“Io, ENNIO MORRICONE sono morto”, l’addio definitivo, annunciato dal maestro, un condensato di semplicità e grandezza.

Una foto del maestro, senza neppure una didascalia, ci narra di una grandezza rara

Del grande maestro Morricone potrei scrivere fiumi di parole. Potrei scrivere della sua arte immensa, ma non solo. Potrei scrivere del suo coraggio, che esula dalla composizione delle più belle colonne sonore che la storia del cinema ricordi e che si compendia anche nel lamento straziante, tradotto in musica, della “voce dei sommersi” sull’ennesima tragedia del mare di Lampedusa.

Potrei scrivere per ore e qualsiasi cosa parrebbe sempre abbastanza riduttiva. Allora credo possa essere più incisiva di mille parole una foto qualunque. Nella fattispecie una foto del 2016 che mi colpì particolarmente e che ritrae Ennio Morricone con la moglie. Sembrano semplicemente due persone parecchio anziane, ma con gli occhi ancora giovani e immensamente intelligenti, di ritorno da una passeggiata. Semplici e veri come gli abiti classici e di buona fattura che indossano. Lei ha una borsa Cartier, preziosa e raffinata, molto vissuta, emblema concreto di chi acquista un accessorio senza tempo, oltre le mode, ma lo vive all’infinito, come tutti gli oggetti che, al pari di un certo modo di essere, non si abbandonano mai.

Una foto che, senza neppure una didascalia, ci narra di una grandezza rara celata sotto le sembianze modeste, ci racconta di un’umiltà riservata e antica, a cui da tempo siamo ormai disabituati. 

Sembrano ritornare da un giretto tranquillo, in realtà stanno rientrando dagli Stati Uniti dove il Maestro ha appena ricevuto l’Oscar. 

Ma loro appaiono come due viaggiatori qualunque, una coppia che ha rafforzato un sodalizio longevo e affiatato, una lunga storia insieme, ben rappresentata dal sorriso rassicurante di lei abbinato a quello schivo di lui. 

Lei compagna di un genio, lui il genio, entrambi un sostegno l’uno per l’altra, il grande amore di ogni frammento delle loro vite. 

Due persone che, in un mondo di vanesia apparenza, potrebbero essere o apparire elitarie o altezzose e, invece, decidono di essere due persone autentiche, due individui normali.

Una coppia consapevole di riuscire a creare la bellezza infinita di un’armonia rara e sublime, ma è quasi come se non lo facesse pesare, come se non ci badasse troppo. 

Anche l’addio definitivo, annunciato dal maestro in prima persona è un condensato di semplicità, empatia, complicità e grandezza…con un ultimo saluto innamorato alla musa ispiratrice di un’intera vita.

Un necrologio che è una lettera commossa e commovente che non può non essere “gustata” come un ultimo dolcissimo regalo del Maestro. 

«Io, ENNIO MORRICONE sono morto. Lo annuncio così a tutti gli amici che mi sono stati sempre vicino e anche a quelli un po’ lontani che saluto con grande affetto. Impossibile nominarli tutti. Ma un ricordo particolare è per Peppuccio e Roberta , amici fraterni molto presenti in questi ultimi anni della nostra vita. C’è una sola ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata : non voglio disturbare. Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert, per aver condiviso con me e la mia famiglia gran parte della mia vita. Voglio ricordare con amore le mie sorelle Adriana, Maria, Franca e i loro cari e far sapere loro quanto gli ho voluto bene. Un saluto pieno, intenso e profondo ai miei figli Marco, Alessandra, Andrea, Giovanni, mia nuora Monica, e ai miei nipoti Francesca, Valentina, Francesco e Luca. Spero che comprendano quanto li ho amati. Per ultima Maria (ma non ultima) . A lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare. A Lei il più doloroso addio».

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