Monreale. L’ex sindaco Di Matteo vince una causa. Il comune dovrà rifondere 82.000 €

Dichiarate illegittime le decurtazioni all’indennità. 12.000 € le spese legali a carico del comune. Adesso anche consiglieri, assessori e l’attuale sindaco potrebbero avvalersi della sentenza

Monreale, 21 novembre 2016 – Con ordinanza del 3 novembre 2016, il Giudice Santo Sutera del Tribunale Ordinario di Palermo ha accolto in pieno le richieste avanzate dall’ex sindaco di Monreale, l’Avv. Filippo Di Matteo, nei confronti del Comune di Monreale. Al centro del procedimento una controversia relativa agli emolumenti percepiti da Di Matteo durante il suo mandato da primo cittadino. L’avv. Rosaria Messina, legale di Di Matteo, ha infatti contestato al Comune di Monreale l’avere applicato in modo illegittimo alcune decurtazioni all’indennità di sindaco, ammontanti a circa 82.000 €. Il Tribunale le ha dato ragione su tutti i punti contestati.

Nello specifico, a Di Matteo erano state applicate tre differenti detrazioni.

Una, del 10%, in virtù di una norma della legge finanziaria del 2005. Il Giudice ha accolto la contestazione dell’avv. Messina che sosteneva come la norma prevedesse infatti una riduzione dell’indennità limitata ad un periodo di tre anni dalla sua entrata in vigore, quindi fino al 2008, quando invece l’insediamento di Di Matteo era avvenuto nel 2009 per concludersi nel 2014. Per tale periodo il Tribunale ha riconosciuto la corresponsione della somma corrispondente a tale riduzione, pari ad € 392,14 mensili che, moltiplicata per i 60 mesi del mandato esercitato, è pari ad € 23.528,40.

La seconda detrazione, equivalente al 10%, era stata prevista durante la precedente amministrazione (Gullo) e applicata anche alla successiva. Anche su questo punto il Tribunale ha accolto le motivazioni dell’avv. Messina, che ha fatto riferimento ad un parere della Corte dei Conti del Piemonte del 2012, in base al quale “a partire dal 2008, essendo stata abolita la possibilità per gli enti di modificare autonomamente l’importo dell’indennità, le delibere contenenti eventuali riduzioni, superiori a quelle fissate dal Legislatore, vanno intese come rinunce volontarie ad una parte dell’indennità, che non hanno alcuna influenza sull’ammontare della stessa per gli esercizi successivi”. In pratica la riduzione volontaria disposta dall’amministrazione Gullo non poteva essere applicata nei confronti delle successive amministrazioni. Anche in questo caso il il Comune di Monreale, rappresentato dall’avv. Fabrizio Dioguardi, è stato condannato al pagamento della somma di € 21.175,80, pari alla riduzione mensile di € 352, 93 applicata per 60 mesi.

Infine è stata dichiarata illegittima anche la riduzione del 30% della indennità di carica, che faceva riferimento ad una norma nazionale che colpiva i comuni che avevano violato il patto di stabilità. L’avv. Messina, con riferimento ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2013, ha dimostrato l’illegittimità dell’applicazione della norma nei confronti delle regioni a Statuto Speciale.

Anche in questo caso il Comune di Monreale è stato condannato al pagamento della ulteriore somma di € 952,90 mensili per i 30 mesi in cui è stata applicata la riduzione del 30%, ammontante complessivamente ad € 28.587,00.

In conseguenza dell’aumento delle indennità effettive spettanti, è stata riconosciuta anche la differenza delle somme dovute a titolo di indennità fine rapporto e di indennità di carica per i mesi di novembre e dicembre 2012, per l’importo di € 8.582,49.

Oltre a dovere versare la somma di € 81.873,69 nei confronti di Di Matteo, il comune è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali, delle spese documentate, oltre al 15% per spese generali, IVA e CPA come per legge, per un importo di circa 12.000 €.

Il procedimento a cui ha fatto ricorso Di Matteo è un rito semplificato, ex art. 702 bis cpc, che prevede una istruttoria semplificata basata sulla sola produzione documentale. Il procedimento si conclude con una ordinanza immediatamente esecutiva.

 

La decisione del giudice potrebbe avere forti ripercussioni per le casse del comune. Non tanto per quanto dovuto a Di matteo, ma perché l’ordinanza costituisce un precedente importante. Tutti gli amministratori, della scorsa come di questa legislatura, a partire dal sindaco Capizzi per finire agli assessori ed ai consiglieri, potrebbero decidere di appellarsi all’ordinanza per richiedere la legittima indennità.

Intanto il comune potrebbe decidere di presentare ricorso contro la sentenza.

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