Operazione “Nuovo Papa”. La scalata di Sergio Damiani, in carcere designato capo della famiglia di Monreale (VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA)

La famiglia di Monreale tra le più importanti del mandamento di San Giuseppe Jato

Palermo, 11 giugno 2019 – “Nonostante la continua azione di contrasto operata dalle forze dell’ordine e dalla magistratura, Cosa Nostra rimane una realtà complessa e strutturata, capace di incidere sul tessuto sociale ed economico della provincia”. È l’amaro incipit del colonnello Antonio Di Stasio, Comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, che questa mattina ha preso parte alla conferenza stampa presso la Caserma “Carini” dei carabinieri sull’operazione “Nuovo Papa”.

Le attività investigative hanno individuato i vertici e il nuovo assetto della famiglia mafiosa di Monreale, all’interno del mandamento di San Giuseppe Jato. Una delle famiglie più importanti, per i rapporti più stretti tenuti, anche per motivi geografici, con le principali famiglie mafiose palermitane.

L’operazione “Nuovo Papa” scatta nel 2016 al termine della “Montereale 4.0”, con la quale erano stati disarticolati i vertici della famiglia monrealese. Dall’attività di indagine, e dalle numerose intercettazioni telefoniche, emergeva come il mandamento di San Giuseppe volesse garantire continuità all’interno della famiglia di Monreale, portandone al vertice Sergio, figlio di Salvatore Damiani e nipote di Settimo Damiani, precedenti capi della famiglia. Ma data l’impossibilità momentanea di assegnare l’incarico a Sergio perché in carcere, era stato nominato Salvatore Lupo quale reggente pro tempore. Sergio Damiani gli sarebbe succeduto appena uscito dal carcere.

A Damiani viene contestata l’associazione mafiosa con funzioni direttive. Nel 2014, in seguito alla sentenza di primo grado nell’operazione Nuovo Mandamento, era uscito dal carcere. Rimarrà fuori fino alla sentenza d’appello del novembre 2016, quando per lui si erano riaperti i cancelli del penitenziario. 

In un primo momento non sembrava interessato ad accettare l’incarico di capomafia. Salvatore Lupo aveva cercato inutilmente di convincerlo, gli riconosceva il carisma che lui non possedeva. Damiani accetterà quando la proposta gli arriverà direttamente da Antonino Alamia, che lo incontra sotto casa. Siamo tra fine 2015 e gennaio 2016.

Da allora il nuovo “Papa” mantiene una posizione defilata, e spinge gli altri sodali a mantenere questo comportamento.

Con Lupo si incontrava ad orari sempre diversi, spesso dinanzi ad un negozio di corso Calatafimi con la spesa in mano, in modo apparentemente casuale. Prima di discutere, Lupo veniva invitato a lasciarsi dietro tutti gli oggetti elettronici.

Dall’indagine emerge un capomafia interessato a mantenere l’attività estorsiva, ma anche alle problematiche del territorio. Emblematico è il caso di quando gli viene sottoposto il caso singolare di una serie di furti operati a Monreale da un soggetto non affiliato all’organizzazione. Ordina a Lupo di fare recapitare dei proiettili al ladro. Da allora i furti si ridurranno.

Dall’inchiesta emerge un quadro chiaro sui componenti della famiglia monrealese, dove avviene la nuova affiliazione di Antonino Sciortino, monrealese, su proposta di Salvatore Lupo e con l’avallo di Girolamo Spina e Antonino Alamia del mandamento di San Giuseppe Jato.

Spina, disoccupato, è una figura di vertice di San Giuseppe, a lui viene contestata la tentata estorsione aggravata con il metodo mafioso ai danni di imprenditori edili. Secondo gli investigatori è proprio lui il mandante. Viene tenuto al corrente dai suoi complici prima di commettere l’estorsione e successivamente sull’esito. Nelle intercettazioni si sentono i mafiosi complimentarsi sulla loro capacità dissuasiva, portata avanti con le giuste parole, senza l’utilizzo di metodi eccessivamente violenti. Alla tentata estorsione in pratica seguiva un briefing su come si fosse svolta.

Assume un ruolo di rilievo anche il parrucchiere di San Giuseppe Alamia, che dell’organizzazione era il tesoriere. Alamia gestiva una cassa dove confluiva regolarmente parte degli introiti riconducibili alle estorsioni.

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