Monreale, 24 gennaio 2019 – Una famiglia in condizioni economiche difficili. Un padre che rompe il muro della riservatezza per gridare pubblicamente la sua sofferenza, la sua disperazione per non riuscire a garantire neanche il minimo necessario alla sua famiglia. Le cure mediche per la figlia e per la moglie gravemente malate, ma anche un pasto quotidiano. E per questo ha deciso di lanciare un appello alle istituzioni monrealesi e a chiunque, semplici (con)cittadini, associazioni, organizzazioni, siano disposte a venirgli incontro. In qualsiasi modo.
Pietro Cassarà ci vuole raccontare la sua condizione, la sua disperazione. La sua famiglia ha un bisogno disperato di aiuto. La moglie è affetta da una forma tumorale, la figlia tredicenne è stata costretta a lasciare la scuola per un male che la costringe a stare a letto. I medici non hanno dato con certezza una diagnosi, e hanno consigliato alla famiglia di sottoporre la ragazza ad una visita più approfondita presso centri specializzati del nord Italia. A Firenze o a Milano, ma Pietro non ha la possibilità di affrontare la spesa che il viaggio comporterebbe.
Nel 2005 è stato licenziato da una ditta presso la quale lavorava da tantissimi anni. «In quell’anno nasceva la nostra seconda figlia», racconta. «Fu un fulmine a ciel sereno. Da allora ho svolto lavoretti sporadici, tutto quello che mi capitava». Insufficienti però a garantire alla famiglia il minimo necessario. Adesso sopravvive con il REI (reddito di inclusione). Meno di 500 € mensili «di cui circa 200 vanno via per le medicine», racconta. È disperato, anche perché da anni è rimasto fuori dalle graduatorie per il servizio civico comunale. Quest’anno non è stato neanche inserito nei cantieri di lavoro che dovrebbero partire a breve: «Anche l’anno scorso non sono stato selezionato. Nonostante un valore ISEE nullo e le condizioni di salute della mia famiglia». Ha presentato al comune una lettera per riesaminare la sua domanda.
Non comprende come il comune di Monreale non sia in grado di fornirgli un aiuto. Con gli occhi bassi, racconta come a volte sia andato in escandescenze nei confronti di impiegati comunali: «È la disperazione che mi fa perdere il lume della ragione».
Chi lo conosce ogni tanto mette le mani in tasca per dargli una banconota. Pietro gode del sostegno dei parenti che gli hanno prestato un’abitazione. «Devo ringraziare anche i tanti sacerdoti della chiesa di Monreale. Più volte mi hanno dato una mano».
Una storia di sofferenza, di dolore, di disperazione, forse non isolata, accomunata a quella di tante altre famiglie che vivono, non solo a Monreale, una fase critica della loro vita, al limite della disperazione, e dinanzi alla quale è necessario che la comunità tutta, e non solo le istituzioni, si interroghino su come intervenire.
Fate sapere come e dove fare pervenire qualcosa in aiuto. Un indirizzo, un riferimento, un numero, aiutateci ad aiutare.
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