Solo a Monreale sono 200 le unità immobiliari sequestrate a Calcedonio Di Giovanni

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Sono circa 200 le unità immobiliari, tra terreni, abitazioni e complessi residenziali, sequestrate nel solo territorio di Monreale. Aggiungendo altre proprietà, in maggioranza presenti nel territorio di Campobello di Mazara e di Mazara del Vallo, si arriva ad un totale di 547 unità. A questi vanno aggiunti 12 veicoli, 8 rapporti e depositi bancari, per un valore complessivamente stimato in oltre 450 milioni di euro.

E’ un impero economico quello sequestrato dalla Direzione Investigativa Antimafia di Trapani all’imprenditore monrealese Calcedonio Di Giovanni. “Uno dei maggiori mai sequestrati nella zona”, precisa il Colonnello Riccardo Sciuto, della DIA di Palermo, durante la conferenza stampa condotta questa mattina a Palermo assieme al Tenente Colonnello Rocco Lo Pane, della DIA di Trapani.

Calcedonio Di Giovanni non è un affiliato a Cosa Nostra, ma è certamente un imprenditore che non disdegna di entrare in rapporti di affari con le imprese mafiose, di assicurare alle cosche lauti guadagni e di fungere da anello di collegamento con il mondo economico per l’investimento dei profitti e per l’intestazione dei beni. “Si può definire un imprenditore spregiudicato”.

La parabola imprenditoriale di Di Giovanni, classe ’39, comincia negli anni settanta, per intrecciarsi indissolubilmente con i destini delle “famiglie” mafiose del “mandamento” di Mazara del Vallo, uno dei più attivi dell’intera organizzazione criminale, bisognosa di reinvestire in attività lecite i proventi derivanti dalle sue lucrose attività illecite.

A Di Giovanni si arriva dalla ricostruzione della storia meno recente della mafia mazzarese, negli anni ’70 al centro dei traffici di morfina proveniente dalla Turchia, per essere smerciata nel mercato USA, dopo essere stata trasformata in eroina presso i laboratori di Mazara, Alcamo o Palermo. Da queste indagini emerge il collegamento di Di Giovanni con uno dei principali artefici del riciclaggio internazionale, Vito Roberto Palazzolo.

Nei primi anni settanta Di Giovanni, parente di Bruno Calcedonio, spietato killer a servizio del capo mafia mazarese Agate Mariano, rilevava da parte del Palazzolo, per 500 milioni di lire, (valore attuale 8 milioni di euro) un enorme complesso edilizio in fase di realizzazione, a destinazione turistica, a Kartibubbo, nel quale venivano investiti notevoli capitali provento del traffico di droga e contrabbando di T.L.E. gestiti da Cosa Nostra trapanese e palermitana.

Gli inquirenti chiedono a Calcedonio di spiegare intanto la provenienza di questo capitale, considerando che ha sempre dichiarato un reddito di alcune decine di migliaia di euro.

Nello stesso tempo Di Giovanni gestiva circa 20 società, con sede in Italia. Quando nel 2004 scatta un’inchiesta per frode al bilancio comunitario e nazionale l’imprenditore cerca di evitare la confisca delle società, che sono intanto aumentate, trasferendone circa 45 prima a S. Marino e poi in Inghilterra.

Negli anni più recenti, attraverso artificiosi meccanismi fraudolenti, Di Giovanni ha avuto accesso a rilevantissimi finanziamenti pubblici, coinvolgendo anche interessi della mafia di Castelvetrano (TP), ed in particolare quelli di Guttadauro Filippo, fratello del capomafia Giuseppe e cognato del boss latitante Matteo Messina Denaro.

Di Giovanni non è affiliato a Cosa Nostra, precisano gli inquirenti. Ha vissuto attraverso proventi illeciti. Indagato per 16 reati tra abusi edilizi, truffe, furti di energia elettrica, sempre collegati all’attività di imprenditore edile e a violazioni della normativa edilizia. Implicato anche in un’indagine per omicidio colposo quando una turista di una sua struttura rimase folgorata nel fare la doccia poiché l’impianto non era in regola.

Diversi collaboratori di giustizia hanno dichiarato che Di Giovanni era portatore degli interessi delle cosche mafiose siciliane, evidenziando i suoi collegamenti con il noto commercialista Mandalari Giuseppe, e la massoneria ortodossa. Un collaboratore dichiara che Di Giovanni gli aveva presentato Mandalari come consulente di personaggi mafiosi.

Il pentito Rosario Spatola parla di Di Giovanni come uomo al servizio della mafia di Campobello di Mazara e massone.

Al momento la DIA ha chiesto al Tribunale la sorveglianza speciale e la confisca del patrimonio. Di Giovanni non è quindi sottoposto a misure di restrizione personale.

Gli investigatori precisano che gli immobili acquistati rimangono nella disponibilità dei privati. Quelli ancora nella disponibilità di Di Giovanni, saranno gestiti dall’amministratore giudiziario.

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