“Avevo una bambola oggi ho una bambina”: la storia di Beatrice

Era una bambina con problemi di interazione sociale. Oggi è sbocciata come un fiore

“Beatrice è sbocciata come un fiore. Si è aperta alle relazioni nel gruppo dei pari”. La mamma di Beatrice non ha dubbi sull’efficacia del trattamento indicato alla figlia dal dott. Giuseppe Rotolo, direttore del Dipartimento per l’Autismo e Patologie Correlate di Monreale.

L’imprinting positivo di Beatrice si inizia a notare anche a scuola. Era una bambina con problemi di interazione sociale, non aveva la capacità di aprirsi, ma avere delle figure adeguate all’interno della struttura scolastica e la nuova terapia le hanno permesso un miglioramento a livello cognitivo. In classe apprende meglio perché circondata dagli stessi compagni con cui ha intrapreso il percorso di cure. “In un solo anno – racconta la mamma – è cresciuta notevolmente, avevo una bambola, oggi ho una bambina. La chiave di volta è l’apertura – spiega – incrementare le relazioni sociali con gli altri bambini”.

Beatrice è una guerriera della luce, ha 7 anni e frequenta la scuola Margherita di Navarra nel plesso di Villaciambra. La svolta inizia lo scorso anno quando all’inaugurazione dell’anno scolastico fa visita Mons. Pennisi. Da quel momento le si apre una porta, quella della speranza. Grazie all’attenzione della preside Patrizia Roccamatisi all’autismo, nella scuola viene attivato un corso d’avanguardia secondo il modello americano rivolto agli insegnanti svolto dal dott. Rotolo. 

Marilina si mette in contatto con il centro presente nella Curia di Monreale, la bambina interrompe le cure a cui era sottoposta da anni per iniziare il trattamento innovativo “tra pari”, proposto dal Dott. Rotolo. Una riabilitazione che assume un nuovo volto, Beatrice diventa la pioniera del dipartimento monrealese, sperimenta la pienezza dell’inclusione. Una parola che “prima d’ora era rimasta sciorinata, vuota nel suo significato più profondo”, sottolinea la madre.

Presto un’altra bambina autistica di Corleone intraprenderà lo stesso percorso. 

“Non immaginiamoci una terapia triste – precisa la mamma- con i medici con il camice bianco così come si è abituati ad incontrare in altre strutture. In realtà è una terapia in chiave ludica e la bambina ha potuto assaporare la leggerezza del trattamento”.

Man mano che passano i mesi la riabilitazione prende forma e vigore, con risultati che non si erano visti in precedenza. Beatrice è una bambina molto seguita, ha la fortuna di essere figlia di un insegnante di sostegno, quindi le attenzioni non le mancano, ma nonostante le competenze sia professionali che mediche, la piccola non aveva avuto grossi miglioramenti. Qualcosa cambia, dopo aver iniziato il trattamento tra pari proposto dal centro monrealese. Dopo qualche seduta si sono iniziati a vedere i primi miglioramenti sul profilo relazionale, sociale, emozionale.

“Il metodo funziona ed è vincente, dimostrando che i veri insegnanti sono i bambini speciali”. Secondo la teoria del Dott. Rotolo si realizza inclusione solo se i bambini vengono radicati nel tessuto sociale in cui vivono. Quindi per fare terapia non fa spostare Beatrice dal posto in cui vive, ma gli incontri avvengono per un lungo periodo nella parrocchia di Villaciambra, sotto la supervisione sia di Rotolo che di Cinzia Marceca. In questo modo, andando in giro, la piccola può venire a contatto con gente che ha già visto e con la quale ha instaurato relazioni durante gli incontri.

Adesso una grande sfida attende Bea – come la chiama la mamma – deve essere abituata a situazioni socialmente più complesse. Gli incontri, inizialmente con cadenza bisettimanale, si ridurranno a uno e in un posto diverso, lontano da quella che rappresenta la sua rete sociale quotidiana. Avverranno nella parrocchia di Cinisi, messa a disposizione da Padre Antonio Chimenti, direttore spirituale del Dipartimento per l’autismo di Monreale. Così dal piccolo gruppo di compagni la bambina continuerà il suo percorso in un gruppo più strutturato, quello degli scout.

Il grigio dell’autismo viene combattuto da Beatrice con l’armonia che solo la pet therapy può dare. La bambina ha intrapreso l’equitazione ricreativa per bambini diversamente abili a Poggio San Francesco, un esperimento sensoriale a cui si presta bene. Un percorso associato al metodo interattivo emozionale. 

Ma dietro i risultati di Beatrice c’è anche la tenacia di Marilina che non si ferma e vuole dare una vita normale alla figlia. Un mese fa volano a New York per far visita al Centre for discovery, struttura oggi affiliata a Monreale, dove la bambina si recherà per sottoporsi a dei trattamenti di qualità due volte all’anno. LEGGI QUI

Nel frattempo nell’Arcidiocesi di Monreale verrà replicata la realtà di Parent to parent, sulle orme dell’Associazione americana si muoverà la mamma di Beatrice per donare sostegno e speranza a genitori e figli. 

*La pubblicazione delle immagini della bambina sono state autorizzate dai genitori

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