Palermo, 12 novembre – Loro preferiscono esprimere l’arte nelle piazze e nelle strade, proprio per questo sono conosciuti come gli artisti di strada. Chissà quante volte, in uno dei tanti pomeriggi in centro, hanno rapito per qualche momento la nostra attenzione intrattenendoci con uno spettacolo. Accompagnandoci, così, in un mondo tutto loro….fatto di gioco e di musica.
L’arte di strada è un valore sociale, educativo e culturale, e per questo va tutelata, incoraggiata, stimolata e sostenuta. Giocolieri, musicisti, clown, cantastorie, mangia fuoco e trampolieri domenica 13 novembre si uniranno in una parata, per celebrare il “funerale della libera espressione artistica nei luoghi pubblici”; dalla partenza – ai Quattro Canti alle ore 17 – è previsto un vero e proprio corteo funebre che sfilerà in processione su via Maqueda per concludersi al Teatro Massimo. Una manifestazione che terminerà con un gala finale, organizzata dal movimento Libera il Cappello che intende far approvare un regolamento sui buskers a Palermo. “L’artista di strada deve avere la possibilità di esibirsi – afferma Fabrizio Campo di Libera il Cappello – e deve essere messo nelle condizioni di farlo con la musica”.
La richiesta di un regolamento è un tentativo iniziato un anno fa, che sembrava essere tornato all’attenzione dell’Amministrazione ad ottobre, in occasione del festival di arti di strada internazionale Ballarò Buskers. Invece, tutto era circoscritto allo storico mercato Ballarò e solamente per i tre giorni previsti dall’evento. Infatti, mentre nell’antica piazza armoniosamente si esibivano gli artisti, con la partecipazione del sindaco Orlando e l’approvazione dell’assessorato alla Cultura, dall’altra parte del centro storico di Palermo altri venivano fermati perché lo spettacolo era illegale.
E dire che la prima legge che regolasse gli artisti di strada la troviamo nell’antica Roma nel 462 a.C: le “leggi delle dodici tavole”. L’unica forma di reato era quella di eseguire pubblicamente delle parodie o canti diffamatori nei confronti di qualcuno. Trascorrono i secoli, ci siamo evoluti, e a Palermo succede che si chiede ad un artista di strada di esibirsi in spettacoli senza un’amplificazione. Il bandolo della matassa è individuabile nell’ordinanza comunale, in cui i buskers vengono equiparati a commercianti ambulanti o ai locali della movida. Quindi è il momento – dicono gli organizzatori di Libera il Cappello – di riconoscerne il ruolo culturale, sociale ed economico ricoperto da chi attraverso queste attività valorizza l’espressione artistica.
