La Mirto ricorre al TAR contro il comune di Monreale: scenari possibili e rischi occupazionali

Rifiuti, il comune di Monreale in una scomoda posizione, al centro di una diatriba normativa tra Prefettura e TAR

MONREALEEntro il mese di gennaio è atteso un pronunciamento da parte del Tribunale Amministrativo della Sicilia che potrebbe avere contraccolpi significativi sul comune di Monreale.

I giudici amministrativi si esprimeranno su un contenzioso che tiene da mesi alta la tensione all’interno del governo della città e preoccupa non poco i vertici comunali. Quello apertosi tra la società F Mirto di San Cipirello e il comune, dopo che, a seguito della seconda interdittiva antimafia emessa a novembre dalla Prefettura di Palermo (poi sospesa dal TAR, come avvenne per la prima emessa ad agosto) il comune decise di revocarle l’appalto per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Un affare da 3.236.000 euro, che la ditta si aggiudicò presentando un ribasso del 20%, nettamente superiore al 7,33% presentato dalla concorrente, la New System Service di Marsala.

I legali della società, gli avvocati Giovanni e Giuseppe Immordino, si sono rivolti anche questa volta al TAR per chiedere l’annullamento della delibera, sulla base del presupposto che, essendo stata sospesa l’interdittiva e in attesa del pronunciamento del TAR sul merito della questione (previsto a novembre), sarebbe venuto a mancare il presupposto per la revoca dell’incarico. Un’analisi non condivisa dal sindaco di Monreale, Alberto Arcidiacono, né dai suoi consulenti legali, che hanno assunto una posizione diametralmente in antitesi con quella decisa dal comune di San Giuseppe dove la Mirto, titolare del servizio rifiuti, non si è vista revocare l’appalto.

Prevista per oggi la decisione del TAR, che l’ha rimandata a fine mese dopo che i legali della Mirto hanno presentato una integrazione al ricorso.

Una questione molto delicata, che vede il comune di Monreale in una scomoda posizione, al centro di una diatriba normativa tra 2 organi dello Stato, la Prefettura da una parte e il TAR dall’altro, che, con le loro deliberazioni, non forniscono ancora ai comuni una linea guida chiara e inequivocabile, sottoponendoli al rischio di dovere affrontare contenziosi giudiziari.

Due gli scenari che a breve si potrebbero presentare, con conseguenze differenti per il comune.

Se il TAR dovesse dare ragione al comune, rappresentato in giudizio dall’avvocato Girolamo Rizzuto, con molta probabilità non ci saranno ricadute per l’ente, e la gestione del servizio rifiuti rimarrà alla New System Service.

Diverso se invece i giudici amministrativi dovessero dare ragione alla Mirto. In questo caso il comune si troverebbe nella condizione di dovere riassegnare il servizio alla società di San Cipirello alle condizioni precedenti, con gravi ricadute. Innanzitutto occupazionali, che rischiano di trasformare il comune in una polveriera. La Mirto occupava infatti 51 unità (operatori ex ATO). La società subentrata, la New System Service, attraverso una società interinale, si è fatta carico di questi lavoratori oltre ad altri 12 ex ATO ed una quindicina di ex Tech. Difficilmente la Mirto, riprendendo il servizio, riconoscerà e deciderà di mantenere gli ex Tech contro i quali ha avuto in passato lunghi contenziosi. Un’ipotesi, questa, che porta la mente agli anni del fallimento dell’ATO, quando alcuni suoi ormai ex dipendenti, in segno di protesta, avevano occupato la Sala Rossa del comune, mentre in una notte qualcuno aveva svuotato davanti all’ingresso del Duomo i contenitori dei rifiuti.

Ma il riconoscimento da parte del TAR del diritto della Mirto a mantenere il servizio rifiuti potrebbe anche portare il comune a trovarsi nella scomoda posizione di doversi difendere in sede giudiziaria in un processo intentato dalla società appaltante. Questa, come anticipato nelle diffide inviate al comune, potrebbe richiedere il risarcimento per il danno subìto dalla revoca del servizio. E qualcuno potrebbe essere chiamato a pagare.

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