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Villa Sofia e la Coop. Sintesi: la storia del processo e la sentenza finale

Monreale, 24 novembre 2016 – Con sentenza emessa questo pomeriggio il Tribunale di Palermo ha dichiarato di non doversi procedere “per ostacoli di precedente giudicato” nei confronti di Carlo Sitzia, Salvatore Requirez, Aurelia Di Benedetto e Sandro Russo, ed ha inoltre assolto Giuseppe Intravaia perché il fatto non sussiste. Il giudice, dopo quattro ore di camera di consiglio, ha così posto fine ad una lunga vicenda, cominciata il 6 giugno 2012, quando gli imputati Requirez, Sitzia, Di Benedetto e Russo erano stati chiamati in giudizio, in seguito ad una denuncia presentata da Antonino Frisina, sindacalista del comparto sanità della CGIL, che lamentava presunte irregolarità nella convenzione stipulata tra l’azienda ospedaliera Villa Sofia – CTO e la Cooperativa “Sintesi”.

15109450_10207735498001893_5466300798886995855_nRusso e Di Benedetto, oggi consiglieri comunali del Partito Democratico nel comune di Monreale, erano stati accusati dal Pubblico Ministero per avere somministrato fraudolentemente prestazioni lavorative all’azienda ospedaliera Villa Sofia CTO, mascherandole per rapporti di “tirocinio formativo”, in qualità di Presidenti del CDA della “Sintesi Cooperativa Sociale”, Russo fino al 20/03/2007 e Di Benedetto dal 20/03/2007. In pratica avrebbero fatto assumere persone utilizzando il meccanismo del tirocinio, eludendo i criteri di evidenza pubblica.

Entrando nello specifico, la Di Benedetto, sosteneva l’accusa, non avrebbe rispettato le norme in materia di diritto del lavoro. Non avrebbe versato in tutto o in parte i contributi e i premi obbligatori previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza, omettendo di presentare la denuncia obbligatoria (modello dm/10), dal mese di aprile 2007 sino ad aprile 2008.

Russo era stato invece chiamato a rispondere per avere somministrato lavoro all’Azienda Ospedaliera “Villa Sofia” – CTO”, con la finalità, sosteneva il PM, di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicato al somministratore. In pratica i tirocinanti, soci della Sintesi, avrebbero dovuto conseguire l’attestato di “qualificazione per i servizi di sanificazione ambientale e domestico alberghiero in ambito ospedaliero”, ed invece di fatto venivano utilizzati per sopperire alle carenze di personale nello specifico settore all’interno dell’ospedale Villa Sofia, che così si sottraeva all’obbligo di sostenere gli effettivi costi del personale (retribuito con modalità difformi dal CCNL) e di osservare le disposizioni in materia di assicurazioni sociali obbligatorie, omettendo di versare i relativi importi.

L’inchiesta aveva quindi coinvolto anche Sitzia e Requirez, rispettivamente direttore amministrativo e direttore sanitario di Villa Sofia, chiamati a rispondere dello stesso reato in quanto utilizzatori dell’attività lavorativa somministrata in frode di legge.

Il 30 settembre 2013 il giudice assolveva gli imputati, specificando come i reati fossero ormai prescritti, essendo decorsi più di cinque anni dalla data della delibera dell’Azienda ospedaliera, risalente al 2007, di accoglimento della richiesta di convenzione per il corso di tirocinio. Ciò nonostante, il giudice motivava l’assoluzione spiegando come le risultanze probatorie non consentivano di giungere ad una sentenza di condanna degli imputati. Non si poteva dimostrare infatti che i tirocini mascheravano veri e propri rapporti di somministrazione di manodopera retribuita.

Successivamente alla sentenza del 2013 i quattro imputati sono stati sottoposti nuovamente a processo, per gli stessi fatti, ma qualificati in materia diversa. L’imputazione, da violazione della normativa in materia di lavoro, era stata riqualificata in peculato. E nel nuovo procedimento era stato chiamato in giudizio anche Giuseppe Intravaia, in qualità di tutor della cooperativa, imputato per violenza privata.

Nel pomeriggio è arrivata per tutti gli imputati l’assoluzione piena.

Carlo Sitzia e Salvatore Requirez sono stati difesi dall’avv. Marcello Montalbano: “Abbiamo invocato una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, recepita dalla Corte Costituzionale, che riconosce il principio del “ne bis in idem”. Gli imputati non potevano essere nuovamente giudicati per i fatti per i quali erano stati già assolti dal Giudice Monocratico Erika Di Carlo nel 2013. Il Tribunale ci ha dato ragione”.

La difesa di Di Benedetto, Russo e Intravaia è stata condotta dall’avv. Piero Capizzi:

“La preclusione del precedente giudicato – spiega Capizzi – è stata considerata prioritaria rispetto al merito. Quindi per i quattro imputati già giudicati per gli stessi fatti, quantunque qualificati in altra maniera, i giudici hanno ritenuto di non dovere procedere”. Non si può entrare più nel merito.

Intravaia, che nel primo processo non c’era, è stato assolto perché il fatto non sussiste. “Questo dimostra che il peculato non c’è stato, diversamente avrebbero dovuto assolverlo o per non avere commesso il fatto, sul presupposto che il fatto c’era, o perché il fatto non costituisce reato, cioè non c’era l’intenzionalità a commettere il reato. Ritengo che sia stata fatta giustizia. Si è chiusa una vicenda particolarmente sofferta da parte degli imputati, nella consapevolezza di avere sempre operato nel rispetto delle regole della legge”.

Giunta la notizia dell’assoluzione arrivano, per i consiglieri, le congratulazioni dei compagni di partito.

Il capogruppo Ignazio Davì: “Personalmente e da capogruppo del Partito Democratico apprendo con  grande soddisfazione della piena assoluzione dei colleghi consiglieri Sandro Russo e Aurelia Di Benedetto. Assoluzione che fuga ogni nube e consente agli stessi di partecipare alla vita politica di questo comune con la stessa serenità e con lo stesso entusiasmo che Sandro e Aurelia hanno profuso da sempre”.

Antonio Rubino, responsabile regionale organizzazione del PD: “L’assoluzione dei consiglieri del PD Sandro Russo e Aurelia Di Benedetto è una bella notizia per il PD di Monreale che mostra ancora una volta la trasparenza della sua classe dirigente. Si tratta di una notizia che mi riempie di gioia per il rapporto personale oltre che politico che mi lega ad entrambi. Auguro a Sandro e Aurelia di proseguire nel migliore dei modi il loro lavoro, da oggi certamente più sereno”.

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