Indagini in corso per trovare gli autori degli incendi. Non è chiaro se si tratta di mitomani o di criminalità organizzata

Oltre alle testimonianze dei residenti e alle immagini delle telecamere, gli sfoghi e i commenti sui social rappresentano un punto di partenza per le indagini

MONREALE – Si è passati all’azione per quanto riguarda la ricerca dei responsabili degli incendi che negli ultimi giorni hanno devastato centinaia di ettari di aree boschive in Sicilia, nonché messo a rischio case e residenti. Le procure di Palermo e Termini Imerese hanno già attivato gli investigatori che stanno lavorando incessantemente per risalire ai colpevoli.

Immagini delle telecamere di sicurezza e testimonianze dei residenti sono i principali mezzi per identificare i piromani, ma a questi si aggiunge anche la ricerca sui social. Su social come facebook e varie chat non è difficile imbattersi in fanatici che inneggiano a morte e violenza, e allo stesso modo c’è anche qualcuno che inneggia ai roghi, attirando l’attenzione degli investigatori.

Alcuni residenti potrebbero aver notato il passaggio di alcune vetture sospette prima dell’esplosione dei roghi, anche se fin ora si tratta di informazioni vaghe. Stessi elementi sono stati riscontrati anche nell’area di Petralia Soprana, il cui territorio ha subito un grande incendio nel pomeriggio di sabato. Anche in quel caso le fiamme sono partite dal basso per poi salire spinte dal vento, e pare che l’incendio sia stato appiccato nello stesso punto in cui era stato acceso un rogo alcuni anni fa. Una coincidenza che fa riflettere gli investigatori.

Dinamiche che ricordano la vicenda dei Cannarozzo, padre e figlio scoperti quest’anno colpevoli di un incendio che danneggiò il territorio monrealese nell’estate del 2017. Ma per quanto sia possibile che dietro ci sia la mano della criminalità organizzata con interessi speculativi, bisogna ricordare che sulle terre bruciate esiste per legge il divieto assoluto di edificabilità.

“In questo momento non ci sono tracce che riconducano alla criminalità – afferma il procuratore aggiunto di Palermo Ennio Petrigni, che coordina le indagini -. In ogni caso non escludiamo nulla a priori. In genere si tratta di mitomani, persone che godono nel vedere quello che hanno combinato. Per questo spesso ricompaiono sui luoghi degli incendi, per godersi lo spettacolo”.

Non è da escludere che si tratti comunque di azioni concordate e attuate da gruppi di individui organizzati tra di loro. A far sorgere il sospetto è la curiosa coincidenza che riguarda l’orario in cui sono stati innescati gli incendi di Ciaculli, Bonagia e San Martino, ma anche la modalità simile: i fuochi sono stati appiccati da più punti, quasi contemporaneamente, e sempre in aree basse. In questo modo è stato più facile per le fiamme procedere verso l’alto spinte dal vento e raggiungere vaste aree boschive.

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