Monreale, 21 ottobre 2016 – E’ il grido di disperazione di un marito straziato, angosciato, quello che abbiamo voluto accogliere oggi tra queste colonne. Un marito afflitto, perché impotente dinanzi alla difficoltà di garantire alla propria moglie le cure necessarie per combattere una grave malattia. E. V., monrealese, di 53 anni, è affetta da tetraparesi spastica, una forma di paralisi cerebrale che colpisce entrambi gli arti, superiori e inferiori, e da idrocefalo triventricolare. Invalida al 100%, necessita di essere trasportata tre volte alla settimana presso un centro specialistico di riabilitazione a Baida.
E. V. dal 2001 ha cominciato a svolgere regolare terapia. Da quando, nel 2013, la famiglia da Palermo si è trasferita a Monreale, è stato il marito ad accompagnare la donna al centro. Nonostante abbia perso il lavoro nel 2007, grazie ai buoni benzina garantiti dal comune, G. P, queste le iniziali dell’uomo, è riuscito ad assolvere con regolarità a questo compito. Poi, da ottobre 2015, il comune di Monreale ha fornito il servizio di accompagnamento con personale proprio e con l’ausilio di un pulmino attrezzato per il trasporto dei disabili. Ad usufruire del servizio comunale è stata anche un’anziana signora monrealese, accompagnata in ospedale per sottoporsi alle sedute di chemioterapia, e altri due giovani, disabili. Il servizio risulta molto utile per le famiglie, funziona regolarmente fino a quando, il 16 giugno 2016, si interrompe bruscamente.
Il pulmino viene infatti sottoposto a sequestro giudiziario su istanza di una ditta creditrice nei confronti del comune di Monreale; per un mancato pagamento di 7 mila euro la ditta ha pignorato e sottoposto a fermo giudiziario il mezzo per il trasporto disabili, insieme ad altri beni mobili del Comune.
L’autista del pulmino dei disabili e l’accompagnatore vengono trasferiti ad altre mansioni. Da quel 16 giugno sono trascorsi 4 mesi. Del servizio si è persa traccia, sembra ormai appartenere ad un capitolo chiuso.
Intanto i disabili devono affrontare parecchie difficoltà per trovare altre soluzioni per raggiungere i centri per sottoporsi alle terapie. Alcuni hanno le risorse economiche e trovano parenti o amici disponibili ad accompagnarli, non è così per E. V.. Per la sua famiglia il 16 giugno segna l’inizio di un vero e proprio calvario. Il marito non ha ancora trovato un’occupazione e non può sostenere le spese di trasporto.
“Sono disoccupato, viviamo in un appartamento in affitto con due figli”, racconta. “Ad oggi, con grandi sacrifici, abbiamo cercato di non saltare la terapia, ma nonostante i nostri sforzi mia moglie in alcuni casi non ha potuto recarsi al centro riabilitativo, con conseguenze pregiudizievoli per il suo stato di salute”.
“Ho più volte chiesto spiegazioni al sindaco e all’assessore Giuseppe Cangemi (con delega ai servizi sociali, adesso sostituito dall’ass. Toti Zuccaro, ndr) sui tempi di ripristino del servizio, ma vengo rimandato di settimana in settimana”. Il signor P. ha anche chiesto di ricevere un buono benzina per affrontare le spese di viaggio, ma sembra che la procedura non sia percorribile.
Gli uffici della solidarietà sociale, che confermano la gravità dello stato di salute della signora e della sua necessità di ricorrere alla terapia, al momento hanno le mani legate. Senza il pulmino non possono fornire alcuna assistenza.
G. P. non si arrende, non accetta che un diritto basilare gli venga negato. “Non capisco come in un paese civile si possa impedire ad un malato di ricorrere alle terapie mediche”.