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Cronaca

Marcia allo Zingaro. Contrastare gli incendi, superare l’emergenza e gestire i boschi

Assente in Sicilia la redazione di piani di gestione forestale

Pubblicato il 15 agosto 2019

Marcia allo Zingaro. Contrastare gli incendi, superare l’emergenza e gestire i boschi

PALERMO – Per andare oltre la rabbia e l’emotività, per fare della lotta agli incendi e agli incendiari un momento fondamentale, per una corretta gestione dei boschi e delle terre siciliane e dei loro valori ambientali e paesaggistici, il 25 agosto organizzata dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo una manifestazione allo Zingaro.

Anche questo è stato un anno terribile per le foreste siciliane. Sono già andati in fiamme più di 20.000 ettari, buona parte nelle aree protette e nei siti Natura 2000.
Le cause sono sicuramente da attribuire alla mano dell’uomo che per colpa o per dolo è sempre (al 99%, come dimostrano i dati statistici) responsabile dell’innesco.

Diverse ragioni si sommano e le cronache lo confermano. La mafia dei pascoli, speculazioni edilizie e relative a contribuzioni pubbliche, pressioni e conflitti sociali, ecc. sono certamente tra queste. Ma non vanno sottovalutate quelle, cosiddette colpose, che derivano da negligenza, trascuratezza e che riguardano pratiche agricole inappropriate (bruciature delle stoppie, della sterpaglia o di residui vegetali …), distruzione di rifiuti. Come non vanno trascurati i roghi causati dai piromani per ragioni legate a emulazione, protagonismo, odio sociale. È chiaro che il contrasto a tutto questo è operazione fondamentale. Va sicuramente aumentato il controllo del territorio, repressa ogni azione isolata o organizzata, data certezza della pena. Così come possono risultare più efficaci nuovi sistemi di controllo e di sorveglianza con tecnologie avanzate.

Ma non è solo un problema di sicurezza, repressione, tecnologie. Devono, infatti, essere considerate, con la dovuta attenzione, alcuni fattori predisponenti che l’emotività, la paura, la voglia di agire portano spesso in secondo piano. Non si capisce, infatti, quello che sta succedendo se si trascurano le non più eccezionali ma ricorrenti, condizioni meteo come effetto dei cambiamenti climatici. Temperature molto elevate e siccità prolungate aumentano notevolmente il rischio d’incendio. Lo stesso succede per effetto dell’abbandono del territorio rurale. La crisi dell’agricoltura, la fuga dalle campagne nelle aree marginali e periurbane favorisce l’accumulo di grandi masse di combustibile non gestito che è facile preda delle fiamme. A tal proposito si consideri quanto sia aumentata la superficie forestale in evoluzione (praterie, garighe, macchia) anche in Sicilia su terreni ex agricoli. Apparentemente una buona notizia ma, in realtà, si tratta anche di diffusione non gestita di masse di vegetazione facilmente preda d’incendi.

La gestione delle aree forestali è operazione necessaria e indifferibile. Senza di essa non è possibile alcun contrasto agli incendi boschivi. Bisogna, con la selvicoltura, prendersi cura dei boschi. Ciò è possibile attraverso la redazione di piani di gestione forestale (totalmente assenti in Sicilia) che devono prevedere interventi che riguardano il razionale impiego della manodopera, tempi o modi d’intervento, valorizzazione economica delle produzioni legnose e non legnose, fornitura di servizi ecosistemici (ambientali e paesaggistici). La gestione forestale rende i boschi meno suscettibili agli incendi. Questi possono essere più facilmente contrastati e si favorisce una più rapida ed efficace ricostituzione della vegetazione. I boschi divengono più resilienti. Tutto ciò è possibile solo a partire dall’utilizzazione di competenze professionali specifiche. È inaccettabile che oggi nessun laureato in scienze forestali e ambientali sia presente nell’organico dei vari enti preposti, in Sicilia, alla tutela, pianificazione e gestione forestale, attività di vigilanza e controllo.

In passato e fino a oggi, l’attenzione è stata principalmente indirizzata alla lotta e allo spegnimento, con costi elevatissimi e risultati insignificanti. Adesso bisogna programmare e attuare politiche coerenti che prevedano azioni di lunga durata mettendo al centro le azioni di pianificazione e gestione dei boschi. Non trascurando ovviamente gli interventi di avvistamento e spegnimento che vanno resi più efficaci soprattutto a partire da un’organizzazione dei piani d’intervento e delle risorse necessarie nei tempi utili per la prevenzione e la riduzione dei danni.

La ricerca scientifica a livello europeo con EFI (Istituto Forestale Europeo) e nazionale con SISEF (Società Italiana di Ecologia Forestale e Selvicoltura) ha già dato indicazioni chiare su come sviluppare una nuova politica forestale capace di rendere i boschi più resilienti agli incendi e ai cambiamenti climatici.

 

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