Palermo, 4 dicembre 2018 – È grazie ad una conversazione intercettata tra Colletti Francesco (capo mandamento di Villabate) e Cusimano Filippo, avvenuta in un’autovettura, che la DDA di Palermo è riuscita a scoprire il tentativo di Cosa Nostra di ricostruire la Commissione Provinciale.
Una conversazione ricca di dettagli, nella quale Colletti racconta di avere partecipato ad un incontro tenutosi il 29 maggio di quest’anno in un luogo segreto.
I mafiosi avevano intenzione di ristabilire le vecchie regole di Cosa Nostra, cristallizzate in una “cosa scritta”. In quell’occasione era stato stabilito che sarebbe stato Settimo Mineo, il capo mandamento di Pagliarelli, l’unico autorizzato a fare da collegamento tra i vari mandamenti, per discutere e risolvere interessi illeciti, individuando i portavoce, delegati e presentati ufficialmente dagli stessi capi mandamento.
La scelta era caduta su Mineo perché il più anziano. È stato questo il criterio scelto, non quello del merito, così da evitare la corsa in avanti da parte di qualcuno.
Assieme a lui il 29 maggio erano stati identificati anche gli altri componenti della commissione provinciale: Francesco Colletti (capo mandamento di Villabate), Filippo Bisconti (capo mandamento di Belmonte Mezzagno), Gregorio Di Giovanni (capo mandamento di Porta Nuova).
Dalle indagini, coordinate dal Procuratore di Palermo Lo Voi e dal Procuratore Aggiunto De Luca. risulta come con l’avvento dei cortonesi di Riina la Commissione Provinciale avesse perso importanza, sbilanciata verso Totò u Curto, la cui gestione poco “democratica” si era mantenuta anche durante gli anni di carcere.
La sua morte, avvenuta il 17 novembre 2017, aveva consentito l’avvio di movimenti interni a Cosa Nostra per ricostituire la Commissione Provinciale.
Da allora sono stati documentati, tramite intercettazioni, vari incontri tra gli esponenti apicali dei mandamenti mafiosi cittadini e della provincia.
Il 29 maggio era stata affrontata la necessità di procedere con periodiche riunioni per scegliere i vertici delle famiglie mafiose, dirimere i contrasti tra i componenti delle varie articolazioni, e sanzionare gli uomini d’onore in caso di inadempienze o comportamenti tali da meritare allontanamenti temporanei o definitivi dalle loro famiglie. La decisione della Commissione andava rispettata, anche nei confronti di fratelli, cugini, cognati.
L’indagine ha permesso di disarticolare gli organigrammi dei mandamenti mafiosi di Pagliarelli, Porta Nuova, Villabate e Belmonte Mezzagno.
Sono finiti agli arresti 4 capi mandamento, 10 tra capi famiglia, capi decina e consiglieri, 30 uomini d’onore e altri 2 responsabili di reati.
L’intervento dei Carabinieri ha permesso anche di evitare che venisse portato a termine un omicidio, già programmato, nei confronti di un pregiudicato di Villabate, che aveva commesso furti ed estorsioni senza l’autorizzazione di Cosa Nostra.
Gli inquirenti hanno ricostruito 28 casi di estorsione in danno di commercianti e imprenditori operanti nel settore dell’edilizia. Solamente 9 di questi casi erano stati denunciati dalle vittime.
I nomi degli arrestati:
Gregorio Di Giovanni, capo del mandamento di Porta Nuova; Filippo Salvatore Bisconti, capo del mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno; Francesco Colletti, capo del mandamento di Villabate.
Filippo Annatelli, capo della famiglia di Corso Calatafimi (mandamento di Pagliarelli);
Salvatore Sorrentino, capo della famiglia mafiosa del Villaggio Santa Rosalia (mandamento di Pagliarelli);
Gaetano Leto, responsabile del quartiere Capo, per conto del mandamento di Porta Nuova;
Massimo Mulè, responsabile del quartiere Ballarò, per conto del mandamento di Porta Nuova;
Salvatore Pispicia, portavoce del cugino Gregorio Di Giovanni, esponente di vertice di Porta Nuova;
Gaspare Rizzuto, capo della famiglia di Palermo Porta Nuova, nell’ambito del relativo mandamento;
Salvatore Sciarabba, al vertice della famiglia e del mandamento di Misilmeri;
Francesco Caponetto, collaboratore di Francesco Colletti nella gestione della famiglia di Villabate;
Vincenzo Sucato, reggente della famiglia di Misilmeri;
Stefano Polizzi, reggente della famiglia di Bolognetta.
Giovanni Cancemi, Michele Grasso, Matteo Maniscalco e Andrea Ferrante, della famiglia di Pagliarelli;
Salvatore Mirino e Marco La Rosa, della famiglia di Corso Calatafimi;
Gioacchino Badagliacca e Rubens D’Agostino, della famiglia di Rocca Mezzo Monreale;
Fermati Giuseppe Di Giovanni, Michele Madonia, Luigi Marino, Rosolino Mirabella e Giovanni Salerno, del mandamento di Porta Nuova;
Domenico Nocilla, Vincenzo Ganci, Nicolò Orlando, Giuseppe Bonanno, Giusto Sucato, Maurizio Crinò, Pietro Scafidi, Filippo Di Pisa e Pietro Merendino appartenenti alla famiglia di Misilmeri.
Rosalba Crinò, la figlia di Maurizio, e Carlo Noto;
Giovanni Salvatore Migliore della famiglia di Belmonte;
Stefano Albanese della famiglia di Polizzi Generosa;
Giuseppe Costa, Filippo Cusimano, Francesco Fumuso, Fabio Messicati Vitale, Michele Rubino e Salvatore Troia della famiglia di Villabate.
Fermato anche Simone La Barbera, per tentata estorsione.