Dibattito acceso all’interno del Mosaico. Ma l’accordo Gambino-Arcidiacono ha strappato il paese al centro destra

Dettare l’agenda politica o stare a guardare? Lega, Forza Italia e Salvino Caputo sarebbero stati pronti ad apparentarsi con Arcidiacono

Monreale, 5 maggio 2019 – Stappato lo spumante tra Gambino e Arcidiacono, ha preso forma una coalizione che ha tutti i numeri per presentarsi competitiva allo scontro finale del 12 maggio contro il sindaco uscente, Piero Capizzi.

La stretta di mano, immortalata venerdì mattina nei locali del Collegio di Maria, è giunta dopo una fase sofferta, a volte concitata, all’interno del gruppo di Gambino. Ha prevalso l’idea che per cambiare il paese, per incidere sulla sua crescita economica e sociale, per dettare l’agenda politica dei prossimi cinque anni (o almeno contribuire a farlo), bisogna giocare la partita e non stare a guardare. E che stare all’opposizione per cinque anni con soli due consiglieri difficilmente avrebbe portato risultati.

Una decisione difficile da prendere, e che non sarà indolore per il movimento, ma avrà, così come sta già avendo, delle ripercussioni al suo interno.

Tanti giovani, tanti cittadini che si erano avvicinati al progetto del Mosaico e lo avevano sostenuto il 28 aprile, nella convinzione che si potesse avviare a Monreale un percorso politico nuovo, diverso, non comprendono ancora il perché di questa convergenza con un’aggregazione di forze politiche “tradizionali”.

Il dibattito interno al Mosaico, che ha portato alla decisione finale dell’apparentamento, ha creato molte perplessità, lasciato ferite, anche rancori, soprattutto nell’area più purista del movimento, tanto da registrare defezioni da parte di chi non ha digerito il nuovo corso e ha così deciso di non offrire più il proprio contributo.

Sta adesso a Roberto Gambino sapere spiegare bene le motivazioni di questa scelta, che, va sottolineato, sebbene da lui approvata, è stata presa a maggioranza dal folto e variegato gruppo.

È lui il leader del Mosaico, la figura carismatica che è riuscita a compiere il miracolo di trascinare tante persone fuori dall’apatia e dalla disillusione provata per anni nei confronti della politica, a farle entusiasmare parlando di metodo innovativo, di partecipazione, di crescita e di costruzione di una comunità.

Di un metodo di lavoro, aveva più volte sottolineato, che sarebbe continuato al di là del risultato elettorale conseguito, attraverso l’associazionismo, la progettazione. E che invece potrebbe interrompersi proprio in seguito all’apparentamento sottoscritto.

A Gambino spetta quindi il compito di rianimare e riportare entusiasmo nel movimento, intorno ad un nuovo progetto di rinascita del comune, che dovrebbe sorgere dal programma condiviso con Arcidiacono. Un programma presentato come il vero presupposto di questa alleanza, ma che bisognerà dimostrare non essere un contenitore vuoto.

Ma Gambino, per spiegare le ragioni che lo hanno portato ad entrare in un governo a guida Arcidiacono, può certamente sfoderare un argomento forte. Quello di avere sottratto la città di Monreale a cinque anni di governo di centro destra. Quello della Lega, di Forza Italia, di Salvino Caputo, che, nell’eventualità di un passo indietro del Mosaico, avrebbero finito con buona probabilità per chiudere l’apparentamento con Arcidiacono. E forse già questo aspetto, per un movimento civico che, seppur trasversale, presenta una forte componente di sinistra, potrebbe convincere molti dissidenti a rivedere le proprie posizioni.

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