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Cronaca

Monreale. Taglio ingiusto all’indennità. Gli ex assessori Giangreco, Cardullo, La Fiora e Salamone citano in giudizio il comune e chiedono 61.650 €

All’indennità lorda di € 1.764,63 furono applicate tre differenti tipologie di riduzioni. Secondo i legali sarebbero irregolari

Pubblicato il 29 novembre 2017

Monreale. Taglio ingiusto all’indennità. Gli ex assessori Giangreco, Cardullo, La Fiora e Salamone citano in giudizio il comune e chiedono 61.650 €

Monreale, 29 novembre 2017 – Dopo la vittoria ottenuta nel primo grado di giudizio dall’ex sindaco Filippo Di Matteo, difeso dall’avv. Rosaria Messina, contro il comune di Monreale (vedi qui l’articolo) alcuni dei suoi ex assessori hanno deciso di intentare un simile ricorso.

Rosalia Giangreco, Giovanni Cardullo, Giuseppe La Fiora e Nazzareno Salamone hanno quindi citato in giudizio il comune di Monreale chiedendo il risarcimento di quanto l’amministrazione avrebbe ingiustamente (secondo la loro tesi) decurtato, per un totale di 61.653 euro.

Rosalia Giangreco ha rivestito il ruolo di assessore da giugno 2010 a dicembre 2010 e da gennaio 2012 a giugno 2014. Giovanni Cardullo da giugno 2009 a giugno 2014. Giuseppe La Fiora da gennaio 2012 a giugno 2014. Nazzareno Salamone assessore da luglio 2009 al dicembre 2011 e vicesindaco da gennaio 2012 a luglio 2013.

I loro legali, Filippo Di Matteo e Marialuisa Ferrante, hanno richiesto il riconoscimento dell’adeguamento della indennità percepita dai loro clienti, in quanto quella corrisposta risulterebbe inferiore rispetto a quella minima prevista dalla Legge Regionale 23/12/2000 n. 30, che sarebbe, nei comuni sino a 40.000 abitanti, pari al 45% della indennità prevista per il Sindaco, che è di euro 3.921,41. Per gli assessori che siano lavoratori dipendenti in aspettativa, inoccupati o liberi professionisti, pertanto, è pari ad euro 1.764,63 lorde. Nel ricorso, gli avvocati hanno indicato come le indennità corrisposte dal Comune non appaiano conformi al dettato normativo, in quanto all’importo di € 1.764,63 erano state applicate, per tutti gli anni, tre differenti tipologie di riduzioni.

Una del 10% in base alla legge finanziaria 266/05; una ulteriore riduzione del 10% in esecuzione di una delibera adottata dalla precedente giunta (Gullo); mentre per gli anni 2011, 2013 e 2014 veniva applicata un’altra riduzione del 30% per la violazione del vincolo del Patto di stabilità previsto dall’art. 7 D.L 149/2011. 

Tre riduzioni sulla base di tre differenti principi ma che secondo i legali sarebbero state inapplicabili per i loro assistiti. 

Per quanto riguarda la prima riduzione del 10% prevista dalla legge finanziaria 266/05, ai sensi del comma 63 della citata legge finanziaria, sostengono i legali, essa era limitata ad un periodo di soli tre anni dalla sua entrata in vigore e cioè sino al 31.12.2008. 

Gli avvocati sostengono che sarebbe scorretta anche l’ulteriore riduzione del 10% applicata perché prevista dalla Delibera di Giunta n.314/2008 adottata dalla precedente amministrazione comunale (Sindaco Gullo). Ai sensi dell’art. 19 della legge regionale 30/2000  – si legge nel ricorso – ciascun amministratore può esercitare la facoltà di rinunziare in tutto o in parte all’indennità di funzione. Riduzione o rinuncia alle indennità o ai gettoni, che assume valore per coloro che partecipano ed approvano la relativa deliberazione e non si applica a coloro che esprimono voto contrario, si astengono, o non sono presenti. In pratica al termine dell’amministrazione Gullo sarebbero caduti gli effetti della decurtazione e non avrebbero valore nei confronti dei successivi assessori.

Infine, gli avvocati contestano l’applicazione della terza riduzione per violazione del patto di stabilità, e la sua persistenza da luglio 2013 in poi. Il 19 luglio 2013, infatti, una sentenza della Corte Costituzionale – spiegano gli avvocati – avrebbe dichiarato l’illegittimità della riduzione automatica per le regioni a statuto speciale e per le province autonome.

“All’indomani della pronuncia della Corte Costituzionale – spiegano gli avvocati Ferrante e Di Matteo – il Comune di Monreale avrebbe dovuto restituire le somme trattenute fino al luglio 2013 e corrispondere, per i mesi successivi, l’indennità di carica in misura integrale (così come avvenuto per i Comuni di Messina, Bagheria ed altri). Il Comune di Monreale non solo non ha corrisposto le somme trattenute ma ha continuato ad operare una riduzione del 30% dell’indennità”.
A supporto della tesi sostenuta, gli avvocati hanno ricordato nel ricorso come il Tribunale di Palermo, con ordinanza relativa al procedimento promosso da Di Matteo Filippo contro il Comune di Monreale, abbia riconosciuto il diritto degli amministratori ad ottenere le somme richieste.

L’ordinanza era stata appellata dal Comune di Monreale con richiesta di sospensione. La Corte di Appello di Palermo sez. 1 con ordinanza del 07.04.2017 depositata il 13.04.2017 ha sospeso “l’efficacia esecutiva della impugnata sentenza limitatamente alla somma eccedente quella di euro 40.000,00, del maggior importo al cui pagamento il Comune di Monreale è stato condannato”.

In base al ricorso presentato Giovanni Cardullo richiede un risarcimento di € 31.379,93. Per Rosalia Giangreco, in caso di vittoria, l’importo che il comune sarebbe chiamato a rimborsare è di € 18.607,05. Giuseppe La Fiora potrebbe ottenere un rimborso di € 16.803,14, mentre per Nazzareno Salamone la cifra è di € 13.161,62.

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