Maxi operazione a Palermo, colpita al cuore organizzazione criminale per frodi assicurative (VIDEO)

L’organizzazione aveva un sistema altamente efficace, i numerosi complici organizzavano falsi sinistri

Palermo, 15 maggio 2019 – È stata eseguita questa notte l’ordinanza di custodia cautelare emessa del GIP di Palermo, richiesta dalla Procura della Repubblica alla fine delle complesse indagini nei confronti di 41 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alle frodi assicurative, lesioni gravissime, falso, calunnia, autocalunnia, rapina e intercettazione abusiva.

A condurre le indagini il nucleo investigativo del gruppo di Monreale, i cui agenti hanno appurato l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere operante a Palermo e dintorni. L’organizzazione sostanzialmente commetteva frodi ai danni delle assicurazione attraverso simulazione di sinistri stradali con lesioni personali nonché gravi delitti contro la persona, il patrimonio, la fede pubblica e l’amministrazione della giustizia.

Attraverso osservazione e intercettazioni è stato possibile documentare, con cadenza praticamente quotidiana, una serie ininterrotta di frodi in assicurazioni e reati per lesioni personali inferte con particolare crudeltà. I reati presupponevano una grande capacità simulatoria e la creazione di complicate messe in scena di falsi sinistri, fino alla creazione di documenti falsi. I compiti erano molto differenziati: andavano dall’individuazione del “candidato” a cui provocare lesioni, all’individuazione di mezzi assicurati da coinvolgere, fino all’individuazione del luogo adatto e alla gestione delle pratiche di risarcimento con le compagnie assicurative.

Il provvedimento cautelare ha colpito anche le vittime compiacenti dei sinistri, i falsi conducenti, i falsi testimoni e i fornitori dei mezzi utilizzati.

Di spicco erano le figure di Luca Reina, titolare di un’agenzia di pratiche assicurative in via Leonardo da Vinci, e Salvatore Andrea Cintura, componente dell’omonima famiglia di pregiudicati del quartiere del “CEP-Borgo Nuovo”. I due sono stati individuati come soggetti al vertice dell’organizzazione, e si sono avvalsi di una ristretta cerchia di collaboratori: Alessio Cappello, Domenico Cintura, Giovanni Napoli, Antonino Buscemi, Sufiane Saghir e Giuseppe Orfeo. Numerosissime anche le vittime consenzienti, i falsi testimoni e autisti di veicoli coinvolti nei falsi incidenti.

Le vittime erano ricercate in contesti caratterizzati da degrado e povertà; colpisce senza dubbio l’estremo cinismo con cui venivano scelte le vittime, in alcuni casi colpite da disabilità intellettive o da tossicodipendenza, al fine di riuscire più facilmente a contenere le loro richieste di denaro.

Le vittime designate acconsentivano a subire lesioni di particolare gravità con la prospettiva di incassare il risarcimento, che sarebbe stato più consistente quanto più gravi fossero state le fratture inflitte.

Nell’ultimo biennio l’organizzazione ha incassato circa due milioni di euro di risarcimento danni per sinistri inesistenti: seguivano il ferito fino alla chiusura della pratica sia perché, oltre all’anticipo, il mantenimento faceva parte dell’accordo, e sia perché dal controllo della vittima dipendeva la buona riuscita della truffa.

Le basi operative dei componenti dell’organizzazione, dove venivano pianificati i sinistri e dove venivano materialmente procurate le lesioni, sono: l’agenzia di scommesse di via Pietro Scaglione 67, gestita dalla famiglia Cintura; l’agenzia di infortunistica stradale “Studio Ellerre S.r.l.” di via Leonardo da Vinci, gestita da Luca Reina; una stalla annessa a una villa seicentesca in via Mango di Palermo, roccaforte della famiglia Cintura di Borgo Nuovo, dove specificamente sono stati registrati tre episodi in cui venivano inferte lesioni; l’abitazione dell’indagato Alessandro Bova in via Pietro Scaglione.

Il sistema ideato dall’organizzazione era altamente efficace, i componenti possono essere definiti “partecipanti seriali in sinistri stradali” considerando il loro intenso coinvolgimento negli ultimi due anni.

Tra questi spiccano Giovanni Napoli, coinvolto in 10 sinistri stradali (in 6 casi come danneggiato e in 4 come responsabile dell’incidente) e già indagato nei procedimenti Tantalo e Contra Fides; Davide Giammona, coinvolto il 11 sinistri (in 4 casi danneggiato, in 6 casi responsabile e in un caso come testimone); Salvatore Chiodo, coinvolto il 15 incidenti (12 dei quali come responsabile e 3 come danneggiato).

Il gruppo non si faceva scrupolo ad arrecare gravissime lesioni alle vittime consenzienti; maggiori erano le lesioni e maggiore era la possibilità di ricevere alte percentuali di invalidità permanente. Le modalità con cui le ferite veniva provocate sono indicative dell’efferatezza dei componenti dell’organizzazione, di cui a questo punto si configura anche la grande pericolosità.

Alle vittime consenzienti  non veniva somministrato alcun tipo di anestetico (a differenza di quanto assicurato loro), veniva usato un pesante mattone di tufo per provocare fratture e carta abrasiva per simulare lo sfregamento sull’asfalto.

Addirittura l’organizzazione, allarmata dal fatto che due soggetti erano stati convocati in caserma per un falso incidente in cui erano coinvolti, aveva installato nel giubbotto di uno dei due un apparato elettronico per eseguire intercettazioni ambientali, riuscendo a intercettare la prima parte dell’esame.

I militari, notando l’atteggiamento sospetto di quest’ultimo, si sono accorti dell’apparecchio che trasmetteva in tempo reale le registrazioni al cellulare di Alessio Cappello. Perciò il Cappello congiuntamente a Letterio Maranzano sono accusati anche di intercettazione abusiva, con l’aggravante di aver commesso il reato ai danni di pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni.

A partire da questo episodio Domenico Tantillo si è convinto a collaborare con l’Autorità Giudiziaria di Palermo, e dal suo racconto emerge chiaramente la tremenda violenza nei confronti delle vittime.

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