Paura, ansia, rabbia, caccia all’untore, la gestione degli stati d’animo connessi all’emergenza Covid19

La resilienza e la consapevolezza del rischio oggettivo al servizio della protezione individuale e collettiva

Gestire confusione, ansia e frustrazione attraverso la conoscenza dei reali rischi presenti in tema di contagio

L’insorgenza in Cina e la successiva e rapida diffusione del coronavirus SarsCoV2 ha scatenato un’epidemia senza precedenti, partita dalla località cinese di Wuhan e diffusasi così velocemente tra i vari paesi coinvolti, fino a essere ufficialmente dichiarata “situazione pandemica” dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). L’Italia purtroppo è tra i primi paesi maggiormente colpiti dall’emergenza virale,  al punto da aver adottato una serie di misure volte ad arginarne l’espansione dei contagi; migliaia sono le vittime registrate ad oggi ed ingenti sono i danni che hanno reso necessarie opere di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e di sostegno economico-finanziario del tessuto sociale e lavorativo; con il DPCM del 1 aprile 2020, tutte le misure di protezione e sicurezza messe in atto per contrastare il diffondersi del contagio sono state prorogate al 13 aprile,  mantenendo in vigore tutte quelle disposizioni che ad oggi vietano di spostarsi da casa ed in comuni diversi da quelli in cui ci si trova, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.

Per cercare di comprendere la valenza di questa emergenza epidemica sul piano delle implicazioni psicosociali, occorre avvalersi di un’ottica che sappia coglierne la complessità, osservando le tre dimensioni coinvolte in questo “tsunami” di portata mondiale: corpo, mente e relazione sociale  sono le tre sfere fortemente implicate in quello che potremmo definire uno degli eventi traumatici collettivi più devastanti della storia contemporanea. 

In qualità di psicologo e psicoterapeuta sono chiamato, oltre ad accogliere e supportare la vulnerabilità dei singoli pazienti,  non di meno ad adempiere ad un ruolo altrettanto impegnativo a livello sociale e pubblico: promuovere una riflessione contenitiva rispetto ai vissuti ansiosi, angosciosi e depressivi legati all’espansione dell’epidemia in corso e alla sua diffusione informativa tramite i canali mediatici, a sostegno della rabbia, delle frustrazioni e dei timori prodotti dalle limitazioni ai movimenti e alle relazioni sociali dettate dalle note misure protettive. 

L’esposizione ai potenziali pericoli di contagio da Coronavirus ci pone principalmente di fronte al vissuto della paura: sebbene possa attraversare interamente la nostra esistenza in modo doloroso e pervasivo, se ben dosata essa ci consente altresì di proteggerci da comportamenti ed atteggiamenti che potrebbero esporci ai rischi di contagio dal virus; soltanto un’adeguata presa di consapevolezza del rischio, nonché una corretta messa in pratica delle misure contenitive promosse da istituzioni sanitarie e governative, fanno sì che il sentimento della paura possa essere messo a servizio della prevenzione individuale e collettiva,  non deragliando inevitabilmente verso i vissuti dell’angoscia e del panico incontrollato. La conoscenza dei reali ed obiettivi rischi oggettivi presenti in tema di contagio, attraverso la conoscenza misurata di fonti informative affidabili e attendibili, rappresenta senz’altro un fattore protettivo e predittivo dell’incremento della resilienza: la capacità dell’individuo di adattarsi funzionalmente alle situazioni destabilizzanti e di forte stress, di gestire i vissuti di  confusione,  ansia e frustrazione derivanti dalla condizione di isolamento che le misure protettive prevedono.

Necessaria un’adeguata presa di consapevolezza del rischio, affinché il sentimento della paura possa essere messo a servizio della prevenzione individuale e collettiva

Pertanto la salvaguardia individuale che possiamo conseguire attraverso il rispetto delle misure preventive e l’adeguata presa di consapevolezza dei reali ed oggettivi rischi esistenti, pone le basi iniziali per la messa in opera di una protezione collettiva.  Attraverso la condivisione coscienziosa, che ognuno di noi può mettere in atto attraverso la diffusione di informazioni attendibili e competenti tramite l’uso responsabile di social network e mezzi di comunicazione, potremo sviluppare atteggiamenti protettivi nei confronti di noi stessi e del prossimo, seppur mantenendo le opportune distanze di sicurezza dettate dall’entità dell’emergenza sanitaria. 

In tal modo, la condivisione tra i cittadini delle informazioni e delle disposizioni previste dall’Amministrazione Locale e dagli Enti Governativi, avverrà all’insegna della responsabilità e della solidarietà, senza alcun rischio che ciò possa procurare allarmismi ingiustificati nei confronti della collettività. Affidarsi agli organi istituzionali ed alle figure preposte, quali enti locali e amministrativi, Forze dell’Ordine, medici e operatori socio-sanitari, psicologi etc., consentirà alle suddette figure professionali di predisporsi per monitorare sulla regolare attuazione delle misure preventive e protettive da rischio di contagio, e sulla regolare applicazione dei protocolli di intervento a favore della presa in carico dei pazienti affetti da Covid-19.

Gestire confusione, ansia e frustrazione attraverso la conoscenza dei reali rischi presenti in tema di contagio

Ciò impedirà il diffondersi di comportamenti irrazionali che, seppur marginalmente, si sono manifestati nei giorni scorsi anche nella nostra comunità monrealese; si fa riferimento, in particolare, alle recenti e irragionevoli ricerche, da parte di alcune fasce di cittadinanza, dei potenziali contagiati. Tali condotte, incuranti nei riguardi della sofferenza e della privacy dei soggetti implicati, hanno assunto le sembianze di ancestrali cacce all’untore di primordiale memoria, nonostante il già avvenuto e tempestivo intervento dell’ASP di competenza per l’applicazione dei protocolli preposti. Tali comportamenti, seppur deplorevoli sul piano sociale, sono indicativi della difficoltà di relazionarsi con un “nemico invisibile all’occhio umano”. Il sentimento della paura, tramutatosi così in panico sociale, prende forma attraverso un fenomeno altamente proiettivo:  l’angoscia del contagio porta l’individuo e i gruppi sociali a rintracciare in un corpo visibile, altro da sé, l’origine del pericolo incombente, nell’intento irreale di scacciarlo il più lontano possibile. È così che, in maniera del tutto vana, diamo una forma distinguibile e non più invisibile al nemico fonte della nostra angoscia, illudendoci di allontanarlo dal nostro campo vitale. È attraverso la consapevolezza di questi ed altri meccanismi istintivi che possiamo impedire l’ulteriore verificarsi  di questi avvenimenti, così deprecabili  e negativamente pregnanti, sul tessuto sociale.

L’isolamento relazionale, dettato dalle indispensabili misure di sicurezza, ci riporta inoltre ad una condizione fortemente contraria alla natura sociale dell’uomo: l’isolamento. Sebbene ciò rappresenti per tutti noi una sfida senza precedenti, l’uso consapevole e sensato dei mezzi tecnologici e dei social-network ci viene incontro, rappresentando più che mai ponti relazionali capaci di eludere le distanze e di connetterci con l’altro, seppur mantenendo le doverose distanze di sicurezza. Si tratta di quei canali di cui avvalersi per mantenere vive le relazioni sociali, nonché affidarsi altresì all’aiuto di professionalità competenti; ciò rafforzerà il senso e la dignità del sacrificio offerto ogni giorno da medici, infermieri e lavoratori che in questo periodo combattono in prima linea quella che si configura quale guerra contro un nemico globale al fine di ripristinare il bene comune. 

 

*A cura del dott. Giovanni Ferraro

Psicologo Psicoterapeuta, Dottore di ricerca in Psicologia

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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https://www.psy.it/il-pieghevole-del-cnop-per-i-cittadini-sul-coronavirus.html

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