Monreale, 29 Marzo 2016. Una organizzazione criminale operativa già dal 2010. Questa l’ipotesi al centro dell’impianto accusatorio formulato dal Sostituto Procuratore Enrico Bologna che vede coinvolti 46 dei 277 dipendenti dell’Alto Belice Ambiente SPA, la società incaricata di svolgere il servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti all’interno dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) PA2 costituito da 17 comuni della provincia di Palermo, con sede a Monreale. Ed è proprio buona parte del personale operativo operante nel comune normanno, e solo in quello, ad essere coinvolto nell’indagine della Procura di Palermo, che delinea la struttura ed il funzionamento di una efficiente azienda del crimine.
Al vertice dell’organizzazione Giuseppe Pupella, caposquadra degli autisti degli autocompattatori e degli addetti allo spazzamento. Il Pupella, collaborato dalla compagna Eleonora Alfano, responsabile del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, aveva tracciato un organigramma ben preciso, individuando il ruolo specifico assunto dai singoli sodali. C’era chi era dedito al furto di carburante dai serbatoi dei mezzi, chi aveva il compito di compilare le cedole di rifornimento false presso il distributore di carburante, chi doveva attivarsi per eludere eventuali investigazioni nei confronti dei compagni, chi aveva l’incombenza di reclutare altri colleghi, chi, infine, aveva l’incarico di smaltire in modo illecito i rifiuti pericolosi per conto dei privati corruttori. Anche gli autisti e gli operatori ecologici più restii ad entrare nel sistema sarebbero stati adeguatamente “invitati”. Dalle indagini emerge che alcuni colleghi degli indagati non avrebbero accettato di entrare a far parte dell’organizzazione, e per questo avrebbero subito intimidazioni e minacce. Secondo gli inquirenti, i casi delle automobili bruciate a due dipendenti e delle gomme tagliate all’auto di un terzo andrebbero letti in tal senso. La filosofia “aziendale” si basava sulla necessità della compartecipazione di tutti all’attività illecita, per vincolarsi l’un l’altro ed evitare fughe di notizie.
Ma forti sospetti su comportamenti illeciti, tra i vertici dell’azienda, ci sarebbero comunque stati, tanto da spingere il commissario straordinario Roberto Terzo e la dott.ssa Antonina Romano, coordinatrice operativa dell’ATO, ad avviare una indagine interna per verificare i reali consumi di carburante degli autocompattatori e le reali presenze dei dipendenti. L’Alfano avrebbe sistematicamente omesso di comunicare ai suoi dirigenti gli ammanchi di carburante verificatisi, fornendo deliberatamente mendaci informazioni in seguito alle missive di sollecito indirizzatele dai suoi superiori. L’Alfano avrebbe inoltre omesso di comunicare ai suoi superiori le ripetute condotte assenteistiche dei colleghi, con i quali, per eludere eventuali controlli disposti dai superiori, avrebbe messo su un sistema di reciproci avvertimenti al fine di attestare falsamente nei fogli firma le presenze giornaliere.
L’indagine della magistratura trae spunto anche dalle innumerevoli segnalazioni ed esposti presentati dal Comune di Monreale per le tante inadempienze riscontrate sull’espletamento dei servizi di spazzamento delle strade e di raccolta dei rifiuti solidi urbani dagli appositi cassonetti.
L’arco temporale è quello della scorsa legislatura, periodo in cui la città di Monreale viene investita dall’emergenza rifiuti.
L’allora Sindaco, l’avv. Filippo Di Matteo, sin dal 2011 presenta presso la Stazione dei Carabinieri di Monreale decine e decine di esposti, lamentando lo stato di emergenza igienico sanitaria e gli ostacoli al normale transito veicolare dovuti alla diffusa presenza di enormi cumuli di rifiuti nel territorio comunale.
Tramite fonti confidenziali, il Comando veniva a conoscenza che alcuni dipendenti dell’ATO PA2 abitualmente svolgevano il servizio a loro demandato in maniera difforme a quanto prescritto. Alcuni dipendenti eseguivano le loro mansioni per poche ore o in alcuni casi non si presentavano neppure sul posto di lavoro, essendo tuttavia iscritti nel registro delle presenze, senza che nei loro confronti venissero adottati provvedimenti disciplinari o annotate motivazioni tali da giustificare la riduzione dell’orario di lavoro o la mancata presentazione.
Dalle indagini emergerebbe che questi espedienti erano entrati nella routine quotidiana dei dipendenti. In particolare, nell’isola ecologica dell’autoparco dell’ATO PA2 di Aquino, gli autisti degli autocompattatori sistematicamente, ad ogni viaggio loro demandato per il conferimento dei rifiuti presso la discarica autorizzata di Siculiana, asportavano direttamente dai serbatoi dei mezzi una notevole quantità di carburante. Al Pupella, coordinatore dei servizi, viene contestato, tra l’altro, di avere imposto ad alcuni autisti fidati il furto del carburante dagli autocompattatori, in cambio di un compenso settimanale di euro 100. L’attività di osservazione, di pedinamento e l’installazione di GPS all’interno degli autocompattatori ha permesso agli inquirenti di riscontrare una condotta ambigua e sospetta da parte dei conducenti dei mezzi pesanti, che ha portato all’arresto in flagranza di reato degli autisti Vincenzo Minasola (16 marzo 2013), Salvatore Di Salvo (14 giugno 2013), Giuseppe Zimmardi (19 novembre 2013), Santo Pipitone (4 febbraio 2014) proprio mentre erano intenti ad asportare il gasolio dai serbatoi dei mezzi da loro condotti.
I vari reati, il primo contestato risale al 2 marzo 2010, sarebbero stati perpetrati fino a dicembre 2014, quando la società è stata raggiunta dal decreto di fallimento pronunciato dal Tribunale fallimentare di Palermo.
Le denunce della politica monrealese non si limitano a quelle del primo cittadino.
La Compagnia dei Carabinieri di Monreale riceve anche quelle di Massimiliano Lo Biondo, ai tempi consigliere comunale del Partito Democratico, immediatamente inoltrate alla Procura della Repubblica.
Lo Biondo lamenta il sospetto di anomalie gestionali e logistiche all’interno dell’ABA. In particolar modo, nella sua lunga relazione, oltre a denunciare una serie di presunti illeciti amministrativi, presenta 28 formulari dei rifiuti emessi a maggio 2011, quando gli autocompattatori monrealesi conferivano presso la discarica di Mazzarrà di Messina appartenente alla TirrenoAmbiente Spa, società più volte coinvolta in inchieste giudiziarie.
Dai formulari tecnici emergerebbero forti differenze tra i quantitativi dei rifiuti portati in discarica dichiarati dall’ABA e quelli certificati dal destinatario. Inoltre, la quantità di rifiuti portati in discarica sarebbe stata spesso inferiore alla capacità massima trasportabile da un mezzo di 23 mc, pari a circa 12/13 mila chili. “Considerando che Monreale – dichiara lo Biondo – produce circa 50 mila chili di rifiuti al giorno, 5 mezzi, con un carico di circa 8 mila chili, portavano in discarica circa 40 mila chili, lasciando per strada circa 10 mila chili, e prospettando così la necessità di ricorre all’uso di altri mezzi o al prolungamento dei giorni di nolo”. Lo Biondo sottolinea inoltre il ricorso costante e continuativo al nolo dei mezzi, sia a freddo che a caldo, per la raccolta dei rifiuti, tramite procedure di affidamento diretto e in assenza di indagine di mercato: “Per due anni circa – scrive il consigliere – il sito internet della società è stato oscurato, per cui non potevano essere pubblicizzati i bandi di nolo”.
Le attività di intercettazione ambientale eseguite presso gli uffici dell’Isola ecologica di Aquino, le videoriprese e i numerosi pedinamenti degli autisti degli autocompattatori, hanno portato alla luce la macchina organizzativa. Le centinaia di intercettazioni telefoniche dei cellulari degli indagati hanno potuto svelare nei dettagli come venivano ripartiti gli incarichi e distribuiti gli utili all’interno dell’organizzazione.



