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Estorsioni ad Altofonte. Quattro presunti affiliati a Cosa nostra rinviati a giudizio FOTO

 

Altofonte, 12 gennaio 2017 – Fu un imprenditore di Altofonte, stanco delle vessazioni che doveva subire ormai da 17 anni, a denunciare l’incubo delle richieste di pizzo. Così i carabinieri di Monreale, in seguito a indagini e perquisizioni, arrestarono in flagranza di reato 4 presunti affiliati a Cosa nostra. Il Gup Wilma Mazzara ha deciso il rinvio a giudizio Andrea Di Matteo, Salvatore Raccuglia, Salvatore La Barbera e Giuseppe Serbino. Di Matteo, che ha scelto il rito abbreviato, Raccuglia, La Barbera e Serbino, devono adesso difendersi dall’accusa di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso ai danni dell’imprenditore di Altofonte.

L’arresto, eseguito dai carabinieri di Monreale, avvenne nel maggio scorso nell’ambito dell’operazione antimafia 4.0 che disarticolò i vertici del mandamento mafioso di San Giuseppe Jato. In seguito alla denuncia dell’imprenditore i carabinieri, grazie anche all’utilizzo di intercettazioni video, riuscirono a documentare diversi episodi di estorsione a danno dell’imprenditore di Altofonte e la consegna di banconote all’emissario incaricato della riscossione. Il blitz dei carabinieri è scattato proprio in quell’occasione, arrestando La Barbera nella flagranza del reato di estorsione. Nelle sue tasche c’erano altre 1.500 euro, forse frutto di altre richieste di pizzo. In seguito alla perquisizione domiciliare fu anche trovata un’agenda in cui venivano appuntati alcuni dettagli relativi alle richieste di pizzo eseguite nella città del Parco.  

Le acquisizioni raccolte nel corso delle indagini e le dettagliate dichiarazioni dell’imprenditore estorto hanno consentito di documentare, oltre alla gestione nel tempo dell’attività di riscossione del “pizzo” da parte di Di Matteo, Serbino e La Barbera, il ruolo di reggente della famiglia mafiosa di Altofonte ricoperto da Salvatore Raccuglia.

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