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Politica

Il cammino della speranza

Nel giorno del giuramento del nuovo Presidente della Repubblica, l’on. Sergio Mattarella, riportiamo un profilo della persona ed un quadro del contesto storico e politico in cui egli si trovò ad operare

Pubblicato il 3 febbraio 2015

s Il cammino della speranza

Monreale, 3 febbraio – Il cammino della speranza e del rinnovamento intrapreso con l’Assemblea Nazionale del novembre ’81 e avviato con il XV Congresso del 2 maggio del 1982, che ha visto eleggere segretario del Partito Ciriaco De Mita, segretario di una nuova DC, rinnovata e autorevole, fu la sfida, la scommessa, portata a compimento dalla DC per riconquistare l’autorevolezza e il ruolo perduto a fronte dei cambiamenti avvenuti nella Democrazia Cristiana e fuori dalla stessa DC.

Breve panoramica storica

L’Italia degli anni ‘70 ha vissuto anni convulsi, socialmente terribili e soprattutto difficili.

Il terrorismo politico ed eversivo sconvolse l’intera Nazione.

Segnali di rinnovamento affiorano già nel partito della DC tra il 1975 e il 1976 quando è segretario Benigno Zaccagnini: rivendicazioni generazionali manifestano l’esigenza di cambiare per intero la classe dirigente della DC.

L’efferata uccisione di Aldo Moro (Statista e Presidente della DC) con gli uomini della sua scorta per mano delle Brigate Rosse nell’aprile del 1978 dopo una prigionia durata 55 giorni, mise a nudo le Istituzioni e lo Stato Repubblicano arroccato sul principio della intransigenza e della fermezza di non condurre alcuna iniziativa per liberare Aldo Moro a seguito di una eventuale trattativa con le Brigate Rosse.

Al delitto del prof. Aldo Moro seguirà l’assassinio il 6 Gennaio 1980 di Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Siciliana ucciso dalla mafia a Palermo.

Il clima sociale e politico era fortemente cambiato. Le forze politiche del Paese, la cultura politica e con essa la partecipazione e le lotte democratiche, lo sciopero nazionale, l’occupazione delle fabbriche contribuirà a modificare i rapporti di gioco delle forze politiche presenti in Parlamento.

La DC, nonostante si fosse assunta il peso responsabile della guida del Paese, perse consensi, pezzi d’elettorato, perse il ruolo, la centralità e l’autorevolezza avuta in passato. Il Partito Socialista insidia il centro di cui la DC è punto di riferimento. Rilevante è stato il contributo avuto dal Partito Socialista che avvantaggiato della scelta pluralista ed Occidentale posta in campo, fu causa della destabilizzazione dell’elettorato che guardava al centro, insidiando lo stesso Partito Comunista.

La crisi politica in seno alla Democrazia Cristiana non fu per nulla una crisi passeggera ma una crisi profonda ed identitaria che intaccò  le stesse radici fondanti della DC, un  partito suddiviso in aree e correnti politiche, diventate alquanto rigide e cristallizzate. Un partito avvinghiato al potere, che aveva viziato il rapporto dentro e fuori il partito poiché il partito aveva occupato e investito molteplici ambiti e settori della Società Italiana.

L’opinione pubblica, parte della borghesia e dell’imprenditoria, interi segmenti dei lavoratori della P.A. iniziavano seppur timidamente a volgere lo sguardo al <<nuovo corso>> di Bettino Craxi, Presidente del Consiglio e capo di un partito nel quale andavano a confluire interessi economici, imprenditoriali ed anche interessi clientelari.

La Società Italiana era cambiata rapidamente, con essa la finanza e l’economia che iniziarono ad avere un ruolo non certo marginale rispetto all’azione intrapresa dai partiti politici.

La Democrazia Cristiana al suo interno raggruppava dinamiche controverse che non si riconoscevano più in una sintesi comune. L’Italia inizia progressivamente ad assumere nuovi ritmi, vive nuove forme di vita sociale, la laicizzazione della vita quotidiana, il consumismo. Mutano i costumi, variano le esigenze familiari, di singoli gruppi e di singoli individui.

Un gruppo di quaranta parlamentari firmano un documento con cui chiedono di esaminare i motivi della consistente crisi che ha investito il partito. I firmatari chiedono la convocazione di un’assemblea straordinaria, poiché la DC è logorata da lotte interne. La sinistra democratica coglie segnali di infiltrazioni dentro il partito di logge mafiose.

L’invito viene rivolto affinchè si ritrovi la responsabilità e il coraggio di costruire un volto nuovo alla DC. All’appello dei quaranta parlamentari, primo firmatario il senatore Andreatta, si aggiungono altri trenta parlamentari. Un moto nuovo, ideale e programmatico invade il partito.

Intellettuali cattolici, docenti universitari, professionisti, leaders appartenenti a gruppi sociali, ad associazioni, esponenti della Democrazia Cristiana, delle ACLI, dell’AREL si ritrovano insieme per portare avanti la richiesta di convocazione di un’assemblea costituente straordinaria.

Un appello – documento verrà pubblicato dalle più importanti testate giornalistiche del Paese. Politici e parlamentari firmeranno un manifesto – appello per rinnovare il Partito della Democrazia Cristiana. Esponenti della sinistra democratica ed altri esponenti ribadiscono l’importanza di creare un rapporto nuovo fra il  partito, la società e le istituzioni.

Il 25 novembre del 1981 si aprono i lavori dell’assemblea Nazionale della DC al palazzo dei congressi dell’EUR, rilevante la partecipazione degli esterni. Interessante appare l’elenco che riporta gli invitati con diritto di voto, portatori di esperienze culturali e sociali, di iscritti a movimenti e associazioni del mondo del lavoro, del mondo imprenditoriale, del mondo cattolico.

Giornalisti, storici, economisti, sociologi, imprenditori, professori universitari, critici e intellettuali, discuteranno intensamente, elaboreranno concetti, relazioni, si interesseranno dei problemi finanziari del partito. Scandagliano la questione delle nomine, i rapporti riguardo la fede e i rapporti con la Chiesa italiana, relazioneranno sulle politiche economiche e giuridiche da intraprendere.

Il XV Congresso ha visto emergere la figura di un protagonista indiscusso l’On. Ciriaco De Mita, fondatore e innovatore di una nuova DC, che si prodigò sin dall’inizio affinchè la Segreteria Nazionale costruisse le basi per un Partito aperto, nuovo e pluralista. Sulla base di un cambiamento generazionale in qualche modo simile a quanto era avvenuto nel 1954 a Napoli quando Fanfani raccolse l’eredità di De Gasperi. Un partito il cui compito consisteva nel superare la crisi strutturale interna, salvaguardando le radici fondative, capace nuovamente di presentarsi agli elettori e riavere il consenso. Un Partito storico pronto a discutere non solo con il mondo cattolico, aperto alle nuove realtà emergenti espressione di una moderna società.

Un partito, articolato e pluralista, che trae energie dalle nuove sensibilità emergenti. Un cambio di rotta, che consentirà alla DC di ritrovare l’autorevolezza perduta, nel segno della continuità della proposta politica Degasperiana – Morotea. Una sfida ardua, che si prefiggeva di rinnovare la struttura di Partito, capace di interpretare i mutamenti culturali e politici, capace di riprende il dialogo e ricucire lo strappo con gli elettori, capace di confrontarsi con i partiti laico – democratici, con il Partito socialista e con il Partito comunista, recuperando grazie al lavoro intenso e proficuo <<dei cosiddetti esterni>> il rapporto diretto, immediato con la Società Civile. La parola d’ordine sarà ricercare, intelligenze, menti politiche, intellettuali di livello, personalità esterne al Partito di area laica e cristiano – cattolica, al fine di costruire un Partito moderato e soprattutto efficiente e moderno. Sarà l’inizio di un nuovo percorso che vedrà protagonisti nei diversi livelli del Partito, l’ingresso in politica di uomini e donne giovani e meno giovani talentuosi, portatori sani, di  esperienze  innovative.

Sergio Mattarella, professore di diritto parlamentare, faceva  parte della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica e della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Che l’efferato assassino del fratello Piersanti per opera della mafia, avesse inciso inesorabilmente sulla sua vita è indubbio, ma che la scelta di spendersi per la causa di rinnovamento del partito, trovasse già nel suo substrato culturale e politico un terreno fecondissimo è parimenti indubbio, raccogliendo egli stesso l’eredità politica di peso e di spessore della sua famiglia già nell’Italia politica del dopoguerra, ed interpretandola in modo personale e innovativo, sul solco del sacrificio estremo del fratello.

“La genealogia come punto di partenza, in quanto l’arte accompagna e cresce con la vita.”, per usare parole del compianto Prof. Enzo Galati, ed infatti in Mattarella l’espressione e l’azione politica diventava quasi una forma d’arte.

Finissimo giurista e persona di grande cultura, in lui il momento politico si manifestava come una sintesi suprema della conoscenza della Storia e dell’Uomo in tutte le sue manifestazioni, trovando nell’arte della mediazione e del componimento delle diverse posizioni, la massima espressione.

Era sua convinzione che la politica dovesse costituire il punto più alto di mediazione nell’interesse generale, a tutela delle Istituzioni, che diversamente sarebbero insidiate prevalendo chi ha più forza economica o chi può esercitare più pressioni di qualsiasi genere.

Del profilo di Sergio Mattarella, è esemplificativo dell’uomo e del politico l’intervento svolto il 28 febbraio 1984, quando Amintore Fanfani invita alla tribuna il primo iscritto a parlare della giornata al XVI congresso della DC. Mattarella esordirà dicendo Non voglio essere né illusorio, né fuori dalla realtà: tanti hanno in questi giorni ricordato saggi greci, antichi filosofi, io vorrei più modestamente richiamare la preghiera di Francesco che non chiedeva tanto di essere aiutato quanto di aiutare, che non chiedeva tanto di ricevere quanto di dare, che non chiedeva tanto di essere compreso quanto di comprendere…»

Ed a questa convinzione fu improntato tutto il suo incedere politico anche negli anni in cui fu incaricato dall’allora segretario della DC, Ciriaco De Mita, di occuparsi del partito in Sicilia, in buona sostanza sono gli anni della “Meglio Gioventù” in versione cattolica e laica, prendendo corpo “Il Rinnovamento che portava nel partito energie nuove raccolte dalla società, selezionate oltre la mediocrità imperante, l’asfissia che strangolava i partiti, che rompeva il sistema consolidato, autoreferenziale e lontano dal retroterra sociale.

In quegli anni Leoluca Orlando incarnò il Rinnovamento a Palermo, dando luogo a quella che viene ricordata come la primavera di Palermo, i cui effetti non tardarono a farsi sentire anche a Monreale, dove l’azione di commissariamento e di rinnovamento del partito venne condotta ed interpretata alla luce dei principi morotei, dal compianto Prof. Vincenzo Galati, e prese il volto del Sindaco Enzo Giangreco, attorniato da un gruppo di giovanissimi assessori, <<i giovani>>, non appartenenti al mondo politico, tradizionalmente inteso, ma provenienti dalle professioni, dalla società e dalle associazioni: dal mondo laico e cattolico.

Furono anni in cui il prof. Sergio Mattarella aveva frequentazioni ricorrenti con la Città di Monreale dove condusse la sua azione di ferma guida verso un cammino di rinnovamento condiviso, furono anni intensi, di grande fervore ed impegno per dare sostanza a tante di quelle che altri consideravano “illusioni”.

 

Ma questa è un’altra storia che richiede eventualmente un’altra narrazione.

Natale Sabella

 

mattarella2

Foto di gruppo – estate 1986 Villa Belvedere di Monreale

 

Inaugurazione dell’apertura al pubblico della “Galleria Civica Giuseppe Sciortino”

 

Foto Cine Scaccio Monreale

 

In ordine: al centro il Sindaco di Monreale Dr. Castrenze Giangreco,

 

con accanto a sinistra l’onorevole Sergio Mattarella (eletto alla Camera dei Deputati nel 1983)

 

il sottoscritto, Arch. Natale Sabella Assessore all’Urbanistica

 

la consorte del Consigliere Gullo la persona posta sul lato dx la figura più alta

 

segue il dottor Giuseppe La Rosa Presidente della Cassa Rurale ed Artigiana di Monreale

 

l’allora Capitano dei Carabinieri della Compagnia di Monreale, Riccardo Amato

 

al lato del Sindaco, la Pittrice Eleonora Nora Posabella donatrice delle opere esposte nella Galleria

 

con accanto il Prefetto di Palermo,

 

un funzionario della Prefettura

 

il dott. Gullo Consigliere comunale,

 

il Sig. Lo Iacono

 

altra persona non identificata

 

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