Terroir: clima, vitigno e uomo. La formula perfetta per un vino di successo

I terroir: le coordinate di riferimento dell’espressione della vocazione e della natura di un’azienda

Solo in un equilibrio perfetto può nascere un prodotto di valore

Sempre più spesso, in riferimento al mondo dell’enologia, si sente parlare di terroir. Ma cosa è esattamente?

Possiamo parlare di “terroir monrealese” o “siciliano”? “Terroir ‹teru̯àr› s. m., fr. (propr. «territorio»). – Nel linguaggio enogastronomico, termine indicante il rapporto che lega un prodotto (vino, caffè, ecc.) alle caratteristiche del microclima e del suolo in cui è coltivato.” Così recita il celeberrimo quanto autorevole dizionario Treccani. È, peró, necessario, se parliamo di vino, completare la definizione allargando ulteriormente il campo ad altri due elementi, fondamentali per la loro capacità di contribuire a creare un prodotto diverso da un altro, anche se coltivato a pochi metri di distanza dal primo.

Il vitigno, anzitutto, che per origine può essere “autoctono”, generatosi, cioè, spontaneamente e in epoca remota in una determinata zona, o “alloctono”, la cui presenza in un territorio è conseguenza dell’intervento umano. Il secondo, necessario, elemento in grado di modificare il prodotto della coltivazione è l’uomo. Contadini, agronomi, enologi, sono in grado di condizionare qualità e quantità della produzione a seconda di budget, competenza e vocazione all’eccellenza.

Terra, clima, vite, uomo. Solo in un equilibrio perfetto può nascere un prodotto di valore, tenendo sempre conto dell’imprevedibilità delle stagioni di vendemmia, che possono rivelarsi particolarmente ricche in termini di resa delle piante o di equilibrio acido delle uve (valore che influirà sulla finezza e sul potenziale di invecchiamento del vino), così come climaticamente disastrose, come nel 2014 per il nord Italia, con tanta pioggia a causare malattie alle piante e poco sole per permettergli di maturare adeguatamente.

Occorre, infine, evidenziare quanto sia continuo lo scambio tra terreno e vite, che non si limita a quello idrico e minerale, ma consta anche di una componente microbica (in appena un grammo di terreno si possono trovare circa un miliardo di microrganismi) che influisce sulle proprietà e sul gusto dell’uva.

Non si può, dunque, parlare di terroir con riferimento alla zona monrealese, perché suolo, esposizione, temperature (il “microclima” insomma) possono cambiare a brevi distanze, ma certamente alcune caratteristiche peculiari delle colline palermitane, come la ventosità e la considerevole escursione termica tra il giorno e la notte, conferiscono ai vini prodotti nella nostra zona una freschezza e un corredo aromatico che possono essere definiti tipici.

I terroir, dunque, sono e sempre di più rappresenteranno le coordinate di riferimento dell’espressione della vocazione e della natura di un’azienda (più che di una zona), che è tenuta ad aver rispetto e ad ergersi a garante dell’unicità della terra che ospita le proprie vigne.

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