito della prossima amministrazione rivalutare il progetto presentato dalla Consorzio Stabile “Agoraa – Rete di Imprese” S.r.l. che prevede la realizzazione del complesso cimiteriale che si estenderebbe per circa mq 61.164,00. Nel 2014 il progetto veniva assunto al protocollo comunale, quando ancora c’era l’amministrazione Di Matteo, per poi nel 2017 essere accolto dall’amministrazione Capizzi. Magari dopo aprile 2019 potremmo vederlo circolare nuovamente in aula consiliare e chissà che non trovi l’approvazione del consiglio comunale al prossimo giro. Cosa che non è avvenuta nell’ultima seduta.
Per la realizzazione dell’opera, occorre adottare un procedimento espropriativo nei confronti dei proprietari delle aree interessate dai lavori e l’approvazione del progetto di fattibilità costituisce “adozione di variante allo strumento urbanistico”. “Il pagamento delle indennità di espropriazioni sarà a carico del soggetto realizzatore dell’opera”, mentre “la realizzazione dell’opera sarà senza alcun onere a carico del Bilancio Comunale”. Ma i proprietari hanno presentato osservazioni ed opposizioni relativamente a una particella.
Nel 2017 è stato acquisito il parere favorevole reso dal Dipartimento Regionale Tecnico – Servizio del Genio Civile di Palermo – U.O. “Geologia ed Assetto Idrogeologico” riguardante l’Inquadramento urbanistico e Stralcio Tavola dei Vincoli e la Relazione geologica, mentre a novembre 2018 era arrivata l’approvazione del progetto di fattibilità espresso dalla Conferenza Speciale dei Servizi (Dipartimento Regionale Tecnico – Servizio del Genio Civile di Palermo – Segreteria Tecnica).
“I consiglieri – spiega Capizzi nella sua replica – avrebbero avuto tutto il tempo per esaminare il progetto, che è arrivato in aula a marzo solo perché vi è un iter da seguire legato ai tempi tecnici di organi superiori. Uscire dall’aula senza un giustificato motivo significa sfuggire alla discussione”.