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Chiesa

A pranzo con Papa Francesco, l’intervista a Don Innocenzo Bellante

Non è interessante sapere come questo sia avvenuto, piuttosto comunicare perché il Papa l’abbia voluto.

Pubblicato il 23 maggio 2016

A pranzo con Papa Francesco, l’intervista a Don Innocenzo Bellante

L’intervista

Monreale, 23 maggio – Non capita tutti i giorni ricevere l’invito a pranzo con il Papa. Eppure. in sei sacerdoti ci siamo trovati a parlare a tavola per più di tre ore con il Papa: Mons. Gaglio, Mons. Cannella, P. D’Aleo, P. Campisi, il sottoscritto e P. Elisèe. Non è interessante sapere come questo sia avvenuto, piuttosto comunicare perché il Papa l’abbia voluto. È un uomo di Dio molto attento alla vita delle periferie, alla vita dei sacerdoti anziani, alle difficoltà della vita ministeriale, alle incrostature della vita di relazione pastorale. Papa Bergoglio si è soffermato sulle difficoltà riscontrate all’interno della Chiesa nel trasmettere il messaggio evangelico, e ci ha manifestato la sua preoccupazione riguardo al rischio che anche la Chiesa come tutte le istituzioni possano divenire terreno fertile per interessi personali, potere, carriera, privilegi’.

D: Non sembra però che il Papa abbia messo da parte quei vescovi che tradiscono il proprio mandato.

Intanto non dimentichiamo, e Francesco lo ricorda con forza, che tanti vescovi e pastori danno la vita in molte parti del mondo: basta pensare ai martiri moderni della Siria, dell’Africa, del Pakistan. Non c’è dubbio, tuttavia, che c’è un rischio concreto di ‘mondanizzazione’ della stessa Chiesa. Il Papa invita tutti ad una verifica delle scelte storicamente operate. Propone soluzioni man mano che si presentano le circostanze e le difficoltà. ln una logica ecclesiale deve prevalere il principio di carità, e l’invito a rivedere certi stili di vita non facilmente identificabili come cristiani. L’orizzonte della Misericordia che sta segnando, il suo Pontificato include un’attenzione più critica, anche negli uomini di Chiesa, a tutto ciò che sa di casta, di indifferenza, di lontananza dall’uomo di oggi con i suoi problemi. Chi lo accusa di “buonismo”, non si accorge che il Papa è misericordioso ma molto determinato: ricordiamo che ha portato in carcere un vescovo pedofilo.

D: Perché Papa Francesco sente la necessità di ascoltare un sacerdote?

Nell’istituzione, soprattutto ecclesiale, spesso la comunicazione rischia di diventare piramidale, e proprio questa modalità produce meccanismi di povertà culturale, di esclusione, di selettività, di competizione. L’istituzione genera sé stessa e capisce soltanto sé stessa: diventa, come si usa dire, autoreferenziale. Certo, le istituzioni nascono per salvaguardare la vita comune principalmente e garantire l’ordinamento, ma quando diventano estremamente rigide, burocratiche, apparati di potere, le persone ‘servono’ soltanto come cinghie di trasmissione passiva. Così, la ‘cosa pubblica’ non appartiene più alla base, non viene più sentita come propria dai singoli. La disaffezione è un fenomeno che si va diffondendo e riguarda tutti gli ambiti del vivere associato.

Credo che il Papa voglia incoraggiare le periferie a farsi sentire perché sa che ci sono risorse non raccontate dagli uomini delle istituzioni e non rappresentate da esse. Papa Francesco è molto attento alle tante sofferenze e soprattutto al clima di indifferenza che sta investendo tutto il mondo, ma soprattutto la stanca civiltà occidentale. Si sta impegnando nell’ascolto dei “miseri” di ogni genere e credo che con le sue scelte voglia trasmettere il dovere e la gioia di essere presenti accanto a chi soffre: “miseri cor dare’: dare il cuore ai poveri. Era del resto lo stile di Gesù che era “venuto per i peccatori e gli esclusi”. Tenta di coinvolgere tutti e, come Papa, soprattutto i sacerdoti che lavorano in prima linea, nelle Parrocchie, in quegli ambiti che lui chiama ospedali da campo perché si recuperi la dignità dell’essere umano. Un’operazione rivoluzionaria che in un certo senso originale, infatti, le rivoluzioni partono dal basso. La sua, invece, riceve impulso dall’alto. ln questo momento si avverte una straordinaria saldatura tra il vertice massimo e il popolo, e talvolta si registrano voci di non velata critica nella fascia intermedia. Il Papa, qualcuno ha scritto, si trova isolato, ma con l’abbraccio e il plauso della gente. I critici addebitano questo feeling popolare e mondiale al ‘buonismo’ del Papa, ma non si accorgono che questo Pontefice, più degli altri, ha saputo dare voce all’uomo perché la vera ‘gloria di Dio è I ‘uomo vivente” come scrisse S. lreneo. Certamente non mancano le scimmiottature populistiche dei gesti geniali di Francesco, ma queste sono patetiche e ridicole perché gettano solo fumo negli occhi.

D: Cos’altro lo contraddistingue?

Questo Papa in maniera netta attacca le ipocrisie di chi costruisce le armi e poi fa la carità con il profitto delle vendite delle stesse armi. Sta richiamando tutti perché singoli e comunità maturino una coscienza responsabile e lo fa con stile e semplicità in tutte le sedi, compresi i Parlamenti. La gente rimane suggestionata, apprezza il gesto, si pone domande, ma tra il gesto propositivo del Papa e il cambiamento di mentalità c’è ancora una distanza enorme. I modelli di comportamento prima di affermarsi hanno bisogno di un lungo periodo di tempo e di interiorizzazione. C’è anche da considerare una variabile diffusa e composita, fatta di paura e individualismo. L’interesse, il particulare, è una forma di difesa contro tutto e tutti e la solidarietà è considerata una ingenuità. Da quando sono caduti i muri e non ci sono contrapposizioni ideologico-politiche, sono emerse tutte queste forme di paure e si vorrebbero riesumare contrapposizioni di carattere religioso. L’uomo, a volte, per definirsi, ha bisogno di avere nemici. È come essere in mare aperto e non sapere dov’è la strada. Chi non è stato educato ad avere una coscienza responsabile ha bisogno di avere regole certe e confezionate che garantiscano la tranquillità minacciata.

D: Un Papa Bergoglio è più scomodo per un laico o per chi si professa credente?

Per tutti e due. C’è un peccato storico, ancora da scontare. Il laico spesso si è definito in contrapposizione al cristiano, il cristiano si è definito in contrapposizione al laico e un po’ meno sul Vangelo. Questo Papa sta abbattendo tutti gli steccati. Va ad incontrare i Valdesi, i fratelli ortodossi, corre ad incontrare Fidel Castro. Prima di essere ‘diversi’ siamo uomini e fratelli.

D: Lo faceva anche Papa Wojtyla.

La novità è che Francesco non è il Papa di Roma che parla agli altri, ma uno tra tanti che parla ad un fratello, e questo assume una forza dirompente, straordinaria. Non è un Papa che ha qualcosa da imporre, ma è un Papa che ha qualcuno da incontrare, e si pone sullo stesso piano della ricerca. Mi viene in mente uno degli ultimi libri di Martini che parlava della ‘saggezza’ che si raggiunge quando l’uomo diventa ‘mendicante’. Forse non viviamo per dare agli altri ma per accogliere quello che ogni uomo porta nel profondo del cuore e che è paura, rabbia, desiderio di amore, voglia di vivere….

D: Il Papa è stato eletto da quella classe cardinalizia che lui oggi vuole riformare.

Credo che se ci fosse oggi un Conclave i Cardinali sceglierebbero ancora Bergoglio: credo cioè che la maggioranza dei cardinali abbia capito che la Chiesa in questo momento storico non può fare se non scelte come quelle di Bergoglio. Non si tratta delle modalità esteriori e accattivanti ma di indirizzi sostanziali. Quelli della mia generazione hanno apprezzato negli anni del Concilio una figura come quella di Martini, in parte fotocopia di quella di Papa Bergoglio. Ricordo che il Vescovo di Milano aveva riproposto il ritorno al Vangelo e di ‘ripartire da Dio’: in questa luce chiedeva alla sua Chiesa di interrogarsi sui fallimenti dei matrimoni, sulla problematica inerente alla omosessualità… Martini ha incontrato ostacoli e ncomprensioni all’interno della Chiesa stessa: era amatissimo ma era anche emarginato, proprio perché proponeva la necessità di interrogarsi sulla evangelicità di alcune risposte. E soprattutto, Martini aveva contribuito ad allargare il dialogo con i non credenti, proprio per recuperare quei valori umani che appartengono tanto al cristiano che al non-cristiano. Aveva aperto nuove strade di dialogo che oggi sono irrinunciabili. Non si può tornare indietro. La ricchezza originaria del Cristianesimo sta nel fatto che Dio diventa uomo, cioè parla da uomo, ma anche nella possibilità per l’uomo di parlare la lingua di Dio, che è relazione e amore.

D: La Chiesa italiana è pronta ad accogliere i cambiamenti proposti da papa Bergoglio?

Penso che ancora ci sia molto cammino da fare. Vedo, purtroppo, che le chiese fanno fatica ad organizzarsi come centri di formazione e spesso privilegiano le forme facili di devozione. La Chiesa dovrebbe essere un luogo di formazione critica, e deve favorire l’incontro con il Sacro che ‘pone la sua tenda’ nell’uomo.

All’interno della vostra parrocchia come vi confrontate con il messaggio di Bergoglio, ad es. quello relativo all’accoglienza?

Sono qui da poco tempo, da ottobre. A Monreale non c’è molta presenza di extracomunitari. Mi sono reso conto che qui, come altrove, ci sono molte forme di vecchie e nuove povertà, e non solo economica. Ho iniziato una visita ai residenti delle case popolari. Vorrei evitare una carità assistenzialistica perché scatena meccanismi deleteri. Ci sono quelli che pretendono e quelli che approfittano, e ci sono quelli che avrebbero bisogno ma dignitosamente rimangono in silenzio. Chi fa parte di un cammino di fede consapevole deve essere attento ai veri poveri. Così spero che ognuno si prenderà cura settimanalmente di una famiglia. Saremo noi a recarci presso una famiglia senza che sia questa a venire a chiedere. L’operatore cristiano deve essere il mediatore tra le potenzialità della parrocchia e i bisogni della gente. Certamente accanto a queste povertà ‘materiali” esistono altre ‘povertà’ spirituali dalle solitudini alla perdita di speranza.

D: Lei, al suo insediamento, non ha trovato in parrocchia una confraternita devota a S. Teresa. Pensa di istituirla?

No, non credo sia necessaria. Proprio la spiritualità teresiana invita a lavorare perché in parrocchia si attivino momenti e occasione di formazione e di preghiera. L’azione non può fare a meno della contemplazione. Ad ottobre avvieremo una scuola di Cristianesimo, rivolta a tutti. Da ottobre a dicembre, una volta al mese, raccoglieremo testimonianze significative e concrete sulla Misericordia nel mondo di oggi.

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