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Editoriali

Il mistero dell’area andata in fiamme. Di chi era la responsabilità della custodia, del controllo di quel terreno?

I documenti provano come il comune di Monreale ne avesse ottenuto la disponibilità e la custodia

Pubblicato il 19 giugno 2016

Il mistero dell’area andata in fiamme. Di chi era la responsabilità della custodia, del controllo di quel terreno?

Monreale, 19 giugno 2016 – La lunga lettera inviata dal primo cittadino di Monreale, l’avv. Piero Capizzi, pubblicata integralmente, in risposta al mio articolo sulla necessità di conoscere i responsabili politici dell’incubo che circa 50 bambini hanno vissuto giovedì scorso, merita un’attenta riflessione, per i contenuti espressi, ma soprattutto per quelli non espressi.

Nella lunga lettera, 967 parole, il sindaco si impegna a screditare una testata giornalistica ed il sottoscritto, suo direttore editoriale, ma non trova o concede pochissimo spazio per entrare nel merito della vera questione, che interessa realmente chi l’incubo l’ha vissuto, cioè chi deve assumersi la responsabilità politica, certamente non quella materiale, di quanto accaduto.

Sulla lectio magistralis sul giornalismo fatta da Capizzi, che probabilmente preferirebbe una stampa di regime ad una stampa libera e critica, lascerò la parola a chi di maggiore competenza, il giornalista Alex Corlazzoli, direttore responsabile di questa testata, oltre ad essere una firma de “Il Fatto Quotidiano”.

Ma da direttore editoriale non posso esimermi dal rispondere alla critica del sindaco relativa alla presunta faziosità del mio giornale. La mia linea editoriale è da sempre volta a dare voce a tutte le aree politiche e movimenti politici monrealesi, piccoli o grandi che siano. La dialettica politica, il confronto, sono alla base della democrazia e della crescita di un paese. Nonostante strenui sforzi, e soprattutto riconoscendole una correttezza intellettuale, non riesco a comprendere la sua accusa di faziosità rivolta a questa testata che ha sempre, sottolineo sempre, pubblicato i comunicati stampa della sua amministrazione, integralmente, salvo poi, in un secondo momento, farne una verifica. Ed avere accolto e dato spazio senza alcuna censura alla sua riflessione di ieri ne è l’ennesima prova.

Se lei invece ritiene che una testata giornalistica debba limitarsi ad edulcorare i meriti dell’amministrazione di turno e a metterne in ombra demeriti ed errori, le confermo che continuerà a rimanere deluso.

Mi preme anche sottolineare, per correggere una sua certamente involontaria interpretazione del mio testo, dovuta forse ad una frettolosa lettura, o forse perché mal consigliato, che io non ho scritto che lei si “possa essere rallegrato davanti a quello che è successo”, ma che lei “si è rallegrato perché si è evitato il peggio”. E lei, caro sindaco, da abile oratore e cultore della lingua italiana, capirà bene come il concetto ed il significato espressi siano diametralmente opposti. Non poteva essere altrimenti.

Ancora lei sottolinea come io avrei sentenziato, condannando l’Amministrazione come responsabile dell’accaduto, “quasi a volermi far passare come il piromane o il mandante” . Anche stavolta la invito ad un’attenta lettura del mio testo e a non stravolgerne il contenuto, soprattutto per non instillare in me il sospetto che lei voglia solamente screditare chi le chiede di scovare le responsabilità politiche, e non certo materiali, del triste evento. Saranno gli investigatori e la magistratura a ricercare gli autori del crimine, a portarli in giudizio e, si spera, dietro le sbarre. Deve essere invece l’Amministrazione a verificare se chi di competenza abbia fatto tutto quanto in suo potere per evitare che il terreno diventasse e rimanesse per tanti anni una bomba ecologica, per la presenza di una discarica abusiva e di rifiuti speciali, e al tempo stesso abbia ottemperato ad una obbligatoria attività di prevenzione per evitare che quest’area, come tante altre sparse nell’ampio territorio comunale, solleticassero le mire dei piromani, come era prevedibile e come è stato segnalato, ripeto, più volte a lei personalmente e agli uffici comunali.

Ma veniamo adesso ai fatti, ai quali lei dedica solo due righe, quasi come, ma non sarà certamente così, a volere sviare l’attenzione dal nocciolo della questione. lei dichiara testualmente: “Gran parte dell’area interessata dall’incendio (altre sarebbero private e sono in corso accertamenti) risulta essere di proprietà del Demanio Regionale e non mi risulta essere mai stata nella disponibilità del Comune di Monreale“. Mai? Caro sindaco, questa sua affermazione sbalordisce chi, come me, la conosce come una persona attenta a tutte le problematiche del territorio.

Lei è amministratore di questo Comune da quasi venti anni. Consigliere Comunale dal 1998, Presidente del Consiglio Comunale dal 2004 al 2009, per i successivi cinque Consigliere Comunale e Sindaco per gli ultimi due. Di questa area, per le criticità e per le pericolosità insite, dovrebbe conoscerne la storia a menadito. Ma mi permetto di metterla a conoscenza.

L’area in questione, acquisita al demanio della Regione Siciliana per la realizzazione del Mercato Ortofrutticolo, risulta, in data 2/12/1998, “consegnata al Comune di Monreale” che ne acquisì “la disponibilità, per la salvaguardia e la custodia del bene“. Il documento di cessione venne firmato per il comune di Monreale dall’ass. Salvatore Porrovecchio ed è stato protocollato al comune di Monreale il 16/12/1998, prot. n. 32531.

In una nota dell’Assessorato Regionale dell’Economia, Servizio Patrimonio, del 18/2/2012, inviata al comune di Monreale e all’ATO “Alto Belice Ambiente” Spa, da questi protocollata il 27/2/2012, prot. n. 748, in risposta ad una richiesta dell’ATO di utilizzare il terreno per la realizzazione di un Centro Comunale per la raccolta differenziata dei rifiuti, si legge che “peraltro il Comune medesimo è già stato interessato e nuovamente richiesto, affinché fornisca una relazione sullo stato di utilizzo dell’area e sul pagamento del canone all’uopo dovuto“. Il Comune deve un canone alla Regione per il terreno ceduto e a lei non ne risulta esservi “mai” stata la disponibilità? Un documento attesta che il comune di Monreale si deve occupare della salvaguardia e della custodia del bene e lei ne disconosce l’esistenza? Caro sindaco, riconoscendo il suo impegno e la sua abnegazione nei confronti del bene, invito lei e tutta la maggioranza che la sostiene, ad una profonda ed attenta riflessione. L’impegno e l’abnegazione a volte non bastano.

Ma andiamo avanti.

Il 26/01/2012, il Vice Comandante della Polizia Municipale di Monreale, Comm. Capo Mario Cusimano, e il responsabile del procedimento, Comm. Alessandro La Mantia, alle ore 13,15, effettuano il sequestro dell’area per la presenza di “una discarica di materiali speciali e non, consistenti in sfabbricidi, gomme auto, pannelli in Eternit, due Container, due autovetture, (…) un motofurgone (…), una carcassa di una autovettura (…), parti di gru per uso edilizio e cumuli di vetro e plastica. Le cose sequestrate vengono assicurate mediante cartello indicante l’avvenuto sequestro, legato con n.1 sigillo, ed affidate in giudiziale custodia al Dirigente dell’APAGAT, ing. Maurizio Busacca (…)“. Il Comando della Polizia Municipale, con nota del 20/06/2013, prot. n. 14883, ne trasmette copia al comune di Monreale, unitamente a copia del verbale della regione Siciliana del 2/12/1998.

Il 18 giugno 2013 il GIP, dott.ssa Maria Pino, dispone l’archiviazione del procedimento contro gli autori del reato e “ordina la restituzione dell’area in sequestro all’avente diritto previa verifica in ordine all’avvenuto completamento della bonifica del sito“.

Caro sindaco Piero Capizzi, alla luce di questi documenti che provano la disponibilità e la custodia del terreno da parte del Comune di Monreale per tantissimi anni, che lei mi conferma ignorare, mi era sembrato legittimo chiederLe di avviare un’indagine per scoprire chi fosse il responsabile della salvaguardia del bene. Adesso Le rinnovo la domanda: Cosa è stato fatto dall’amministrazione visto che il terreno risulta essere in sua custodia? Vi sono atti successivi al 2013 che attestano che quell’area è tornata ad essere sotto la tutela di altre istituzioni?

Sarò lieto di accogliere, come sempre, le sue risposte. Questo è un Suo dovere nei confronti della cittadinanza.

A me spetta l’onere e l’onore di fornire una informazione esaustiva. Questo è il mio ruolo.

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