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Corleone

Corleone, la gestione dei rifiuti al centro dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose

Incarichi affidati sempre alle solite ditte. Criteri di selezione poco trasparenti. Gli ispettori del Ministero fanno il quadro della situazione

Pubblicato il 13 settembre 2016

Corleone, la gestione dei rifiuti al centro dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose

Corleone, 13 settembre 2016 – Sulla G.U.R.I. dell’8 settembre 2016 è stato pubblicato il decreto con annessa relazione relativa allo scioglimento per infiltrazione mafiose del consiglio comunale e della giunta del comune di Corleone.

Da una attenta lettura si riscontrano comportamenti ed anomalie che hanno indotto, prima il ministro degli Interni, On. Angelino Alfano e, successivamente, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a firmare il decreto di scioglimento.

Un capitolo della relazione è dedicato alla gestione dei rifiuti nel comune di Corleone, che ha avuto ripercussioni anche sul fallimento dell’Alto Belice ambiente Spa.

Per una maggiore comprensione divideremo la vicenda in vari quadri.

MANCATA APPROVAZIONE ARO COMUNE DI CORLEONE

Secondo la relazione ispettiva, il comune di Corleone, sfruttando le difficoltà incontrate dall’Alto Belice Ambiente Spa nel periodo precedente al fallimento, ha garantito a società private, collegate a consorterie mafiose, lo svolgimento del servizio di raccolta rifiuti ed ha deliberatamente ostacolato le procedure comunali relative alla creazione dell’ARO.

Già in aprile 2014 l’amministrazione di Corleone era in grado di approvare l’ARO redatto dall’Ufficio Tecnico Comunale, redatto dal responsabile (fino a maggio 2015) del settore, con una base d’asta di € 10.323.253,79 (iva inclusa) per 7 anni.

Il progetto ARO fu approvato in giunta e inviato alla 1a commissione consiliare, la quale propose di rimodularlo per abbassare i costi.

Il capo settore fece questa rimodulazione e abbassò i costi a € 8.833.605,15.

La nuova rimodulazione fu nuovamente approvata in giunta e trasmessa al consiglio comunale per l’approvazione definitiva il 30 aprile 2014.

In quella seduta però il sindaco ritirò il progetto, motivando tale scelta e facendo riferimento all’ordinanza di Crocetta emessa giorni prima (in realtà, si legge nel decreto, quell’ordinanza prorogava al 30 settembre la presentazione degli Aro, quindi dava maggiore tempo per presentarlo e non rappresentava alcun ostacolo all’approvazione dell’ARO, anzi).

Da quel momento in poi l’argomento ARO non fu più presentato al consiglio comunale.

La commissione arriva alla conclusione che la scelta dell’amministrazione di bloccare l’ARO possa essere dettata dalla volontà di proseguire negli affidamenti diretti, attraverso l’art. 191 del D. Lgs. N° 152/2006, visto che la relativa gara sarebbe stata affidata all’Urega e non gestita direttamente dal comune.

NOMINA NUOVO RESPONSABILE DEL SETTORE IGIENE AMBIENTALE

Nella relazione viene segnalata un’anomalia derivante dalla creazione di due nuove aree affidate a due nuovi capi settori, sottraendo le competenze ai due tecnici di ruolo. Il sindaco con disposizione del 27 aprile 2015 dava indicazioni per la creazione dei nuovi settori. A maggio 2015, espletata la parte burocratica, venivano create le nuove aree con relativi responsabili, una di queste area era il settore ambiente. L’iniziativa, come dichiarato alla commissione ispettiva da alcuni consiglieri comunali, è stata assunta direttamente dal sindaco senza consultare né la giunta né la maggioranza consiliare.

Da quella data il servizio igiene ambientale passò dal vecchio responsabile al nuovo senza alcuna motivazione oggettiva.

Le conclusioni della commissione furono che “appare verosimile immaginare che, non potendo revocare l’incarico al …omissis, dirigente di ruolo, il sindaco Savona abbia provveduto ad istituire un settore ad hoc cui assegnare la materia dei rifiuti.”

ART. 191 D.LGS 152/2006

Nella relazione viene evidenziato come attraverso l’art. 191 del D. Lgs n°152/2006 il sindaco ha affidato il servizio a due imprese vicine alle locali famiglie mafiose.

Prima del fallimento dell’Alto Belice Ambiente Spa, attraverso alcuni interventi sussidiari all’ATO PA2, affidando alle due ditte il nolo a caldo di mezzi da adibire alla raccolta e al conferimento in discarica, dopo il fallimento dell’Alto Belice Ambiente Spa, affidando, fino a fine settembre 2015, la gestione del servizio ad una delle due ditte con ordinanze sindacali ai sensi dell’art. 191 del D. Lgs n°152/2006.

L’affidamento diretto ad una delle due ditte citate, senza nessuna gara di evidenza pubblica, fu fatto richiedendo un preventivo a 6 ditte, da far pervenire entro 24 ore.

Ad onor del vero la stessa procedura è stata seguita dalla stragrande maggioranza dei comuni ex ATO PA2.

Le due ditte su menzionate si sono alternate nella gestione dei servizi di raccolta e conferimento in discarica. L’importo delle ordinanze nel periodo gennaio – giugno 2015 è di € 639.631,19.

Gli accertamenti svolti dalla commissione d’accesso hanno reso evidente che i noli contratti dall’amministrazione comunale celerebbero un vero e proprio affidamento di appalto del servizio.

Soltanto a maggio 2015 viene redatta una scrittura privata in cui non si parla più di nolo a caldo ma si regolamenta in maniera molto approssimativa un vero e proprio appalto di servizio con criteri di selezione poco chiari e trasparenti.

 

PROCEDURA NEGOZIATA

Dalla relazione si evince che proprio nel momento in cui la commissione ha concentrato i propri sforzi sul settore dei rifiuti è stato pubblicato sull’albo comunale un avviso di procedura negoziata per un affidamento di tre mesi a firma del nuovo responsabile.

La durata limitata del servizio e l’importo limitato a base d’asta hanno fatto sì che l’appalto fosse gestito direttamente dal comune e che alla gara partecipassero un numero limitato di ditte (n.b. tra cui la stessa ditta che gestiva il servizio in regime di 191), alcune delle quali collegate fra loro e con requisiti richiesti di carattere tecnico-organizzativo apparsi strumentali a ridurre il numero dei partecipanti.

L’appalto non fu affidato perché nessuna delle ditte partecipanti è risultata idonea, quindi il servizio fu affidato alla ditta (anche essa invitata e carente di requisiti) che in quel periodo gestiva il servizio attraverso l’art. 191 del D.lgs. n° 152/2006.

BELICE IMPIANTI

Dopo il fallimento dell’Alto Belice Ambiente Spa, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali ed il servizio stesso, veniva creata una nuova società di scopo all’interno della SRR Palermo Provincia Ovest (Belice Impianti) anch’essa a totale capitale pubblico, cui aderivano la maggioranza dei comuni ex ATO PA2.

Anche questa non è stata, però, in grado di gestire il servizio ed è qui che le sorti del comune di Corleone hanno influenzato anche gli altri comuni.

Infatti la Belice Impianti, malgrado una spesa di € 58.263,72 per la sistemazione della flotta aziendale ex ATO PA2 e di € 15.698,00 per le visite mediche degli ex dipendenti ATO PA2 (somme pagate dalla curatela fallimentare) non prese mai il posto dell’Alto Belice Ambiente Spa perché, come dichiarato dall’Amministratore Unico, ing. Francesco Morga, diversi comuni, fra cui i comuni di Belmonte Mezzagno, Corleone, Camporeale, Contessa Entellina, Chiusa Sclafani, Giuliana, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello e Santa Cristina Gela, non predisposero gli atti di loro competenza, in particolare non impegnarono le somme necessarie per il pagamento del servizio né autorizzarono le spese di start up necessarie per l’avvio della società (questo secondo la nota dell’ing. Morga, da altre fonti sembrerebbe che alla fine i comuni che non avrebbero espletato gli atti siano  quelli di Belmonte Mezzagno, Camporeale e Corleone).

In seguito a questi avvenimenti l’Amministratore Unico della Belice Impianti si dimise, i sindaci decisero di non rinnovare più il fitto del ramo d’azienda dell’Alto Belice Ambiente Spa, sancendo di fatto il definitivo licenziamento degli ex dipendenti dell’Alto Belice Ambiente Spa, avvenuto il 1 ottobre 2015, dopo più di 10 mesi di sospensione non retribuita e malgrado l’accettazione dei due accordi sottoscritti tra sindacati e sindaci.

Dopo il mancato avvio delle attività della Belice Impianti, tutti gli ex comuni ATO PA2 continuarono ad affidare i servizi a ditte esterne ricorrendo sempre all’art. 191 del D.lgs. 152/2006.

Il comune di Corleone, come evidenziato dalla relazione, senza alcun atto formale, riaffidò il servizio ad una delle due ditte che si erano fin qui alternate nella gestione con l’art. 191 del D.lgs. 152/2006.

Le stesse ditte che in un capitolo successivo della relazione sono state attenzionate dalla commissione e cancellate dalla white list dalla Prefettura di Palermo.

Le stesse ditte che durante il periodo di crisi dell’Alto Belice Ambiente e dopo il suo fallimento prestarono servizio in diversi comuni ex ATO PA2.

Una di queste, come dimostra una breve ricerca tra gli atti del comune di Monreale, ha operato in passato anche all’interno del territorio monrealese eseguendo diversi lavori di bonifica tra cui quelle dei siti posti sotto sequestro della galleria Cirba o di Piazzale Tricoli lungo la Circonvallazione di Monreale. Alla stessa società, inoltre, era stato affidato il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti (e anche vari noli a caldo e a freddo di mezzi) durante le varie emergenze rifiuti scoppiate in seguito al fallimento dell’Alto Belice Ambiente ma anche nei periodi precedenti allo stesso fallimento.

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michele

Finalmente la magistratura ora farà il suo corso. Giustizia per i cittadini e lavoratori .

13 settembre 2016 | 15:47 | Rispondi

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