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Monreale. La Corte dei Conti: scostamenti rilevanti della gestione rispetto alle previsioni del piano di riequilibrio finanziario

Monreale, 4 maggio – Il Collegio della Corte dei Conti, Sezione di controllo per la Regione Siciliana, Presidente Maurizio Graffeo, nella camera di consiglio del 24 marzo 2016 ha relazionato sullo stato di attuazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale del Comune di Monreale.

Il piano di riequilibrio, ricordiamo, è stato adottato dal comune di Monreale con deliberazione consiliare del 22 febbraio 2013, successivamente rimodulato, l’8 aprile 2013.

Già il 2 febbraio 2016 prima e il 29 febbraio 2016 dopo, il comune, su apposita richiesta, aveva fornito alcuni chiarimenti. Con la relazione del 14 marzo, il magistrato istruttore aveva trasmesso le proprie osservazioni al Presidente della Sezione per i provvedimenti conseguenti, a seguito degli scostamenti riscontrati nella relazione presentata dal collegio dei revisori. Infine la sezione aveva udito il sindaco Capizzi ed il Segretario generale, dott.ssa Domenica Ficano.

Il Collegio, pur giudicando congruo il piano ai fini del riequilibrio, ha posto l’accento su alcuni aspetti problematici, in grado di compromettere il ripristino degli equilibri. Queste le voci sotto osservazione:

– Passività residue, in termini di cassa, afferenti al 2013 – 2014 per euro 2.093.701,33 non ancora estinte. Risultano disattese le prescrizioni della Sezione che ne aveva sollecitato l’immediata estinzione. Le principali poste debitorie rimangono nei confronti di:

Autolinee Giordano, per €542.656,00

Regione Sicilia per €247.864,73 (in attesa di parere Avvocatura)

espropriazione ditta f.lli Mandalà: €253.561,83

Crediti minori: €251.409,85

Secondo i magistrati, la presenza di importi residui così elevati denota una spiccata tendenza, da parte dell’ente, ad avviare nuove transazioni rispetto ad obbligazioni di cui era stata già da tempo programmata l’estinzione. Questo costituisce un evidente profilo di disallineamento rispetto alle previsioni del piano.

Inoltre vi sarebbero ancora:

– ulteriori debiti fuori bilancio ancora da riconoscere e non inseriti nel piano di riequilibrio per euro 28.315,89

– accantonamento per la copertura di debiti potenziali per euro 11.400.000, la cui successiva evoluzione ha reso lo stanziamento obbligatorio e non più semplicemente prudenziale

– sentenze definite alla data del 7 aprile 2015 per euro 1.532.454,50

– passività potenziali nei confronti di Alto Belice Ambiente spa per euro 4.734.662,05

– conciliazione stragiudiziale con AMIA spa, per euro 3.000.000 da liquidare in tre tranches

– posizione debitoria nei confronti dell’acquedotto consortile Biviere (debito di cassa) per euro 382.307,00

Alla scadenza del primo semestre 2015, il comune ha inviato una relazione sullo stato di attuazione del piano di riequilibrio, nella quale si evidenzia l’emersione di un disavanzo tecnico di euro 9.766.488,96, che l’amministrazione prevede di coprire in un arco trentennale.

Secondo i magistrati della Corte dei Conti, “succinti elementi conoscitivi” vengono forniti con riferimento ai debiti fuori bilancio, all’andamento delle entrate, con particolare riferimento all’IMU, alle spese – con particolare riferimento a quelle per organi politici e per il personale – e al servizio di igiene ambientale.

Inoltre, “la prospettazione dell’ente, tutt’altro che chiara ed organica, non ha consentito in sede istruttoria un efficace raffronto tra le misure programmate e quelle attuate, rendendo particolarmente difficoltose le valutazioni sul processo di risanamento intrapreso e sul superamento dei profili problematici indicati nella deliberazione di approvazione del piano”.

Secondo il Collegio, il punto di partenza è costituito dall’evoluzione dell’esposizione debitoria rispetto agli obiettivi prefissati di rientro. Rientro che non risulta quantificato in modo certo e definitivo, essendo oggetto di continue ridefinizioni, a seguito di non meglio definite “ipotesi transattive in corso”.

La sezione richiama l’ente ad attuare il piano di riequilibrio in maniera lineare, attraverso un percorso che preveda programmazione delle passività da estinguere, stanziamento delle risorse nei bilanci di previsione, riconoscimento dei debiti fuori bilancio programmati dal consiglio comunale, impegno di spesa, pagamento, relazione periodica da parte del collegio dei revisori.

Sul fronte delle passività, una grave perplessità discende dal loro abbattimento, per un importo di oltre €690.000, giustificato dall’ente in virtù di due provvedimenti, la sospensione di una sentenza sfavorevole all’ente ed una sentenza favorevole di cui non è stata confermata l’inoppugnabilità. Provvedimenti non definitivi e quindi non idonei ad invocare sopravvenienze favorevoli ai fini dell’abbattimento del passivo.

Sul fronte delle entrate, arriva l’altra nota della Corte dei Conti. Tra le principali leve ai fini del risanamento, l’ente aveva individuato il maggior gettito IMU, scaturente da un incremento delle aliquote, per un importo di circa €3.000.000 annui per ciascuna delle dieci mensilità. Ma la percentuale di riscossione di competenza dell’IMU – si legge sulla relazione dei magistrati – non è pari al 78%, come comunicato dall’ente in via istruttoria, ma al 54,2% nel 2014 e al 48,7% nel 2015. Nel 2014 e 2015, a fronte di accertamenti per 9 milioni di euro, risultano riscossi in conto competenza, rispettivamente, 4,8 e 4,3 milioni di euro.

Anche la TARI presenta percentuali di riscossione molto basse, che si attestano su un preoccupante 31%.

La sezione ha quindi espresso preoccupazione per la presenza di percentuali così basse, inidonee a sostenere un’efficace azione di risanamento.

I magistrati contabili sottolineano come negli anni 2014 e 2015 ci sia stata una riduzione delle entrate, neutralizzata però da economie di spesa ben superiori, che hanno generato anzi un avanzo economico che consentirebbe di raggiungere l’equilibrio complessivo (parte corrente + conto capitale). Tali circostanze però non inducono a nutrire ottimismo, ove si consideri l’accertata sovrastima delle entrate, ma soprattutto l’assoluta mancanza di motivazioni in ordine a scostamenti così rilevanti sul versante della spesa. Il timore è che possano insorgere nuovi debiti fuori bilancio in grado di ripercuotersi negativamente sui futuri equilibri, compromettendo l’azione di risanamento. In merito, il Segretario generale del comune, aveva riferito che la spesa è limitata ai soli servizi essenziali e di non essere a conoscenza dell’insorgere di nuove masse debitorie non previste nel piano. Una circostanza che verrà verificata nei successivi cicli di monitoraggio.

A conclusione, la Sezione, all’esito della verifica della prima relazione semestrale, accerta la presenza di rilevanti scostamenti della gestione rispetto alle previsioni del piano con riferimento ad entrate, spese e debiti da ripianare. E si riserva più approfondite verifiche nel secondo ciclo di controllo che con riferimento ai dati 2015, avrà ad oggetto dati ufficiali e non di pre – consuntivo.

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