Cupola 2.0. Estorsioni, favoreggiamento dell’associazione mafiosa, fittizia intestazione di beni, porto abusivo d’armi, danneggiamento a mezzo incendio e concorso esterno in associazione mafiosa. LE FOTO DEGLI ARRESTATI

Avevano cercato di ricostituire la Commissione Provinciale di Cosa Nostra. 46 arrestati a Palermo e Provincia

Palermo, 4 dicembre 2018 – Come già riportato la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha emesso un fermo di indiziato di delitto per una serie di individui considerati, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso. Estorsioni, favoreggiamento dell’associazione mafiosa cosa nostra, fittizia intestazione di beni, porto abusivo d’armi, danneggiamento a mezzo incendio e concorso esterno in associazione mafiosa: questi i crimini.

La commissione provinciale, composta dai capi mandamento e preposta a prendere le decisioni di maggiore importanza per l’organizzazione, nacque sul finire degli anni ’50 nel corso di una riunione a cui parteciparono i rappresentanti delle famiglie mafiose americane e siciliane, incontro che si tenne al Grand Hotel et des Palmes di Palermo.

Negli anni ’80, con l’ascesa al potere dei corleonesi, Salvatore Riina divenne il capo indiscusso dell’organizzazione. La commissione perdeva così la sua natura “democratica”, in favore di una maggiore centralità del potere.

Nel 1993, con l’arresto di Riina, la commissione smette di funzionare, ma rimane comunque il principale organo di cosa nostra mantenendo, anche se solo formalmente, le sue regole. È il momento di Bernardo Provenzano, che prende il controllo dell’associazione attuando la cosiddetta “strategia della sommersione”, ragion per cui, pare, la commissione provinciale non si è mai riunita con quest’ultimo al vertice.

Per più di 25 anni la commissione provinciale non è riuscita a riunirsi, nell’insofferenza degli uomini d’onore. Almeno fino al 2008, quando il Comando Provinciale di Palermo riuscì a sventare il tentativo di ricostituire la commissione. Al vertice, a questo punto, avrebbe dovuto esserci Benedetto Capizzi. Tuttavia non tutti sopportavano il Capizzi, e specialmente Gaetano Lo Presi, del mandamento di Porta Nuova, che non lo riteneva legittimato a ricoprire il ruolo al vertice dell’organizzazione senza il beneplacito di Riina.

Al fallimento di questo tentativo di riunificazione seguì la costituzione di un organismo “provvisorio”, presidiato dai reggenti più influenti dei mandamenti con funzioni puramente consultive. Questo è quanto è stato scoperto dalle indagini condotte dai Carabinieri nelle operazioni denominate “OSCAR”, “PEDRO”, “SISMA”, “ARGO”, “ALEXANDER”, “IAGO”, “RESET”, “PANTA REI” e “TALEA”.

Ma dal 17 novembre 2017, data della morte di Riina, un certo fermento ha cominciato a diffondersi nei mandamenti di Porta Nuova, Pagliarelli, Villabate e Belmonte Mezzagno. Attraverso intercettazioni e telecamera il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo ha riscontrato un aumento improvviso degli incontri tra gli esponenti mafiosi di Palermo e Provincia.

Attraverso l’intercettazione di alcune conversazioni, e di una in particolare avvenuta tra Francesco Colletti, capo mandamento di Villabate, e il suo autista Filippo Cusimano, uomo d’onore e autorizzato a conoscere tali informazioni, è stato possibile scoprire le motivazioni dell’agitazione. Colletti riportava di un’importante riunione tenutasi il 29 maggio 2018 a cui parteciparono i reggenti dei mandamenti della provincia.

Colletti fa esplicito riferimento a Settimo Mineo, capo mandamento di Pagliarelli, Filippo Bisconti, capo mandamento di Belmonte Mezzagno, e Gregorio Di Giovanni, capo mandamento di Porta Nuova. Anche uomini d’onore che ricoprivano ruoli importanti non furono ammessi, data l’importanza dell’incontro. Erano però presenti anche alcuni “vecchi di paese”, capi mandamento esterni alla città di Palermo.

Da quanto captato pare che Mineo avesse ricoperto un ruolo centrale durante la riunione, prendendo la parola e ricordando ai presenti le “regole”. Mineo fece anche cenno alla necessità di riproporre incontri periodici nel corso dei quali scegliere i capi delle famiglie mafiose, mediare i diverbi e punire gli uomini d’onore che avessero tenuto comportamenti inaccettabili.

In sintesi, dalle indagini risulta che in data 29 maggio 2018 era stata ricostituita la commissione provinciale di cosa nostra, dopo più di 25 anni di inattività. Ammonta a 46 il numero degli arresti effettuati fin ora, ma la sola esistenza di un’organo logistico di cosa nostra rappresenta un pericolo gravissimo per il territorio.

Nella photo gallery le immagini dei 46 arrestati.

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