Monreale, il comune dovrà versare 40.000 € all’ex sindaco Di Matteo. A stabilirlo la Corte d’Appello di Palermo

L’ex sindaco aveva sostenuto che fosse illegittima la decurtazione subita di 82.000 €

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Monreale, 7 maggio 2017 – I primi 40.000 euro, intanto, vanno riconosciuti all’ex sindaco di Monreale Filippo Di Matteo. Per il resto si vedrà alla prossima udienza. E’ quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Palermo, prima sezione civile, in sede di esame dell’istanza di sospensione della esecutività della sentenza, presentata contestualmente all’impugnazione di quella che aveva visto il comune di Monreale soccombere nei confronti dell’ex sindaco Filippo Di Matteo. Il tribunale ha ritenuto che sussistono gravi e fondati motivi che consentono di sospendere l’efficacia esecutiva della precedente sentenza, ma limitatamente alla somma eccedente quella di euro 40.000.

Al centro della questione la controversia, di cui abbiamo ampiamente discusso in un precedente articolo, relativa agli emolumenti percepiti da Di Matteo durante il suo mandato da primo cittadino. Di Matteo, assistito dall’avv. Rosaria Messina, aveva contestato al Comune di Monreale di avere applicato in modo illegittimo alcune decurtazioni alla sua indennità di sindaco, per un totale di circa 82.000 €. 

La normativa nazionale applicata contemplava la possibilità di ridurre l’indennità del 30% al fine di ridurre i costi della politica, e colpiva i comuni che avevano violato il patto di stabilità. L’avv. Messina, con riferimento ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2013, aveva però sostenuto l’illegittimità dell’applicazione della norma nazionale nei confronti delle regioni a Statuto Speciale. 

Il Tribunale, con ordinanza del 3 novembre 2016, le aveva dato ragione su tutti i punti contestati.

Il Giudice Santo Sutera del Tribunale Ordinario di Palermo aveva quindi condannato il comune a versare la somma di € 81.873,69 nei confronti di Di Matteo, oltre al pagamento delle spese processuali, delle spese documentate, oltre al 15% per spese generali, IVA e CPA come per legge, per un importo di circa 12.000 €.

“La sentenza va sicuramente appellata – aveva dichiarato il sindaco Capizzi in seguito alla pronuncia dei giudici -. Una parte di quelle somme, quella relativa alla riduzione del 30%, è stata già impegnata all’interno del piano di riequilibrio pluriennale approvato dal consiglio comunale nel febbraio 2013, durante la stessa amministrazione Di Matteo”.

Il comune di Monreale, rappresentato dall’avv. Fabrizio Dioguardi, aveva quindi presentato ricorso, richiedendo la sospensione dell’esecutorietà della sentenza appellata.

I magistrati, riunitisi ad Aprile in Camera di Consiglio, Presidente il dott. Antonio Novara, hanno invece ritenuto che sussistono gravi e fondati motivi che consentono di sospendere l’efficacia esecutiva della precedente sentenza, ma limitatamente alla somma eccedente quella di euro 40.000,00. Questo importo, invece, dovrà intanto essere versato all’ex sindaco, in attesa della decisione del merito della causa, che è stata rinviata per la precisazione delle conclusioni alla prossima udienza del 29 maggio 2019.

Sono diversi gli amministratori, dell’attuale e della scorsa legislatura, a tenere gli occhi puntati sulla controversia, il cui esito potrebbe anche avere effetti per i loro portafogli. Le norme, e le relative decurtazioni, erano infatti state applicate anche agli assessori e ai consiglieri comunali della scorsa legislatura, così come vengono applicate tuttora nei confronti degli amministratori di questa.

Per lo stesso sindaco Capizzi, la decurtazione del 30% dell’indennità comporta una perdita mensile netta di circa 500 €. L’applicazione della sentenza accrescerebbe la sua indennità da € 1.560 mensili netti a circa € 2.100.

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