Avviso di garanzia per l’arcivescovo Francesco Micciché

Secondo il PM, da Arcivescovo di Trapani, Monsignor Micciché avrebbe distratto circa 544.000 euro dall’8 x mille destinato alle opere caritatevoli o alle esigenze di culto

Monreale, 17 luglio 2018 – Emesso un avviso di garanzia nei confronti dell’ex arcivescovo Francesco Micciché a conclusione delle indagini preliminari condotte dal Pubblico Ministero, la dott.ssa Sara Morri del Tribunale di Trapani.

Monsignor Micciché, originario di San Giuseppe Jato e residente a Monreale, è accusato di avere messo in atto un disegno criminoso con una serie di azioni realizzate in tempi diversi. Da Arcivescovo della Diocesi di Trapani, aveva la facoltà di operare su due conti correnti, aperti a febbraio 2007. Uno intestato alla “Interventi Caritativi Diocesi di Trapani”, l’altro intestato a “Esigenze di culto e pastorale della Diocesi di Trapani”. Su questi conti affluivano i fondi dell’8×1000. Si tratta della quota di imposta che lo Stato italiano distribuisce, in base alle scelte effettuate nella dichiarazioni dei redditi, fra lo stesso Stato e le confessioni religiose che hanno stipulato un’intesa. La legge prevede che le somme vengano impiegate per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.

Micciché invece, secondo l’accusa, si sarebbe appropriato di 544.439,00 euro per altri fini.

Il Pubblico Ministero contesta anche l’aggravante di avere cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità al Ministero dell’Economia e delle Finanze, alla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e alla Diocesi di Trapani.

Monsignor Micciché, vescovo di Trapani dal 2008, era stato sollevato dall’incarico nel 2012 da papa Benedetto XVI. Già a giugno 2011 il Vaticano aveva inviato una ispezione in seguito alle inchieste della Procura di Trapani in merito ad ammanchi amministrativi, alla gestione di due Fondazioni dipendenti dalla Curia e ai rapporti personali con due prelati fra i quali uno sospeso a divinis.

Monsignor Micciché è difeso dagli avvocati monrealesi Mario Caputo e Francesco Troia.

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