Indagine Alto Belice Ambiente, condannati Giuseppe Pupella e Eleonora Alfano

Assolto dalla terza sezione penale del Tribunale di Palermo l'imprenditore monrealese Pietro Ferreri

Le terza sezione penale del Tribunale di Palermo, presieduta da Fabrizio La Cascia ha condannato questa mattina Giuseppe Pupella ed Eleonora Alfano, difesi dall’avvocato Giovanni Castronovo, rispettivamente a quattro anni e sei mesi, e otto mesi di reclusione (pena sospesa). Il giudice ha, invece, assolto Pietro Ferreri.

“Esprimiamo piena soddisfazione per l’esito del processo – dichiarano gli avvocati Mario Caputo e Nicola Nocera, legali di Ferreri Pietro -. È stata dichiarata l’estraneità dei fatti del signor Ferreri dall’ipotesi di corruzione e peculato e produzioni di rifiuti speciali.

Abbiamo sempre sostenuto l’assoluta infondatezza delle accuse mosse nei confronti del sig. Ferreri, il quale si è sottoposto già alla fase della conclusione delle indagini ad interrogatorio producendo una copiosa documentazione dalla quale emergeva la produzione di rifiuti del tipo  carta, cotone e plastica e non certamente quelli contestati.

Il prelievo di questi ultimi rifiuti veniva invece effettuato all’interno della ditta come richiesto dalla responsabile del servizio della società ATO rifiuti.

Mai nessuna somma di denaro è stata consegnata agli operai e mai nessuna condotta illecita è stat apposta in essere dal signor Ferreri”.

Pupella, Alfano e Ferreri sono solamente tre delle 51 persone coinvolte, a vario titolo, nell’indagine che ha riguardato l’ex ATO “Alto Belice Ambiente” e il suo fallimento. Tre di essi avevano scelto il rito abbreviato. I restanti avevano preferito il processo ordinario.

L’indagine, portata avanti dal Sostituto Procuratore Enrico Bologna, aveva coinvolto l’Alto Belice Ambiente, la società, incaricata del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti all’interno dell’Ato Palermo 2 costituito da 17 comuni, che il 22 dicembre 2014 era stata raggiunta dal decreto di fallimento pronunciato dal Tribunale fallimentare di Palermo. Le indagini furono avviate dalla stazione dei carabinieri di Altofonte, in seguito ad alcune denunce su carenze e disfunzioni nel servizio di raccolta dei rifiuti.

Giuseppe Pupella, caposquadra degli autisti degli autocompattatori e degli addetti allo spazzamento dell’Alto Belice Ambiente, è considerato dai Pm come il vertice dell’organizzazione che avrebbe compiuto illeciti a danno dell’ATPo Palermo 2. Pupella, collaborato dalla compagna Eleonora Alfano, responsabile del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, avrebbe tracciato un organigramma ben preciso, individuando il ruolo specifico assunto dai singoli sodali. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, nell’organizzazione c’era chi era dedito al furto di carburante dai serbatoi dei mezzi, chi aveva il compito di compilare le cedole di rifornimento false presso il distributore di carburante, chi doveva attivarsi per eludere eventuali investigazioni nei confronti dei compagni, chi aveva l’incombenza di reclutare altri colleghi, chi, infine, aveva l’incarico di smaltire in modo illecito i rifiuti pericolosi per conto dei privati corruttori. Anche gli autisti e gli operatori ecologici più restii ad entrare nel sistema sarebbero stati adeguatamente “invitati”.

Alfano, compagna di Pupella, secondo l’accusa, avrebbe sistematicamente omesso di comunicare ai suoi dirigenti gli ammanchi di carburante verificatisi, fornendo deliberatamente mendaci informazioni in seguito alle missive di sollecito indirizzatele dai suoi superiori. La donna avrebbe inoltre omesso di comunicare ai suoi superiori le ripetute condotte assenteistiche dei colleghi, con i quali, per eludere eventuali controlli disposti dai superiori, avrebbe messo su un sistema di reciproci avvertimenti al fine di attestare falsamente nei fogli firma le presenze giornaliere. Per lei l’accusa di associazione per delinquere è decaduta nel corso del processo. Per tale motivo ha potuto ottenere un corposo sconto. L’imprenditore monrealese Pietro Ferreri, come detto, è stato assolto. Era accusato di aver elargito denaro al alcuni dipendenti dell’Alto Belice Ambiente al fine di smaltire i rifiuti prodotti dalla sua azienda.

Diversi sono i capi di imputazione per gli imputati a vario titolo: furto del carburante contenuto nei serbatoi degli autocompattatori, falsa attestazione di consumi di carburante, illecito smaltimento di rifiuti pericolosi e non, condotte fraudolente ai danni della società, falsa attestazione della presenza in servizio di alcuni dipendenti.

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