Mafia, in aula bunker il processo a 64 imputati dell’operazione Cupola 2.0 (FOTO)

Sono 20 gli imprenditori e 5 le associazioni che hanno chiesto di costituirsi parte civile

Volevano riorganizzare la Cupola, la storica Commissione provinciale e avevano anche partecipato a summit e riunioni. La più importante quella del maggio 2018, a sei mesi esatti dalla morte di Totò Riina, alla quale parteciparono i massimi esponenti dei mandamenti mafiosi della provincia di Palermo.

Ieri per 64 tra boss e gregari arrestati nell’ambito dell’operazione “Cupola 2.0” è iniziato il processo con l’udienza preliminare che si è svolta dentro l’aula bunker del Pagliarelli. Sono 20 gli imprenditori e 5 le associazioni che hanno chiesto di costituirsi parte civile contro i presunti esponenti di cosa nostra che ha tentato di dare nuova linfa alla nuova Cupola. La prossima udienza del processo sarà celebrata nell’aula bunker del carcere Ucciardone per motivi di spazio.

A quel summit di mafia del 29 maggio prese parte anche colui che doveva diventare il nuovo capo dei capi: l’anziano Settimo Mineo, capo mandamento del Pagliarelli. Ma anche i capi dei mandamenti di Portanuova e Ciaculli rispettivamente Gregorio Di Giovanni e Leandro Greco, nipote e rampollo del “papa” Michele Greco. Tra i maggiori promotori dell’iniziativa c’erano anche Calogero Lo piccolo, Francesco Colletti, capo di Villabate e il boss di Belmonte Mezzagno Francesco Bisconti, pentitosi dopo l’arresto e che a quel summit decise di non presentarsi. 

I nomi degli imputati:

Settimo Mineo, Francesco Bisconti e Francesco Colletti, Stefano Albanese, Giusto Amodeo, Filippo Annatelli, Gioacchino Badagliacca, Giuseppe Bonanno, Giovanni Cancemi, Francesco Caponetto, Giuseppe Costa, Maurizio Crinò, Filippo Cusimano, Rubens D’Agostino, Gregorio Di Giovanni, Filippo Di Pisa, Andrea Ferrante, Antonino Francesco Fumuso, Vincenzo Ganci, Michele Grasso, Simone La Barbera, Marco La Rosa, Gaetano Leto, Michele Madonia, Giusto Francesco Mangiapane, Matteo Maniscalco, Luigi Marino, Pietro Merendino, Fabio Messicati Vitale, Giovanni Salvatore Migliore, Rosolino Mirabella, Salvatore Mirino, Massimo Mulè, Domenico Nocilla, Nicolò Orlando, Salvatore Pispicia, Stefano Polizzi, Gaspare Rizzuto, Michele Rubino, Giovanni Salerno, Pietro Scafidi, Salvatore Sciarabba, Salvatore Sorrentino, Giusto e Vincenzo Sucato, Salvatore Troia, Leandro Greco (detto «Michele», come il suo più noto nonno, il «papa di Cosa nostra»), Calogero Lo Piccolo, Giovanni Sirchia, Carmelo Cacocciola, Erasmo Lo Bello, al costruttore Pietro Lo Sicco, a Giuseppe Serio, Antonio Giovanni Maranto, Giacomo Alaimo, Salvatore Ferrante, Giusto Giordano, Francesco Gambino, Giovanna Comito, Andrea Mirino, Umberto Maiorana, e infine ai pentiti Domenico Mammi e Sergio Macaluso.

 Salvatore Giuseppe Ingenio non è più indagato ma risulta persona offesa già dal 23 settembre 2019. 

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