A Monreale 116 beni confiscati a Cosa Nostra. Lo Biondo: “Garantire una gestione trasparente”

Il caso della cantina Kaggio (territorio di Monreale): nel sito del Comune non esiste informazione a riguardo

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Gentile Direttore,

Ciò che da poco emerge, ad esempio la “vicenda Saguto”, sull’uso dei beni confiscati e la condizione di micro-criminalità territoriale, dovrebbero consigliare una riflessione, magari sulla percezione dei cittadini di fronte a tali situazioni generiche e specifiche.

E’ un atto dovuto, per il futuro innanzi a noi e per l’impegno recente e passato, soprattutto il sacrificio di uomini e donne valorose, grazie a cui beni sono stati sottratti alla mafia e resi improduttivi per la stessa.

Secondo l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, nel Comune di Monreale, infatti, gli immobili destinati-consegnati sono: 8 unità immobiliari per uso di abitazione e assimilabile; 3 altra unità immobiliari; 11 unità immobiliari a destinazione commerciale e industriale; 21 unità immobiliari per uso di abitazione e assimilabile; 73 terreni (link).

Sulla scorta di numeri significativi, la necessità di garantire una gestione trasparente e un controllo capillare, il 30 maggio 2000 è nato il Consorzio Sviluppo e Legalità di cui il Comune di Monreale è componente del CdA e pro-tempore è a capo della Presidenza dell’Assemblea (vedi link). Così nel 2000 è nata una struttura istituzionale, che centralizza(va) la gestione dei beni confiscati e allo stesso tempo consegna ai cittadini una certezza: la risposta organizzata delle istituzioni!

Un fatto di straordinaria importanza, di trasparenza e vigore istituzionale, che rende fiducia e coscienza alla collettività, sui risultati e il (ri)utilizzo produttivo dei beni. Chiaramente un’impostazione opposta rispetto alle vicende che sembrano comparire nella vicenda Saguto.

Ma quelli sono casi rispetto a cui anche la parte peggiore, eventualmente, può avere il lato positivo: la fine di quel percorso distorto, in favore di uno positivo e nuovo. E se è vero che la legalità è la risultante dell’azione morale, intellettuale, giornalistica, politica, professionale, deontologica, associazionistica, allora fermarsi e riflettere è un dovere: ciascuno può e deve fare qualcosa.

Per quanto concerne la nostra realtà, la riflessione: sino a che punto, ad esempio, si evince la necessità di strutturare e interconnettere le informazioni verso l’esterno?

beni confiscatiUna ricerca veloce già mostra la difficoltà ad accedere alle informazioni: un cittadino che entra nel sito istituzionale del Comune di Monreale, ad esempio, non trova dati sui beni confiscati, il link di collegamento al sito “Consorzio Sviluppo e Legalità”, nessun accenno alla presidenza dell’assemblea e all’operato. Ricorrere al “cerca” del sito istituzionale del Comune, infatti, inserendo la parola “Consorzio Sviluppo e Legalità”, genera la seguente risposta: “Unknown column ‘data’ in ‘field list’”, ovvero “colonna ‘dati’ sconosciuta in ‘lista campo’ apri link; e ancora, inserendo la parola “beni confiscati”, si ottiene “Unknown column ‘data’ in ‘field list’” e apri link

Il problema, invece, non si crea se si conosce già il sito del Consorzio Sviluppo e Legalità vedi link. Ma è chiaro che ciò non basta: non si evince l’interconnessione dei dati tra il sito del Consorzio e quello del Comune! E ulteriori gap, di fronte alle poche informazioni informatizzate (quando presenti e talora non aggiornate), si notano direttamente sul campo.

E’ il caso, ad esempio, della cantina Kaggio (territorio di Monreale): nel sito del Comune non esiste informazione a riguardo; nel sito del Consorzio, invece, l’informazione che la stessa “sarà destinata a centro aziendale e di sperimentazione al servizio delle attività consortili sui beni confiscati”; in loco, invece, la struttura è in evidente stato di abbandono, seppur con evidente il cartello: “Programma Operativo Sicurezza per lo Sviluppo. Obiettivo Convergenza 2007-2013. Fondi FESR. INVESTIAMO NEL VOSTRO FUTURO. COMPLESSO AZIENDALE KAGGIO. Confiscato ai sensi della LEGGE ROGNONI LA TORRE, A RIINA SALVATORE E BRUSCA BERNARDO. PATRIMONIO DEL CONSORZIO DI COMUNI SVILUPPO E LEGALITA’”.

E sulla vicenda della cantina Kaggio, significativo, per una ricostruzione tra il lontano passato e l’oggi, l’articolo del 19 ottobre 2004 (12 anni fa) di Alessandra Ziniti su la Repubblica “L’inespugnabile cantina dei boss da 15 anni senza padrone” (vedi link). Oggi, 27 anni dopo, se provassimo a immaginare, qual è la percezione di un cittadino che vorrebbe capirne qualcosa? Qual è la percezione di fronte al post confisca, anche per “la sola accessibilità delle informazioni?”

Un ragionamento su cui non hanno ragione le trite e ritrite difficoltà economiche degli enti, le stancanti beghe di partito e/o di coalizione. Perché è chiaro, le Istituzioni esistono a prescindere, e per essere efficaci, soprattutto in un campo così delicato, serve un cambio di logica che oggi invece non sembra avere logica.

Massimiliano Lo Biondo, Componente Assemblea Provinciale

 

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