Corleone, le Due Rocche un luogo incontaminato: canyon, cascata, mulini e il Monastero del SS. Salvatore

Dopo la recente scoperta dell’area risalente all’Età del Bronzo, viene riportato alla luce il terzo acquedotto medievale inquadrabile al secolo XIII

Corleone, 11 ottobre 2018 – In località Due Rocche la natura si fonde con l’arte e la storia e gli antichi mestieri emergono lungo i tragitti, in un luogo rimasto incontaminato nei secoli. Canyon, cascata, mulini e Monastero del “Ss. Salvatore” si susseguono nel corleonese. Qualche settimana fa l’archeologo Angelo Vintaloro ha individuato il terzo acquedotto medievale inquadrabile al secolo XIII, la scoperta stava costando la vita a Mario Orlando, esperto di ambiente e territorio, che lo stava affiancando e che si era arrampicato in cima alla montagna. A salvarlo un arbusto di sommacchetto.

“Sicuramente – spiega Vintaloro – l’acquedotto si approvvigionava di acqua in un luogo diverso rispetto a quello principale finora conosciuto che poco più sopra della cascata si biforcava per allungarsi nei due ingressi nelle parti alta e bassa di Corleone. Quello scoperto adesso – continua – andava anch’esso in direzione della parte bassa dell’abitato. Lungo il suo corso la tubazione in terracotta è affogata nel muro di contenimento perfettamente verticale che peraltro è collocato in una zona impervia dello strapiombo roccioso”.

Spesso ci ritroviamo ad organizzare viaggi avventura in Paesi lontani, ma in realtà quanto conosciamo del nostro territorio? Il salto del fiume San Leonardo si trova a pochi passi dal centro abitato di Corleone. Inserito tra le 15 cascate imperdibili d’Italia dal motore di ricerca per case vacanza Hundredrooms. Un percorso naturalistico unico quello scavato dal corso d’acqua tra le rocce di calcarenite glauconite tipica del centro del Palermitano. In queste rocce il torrente ha scavato un letto che incontra questo salto in un posto molto suggestivo, una sorta di anfiteatro roccioso che in parte poi abbraccia il paese.

Il terzo acquedotto medievale inquadrabile al secolo XIII si trova nella parta alta dell’abitato subito dopo il quartiere S. Giuliano, dove le pareti a strapiombo della “Rocca dei Maschi” sembrano congiungersi ma non del tutto, generando il canyon su cui scorre il Fiume Corleone che in quel punto opera un salto con la cascata, le cui forza e volume dipendono dall’intensità delle piogge. Tutto ciò permise nei secoli scorsi la nascita di mulini, con la ruota mossa dallo scorrere dell’acqua del fiume, e ve ne erano due in prossimità della cascata, con la saia che convogliava l’acqua per il regolare moto circolatorio della ruota che azionava le macine all’interno del mulino stesso. Uno dei due mulini era di proprietà del Monastero Benedettino del SS. Salvatore, posto in prossimità ma in una posizione più elevata. Lungo le ripide pareti dell’area vi sono stati costruiti gli acquedotti medievali che portavano l’acqua da Contrada Bisagna al centro abitato e che si conservano ancora nella loro interezza.

Il Monastero è molto grande ed in parte è stato eccellentemente restaurato negli ultimi anni. Era un Monastero affidato alle suore benedettine e presenta un grande chiosco colonnato ed un’ampia chiesa con all’interno importanti aggiunte baroccheggianti e affreschi di pregevole fattura. Il complesso fu iniziato nella seconda metà del 1200 e nel corso degli anni fu oggetto di importanti interventi di manutenzione e restauro.

Eccellentemente riportato agli antichi fasti il vecchio mulino contiguo al fiume. Il rapporto con il paesaggio è unico nel suo genere e gli edifici ben si innestano con lo sfondo delle pareti rocciose calcarenitiche la cui componente geologica è unica al mondo.

La zona delle Due Rocche è piuttosto piccola, si riesce tranquillamente a visitare in poco tempo. Il paesaggio è davvero incredibile e si può affermare che si tratta di un’area naturalistica unica al mondo dove il connubio storia, arte e natura ha trovato un eccellente equilibrio completato dalla Chiesa della Madonna delle Due Rocche posta lungo il fiume dall’altra sponda rispetto al mulino.

I turisti arrivano a Corleone e cercano la città della mafia ma rimangono sbalorditi alla scoperta che il territorio ha in serbo delle bellezze oltre storiche anche paesaggistiche e naturalistiche. Un’oasi di tranquillità inaspettata ed unica al mondo con i suoi 800 anni di storia.

Fino a qualche decennio fa dei reperti e della storia su Corleone non si sapeva nulla, negli anni ’90 si sono accesi i riflettori. Angelo Vintaloro, Presidente di Archeoclub, con l’ex Sindaco Cipriani hanno intrapreso un percorso di ricostruzioni storiche e sulle dinamiche del territorio. Oltre la scoperta del sito di Montagna Vecchia (ne avevamo parlato qui), una delle metropoli della Sicilia antica, dove si intersecano diverse popolazioni che convivevano serenamente Sicani, Elimi, Greci e Cartaginesi, c’è anche l’importante zona naturalistica che ancora rimane da valorizzare.

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