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Rogo di San Martino, Termini: “Chi dice che è stato un forestale è un ignorante”

MONREALE – Settanta abitazioni evacuate, due famiglie rimaste senza casa e 60 ettari di vegetazione andatI in fiamme. Un rogo apocalittico quello della notte del 2 agosto avvenuto a San Martino delle Scale. Ma chi ha assistito e ancor meglio chi lo ha vissuto lo sa bene, attoniti siamo rimasti a guardare il disastroso incendio che è stato messo a segno a Monreale.

La natura dolosa degli incendi che hanno devastato le colline di San Martino delle Scale è chiara, la Forestale ha accertato la presenza di quattro punti di innesco. L’avvio del rogo sarebbe stato documentato da un video, adesso nelle mani dei Carabinieri.

“Chi dice che l’artefice è l’operatore forestale è una persona ignorante”. Lo afferma senza mezzi termini Ciro Termini, sindacalista Uila. “Non hanno interesse ad appiccare incendi perché perdono il lavoro. Una legge nazionale stabilisce che un bosco percorso da incendi, per dieci anni non può essere più utilizzato. L’incendio quindi arreca un danno all’operatore forestale”.

“Gli operatori forestali sono stanchi di essere accusati da sempre di essere gli artefici degli incendi e vogliono denunciare per calunnia. È capitato che qualche forestale è stato arrestato perché colpevole ma per questo non si può incriminare tutta la categoria. Ci sono stati incendi in Liguria e Lombardia – osserva il sindacalista – ma nessuno ha puntato il dito verso i forestali. Accade in Sicilia: sono stati loro”. Sui social impazza la polemica e il sindacalista scende in campo a difesa della categoria. “All’inizio della stagione – spiega – viene pianificata la squadra antincendio, quindi il forestale antincendio ha la sua paga giornaliera per un totale di 101 giorni. Viene pagato lo stesso a prescindere se si sviluppano incendi o meno, se è chiamato ad intervenire o no. Poi c’è l’azienda foreste suddivisa in 4 fasce: O.T.I., Centocinquantunisti, Centunisti, Settantotisti. Anche loro non lavorano più dei giorni stabiliti”.

“Se si vuole indagare su chi ha interesse ad appiccare il fuoco – conclude Termini – si devono seguire i flussi di denaro. Certamente non riguardano gli operatori forestali”.

Quattro punti di fuoco distanti tra loro sono stati trovati a San Martino delle Scale. Roghi anche a Scopello, Lipari, Catania, lungo la A19 e in diversi centri dell’Agrigentino. In tre giorni in Sicilia distrutti quasi 360 ettari di territorio. I Canadair hanno effettuato lanci fino all’alba per spegnere gli ultimi focolai. Attorno a Palermo, nello stesso momento sono divampati diversi incendi. Esiste una regia? E se sì chi ha interesse o piacere ad eventi dannosi come questi?
Esistono davvero i piromani o è una leggenda metropolitana? Autocombustione? O forse è meglio parlare di incendiari? Una categoria criminale e non psicologica. Di fatto strane coincidenze puntualmente fanno da cornice a questo genere di episodi.

“Caro piromane, ti piace il fuoco? Vai all’inferno!”. È il post su Facebook che il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci rivolge agli artefici. “Mi piacerebbe guardarli negli occhi e chiedere: perché fuoco alla vita, perché volete distruggere la bellezza del nostro paesaggio? Poi prevale il senso di giustizia e penso che i piromani che, nella notte scorsa, hanno dolosamente appiccato focolai per il solo gusto di distruggere, andrebbero arrestati e buttata la chiave”.

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