San Martino delle Scale: no ai centri di accoglienza. Paura di rivolte e per la fuga dei residenti e dei turisti

Il "Comitato Villaggio Montano" contro le strutture che vorrebbero ospitare i rifugiati

Il “Comitato Villaggio Montano” contro le strutture che vorrebbero ospitare i rifugiati

Monreale, 25 giugno 2017 – Siamo per l’accoglienza degli immigrati, ma non a casa nostra. E’ questo in sintesi il messaggio che campeggia in una petizione, a firma “Comitato Villaggio Montano”, contro l’apertura di centri per l’accoglienza di rifugiati a San Martino delle Scale.

E’ bastata infatti l’intenzione di alcuni privati di attivare la convenzione con la Prefettura di Palermo per ospitare in una propria struttura dei rifugiati, che è scattata la mobilitazione popolare. Una raccolta di firme è stata organizzata da alcuni residenti della frazione montana di Monreale per essere inoltrata al sindaco, alla prefettura e alla ASP.

Nella petizione, condivisa e sottoscritta da decine e decine di residenti, si sottolineano i rischi corsi dalla frazione dinanzi all’avvio di “un’attività di ricezione di profughi e/o sfortunati immigrati in immobili ricadenti proprio nella località di San Martino delle Scale, sinora destinata, e naturalmente vocata, a centro turistico/residenziale”.

La frazione non godrebbe delle infrastrutture necessarie ad accogliere una popolazione di immigrati. Assenza di illuminazione, – si legge nella petizione – presenza di manti stradali sconnessi ricoperti di vegetazione, assenza delle idonee e necessarie vie di fuga in caso di emergenza, (quali incendi, peraltro numerosi nella zona, “possibili rivolte”).

Secondo il Comitato, l’apertura di tali centri andrebbe inoltre in contrasto con le ambizioni di sviluppo turistico che gli stessi sottoscrittori starebbero negli ultimi anni coltivando, mettendo in atto una serie di iniziative che hanno portato alla rinascita della frazione.

Nella lunga lettera inoltrata alle istituzioni, emerge il biasimo nei confronti di chi, avendo sentito il profumo di lauti guadagni, è pronto a mettere a disposizione le proprie strutture per ospitare i rifugiati, a spregio degli interessi degli altri residenti, indirettamente ma inevitabilmente coinvolti da tale scelta. “Tali attività in una Nazione e in una Regione economicamente depressa come la nostra, costituiscono fonti di lauti guadagni, determinando una spirale perversa che comporta per le Associazioni/Enti gestori dei Centri innegabili altissimi redditi, ma per l’economia circostante soltanto degrado economico e fuga, da parte di residenti e turisti, nel luogo dove si attivano strutture ricettive di tale tipo”.

Ancora dell’attivazione delle convenzioni non c’è niente di certo, anzi sembra che siano molto improbabili. Ma è bastato che a San Martino ne girasse la sola ipotesi per agitare gli animi, per sollevare e fare emergere paure. Quelle paure che spesso colgono chi è chiamato a confrontarsi con una situazione nuova, quale potrebbe essere quella dell’integrazione con i profughi. La paura dell’ignoto, di cosa potrebbe preservare una situazione prossima che non si sa come affrontare.

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