Monreale. Il PD fuori dalla giunta. Quale strategia, quale futuro?

Manuela Quadrante, nuovo segretario, deve dimostrare di possedere la capacità e l’autorevolezza necessarie a guidare il partito

Monreale, 24 gennaio 2018 – Il sindaco di Monreale Piero Capizzi ha inaugurato ieri la nuova giunta municipale e ha, contestualmente, segnato un solco definitivo con il Partito Democratico, l’ex alleato che in modo molto significativo aveva contribuito nel 2014 alla sua corsa alla carica di primo cittadino di Monreale e al suo successo. 

Le strade definitivamente divergono, il PD esce dalla giunta, dove maggiore peso acquista l’area del suo ex segretario, Toti Zuccaro, traslocato poi al centro destra di Saverio Romano (Cantiere Popolare).

Se con l’ex commissario, Antonio Rubino, il Partito Democratico aveva mantenuto due assessori, andando ad incidere sul percorso amministrativo della città, con la nuova linea, adottata dalla neosegreteria e basata sull’intransigenza ideologica, il PD è fuori dal governo della città.

E’ stata una strategia vincente? Si voleva provare realmente a cacciare fuori dalla giunta gli ex compagni di partito? O si voleva piuttosto trovare la giustificazione per tirare i remi in barca e segnare le distanze dall’amministrazione Capizzi?

Di certo c’è solo che dopo essere stato al centro dell’attività politica della città (e del circo mediatico), il PD si ritira dalla scena e lascia che sia il trio Capizzi/Gullo/Zuccaro a gestire il risanamento e la ripresa, o il dissesto, del paese. La nuova segreteria può andare orgogliosa di questo risultato?

Sarà molto difficile spiegarlo ai suoi elettori, specialmente a quelli ancora in attesa di comprendere il nuovo corso intrapreso dalla segreteria a firma Quadrante.

Il partito perde pezzi (ma ne acquista altri, come abbiamo scritto in un precedente articolo). Lasciano il partito alcuni ex segretari assieme a diversi attivisti ed ex consiglieri o assessori che negli anni avevano contribuito alla sua crescita.

In molti stentano a comprendere quale sia la nuova identità del partito e a quali logiche risponda. Come è stato certificato anche nell’ultima votazione in consiglio comunale, quando il consigliere Ignazio Davì ha assunto una posizione diametralmente opposta a quella dichiarata dal suo gruppo consiliare e ha votato favorevolmente alla delibera di maggioranza, il nuovo corso non ha eliminato l’atavico problema del partito, ossia l’assenza di coesione interna e di una linea comune da portare avanti. La discussione e il confronto costruttivo tra le differenti posizioni è fisiologico ed auspicabile, in quanto indice di democrazia e partecipazione. Ma dalle stanze della sezione cittadina dovrebbe poi uscire una strategia unica. Questo nel PD continua a non accadere.

Per Manuela Quadrante il compito non è semplice. Deve dimostrare che il partito non è più ostaggio dei procacciatori di tessere, deve mostrare di possedere la capacità e l’autorevolezza necessarie a guidare il partito, di sapere fare da collante tra le sue diverse anime e costituire elemento di sintesi. Altrimenti difficilmente potrà sconfessare le accuse mosse dal primo cittadino che ha più volte dichiarato di non vedere nel PD un alleato affidabile.

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