Monreale, assolto l’ex sindaco Di Matteo, era indagato per l’impianto di videosorveglianza mai attivato

Non ci fu omissione di atti d'ufficio, anche l'ex sindaco Capizzi era stato assolto nell'ambito della stessa vicenda giudiziaria

PALERMOAssolto perché il fatto non sussiste. Si è conclusa questa mattina una lunga vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto l’ex sindaco Filippo Di Matteo.

È quella relativa all’installazione di un impianto di videosorveglianza per il controllo del territorio comunale. L’inchiesta, lo ricordiamo, aveva visto imputato anche l’ex sindaco Piero Capizzi che, difeso dall’avvocato Giuseppe Botta, aveva scelto il rito abbreviato. Nel gennaio 2019 l’ex primo cittadino era stato assolto dal GIP del Tribunale di Palermo, il dott. Filippo Lo Presti, che aveva emesso identica sentenza: il fatto non sussiste.

Di Matteo, difeso dagli avvocati Rosaria Messina e Angelo Brancato, aveva invece optato per il rito ordinario.

L’inchiesta era scaturita da una denuncia presentata ai Carabinieri di Monreale.

L’impianto, appaltato nel 2007 alla società PROGECO SOC COOP di Villalba (CL) per 145.000 €, direttore dei lavori l’ing. Santo Massimiliano Marceca, era costituito da 15 telecamere brandeggianti e 2 fisse, posizionate nel centro storico di Monreale, e da 2 puntate sulla fontana del Drago. La regia era stata istituita presso il comando di Polizia Municipale di Monreale, dove erano presenti due monitor. A gennaio 2008 era avvenuto il collaudo e la consegna dei lavori. Ma l’impianto funzionerà solo quel giorno, ad opera degli stessi tecnici della ditta realizzatrice. Successivamente non verrà più acceso, in quanto verranno riscontrati dei difetti legati al collegamento wireless e alla mancata visibilità tra alcuni ponti radio. A questo punto era scattata l’inchiesta, condotta dai Carabinieri di Monreale, su presunte irregolarità poste in essere circa la gara d’appalto e relative all’installazione dell’impianto. Vennero ipotizzati i reati di peculato e di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato.

“Il progetto iniziale – si legge nella relazione dei Carabinieri – non risultava fattibile a causa di superficialità nel compimento di sopralluoghi e conseguenti progetti”.

L’incarico era stato assegnato prima dell’insediamento dei due sindaci coinvolti nell’inchiesta, Capizzi e Di Matteo. Parliamo del periodo in cui amministratore del comune di Monreale era Salvatore Gullo (sindaco dal 2004 al 2009).

In realtà dalle indagini non emergerà alcuna irregolarità, tanto che venne presentata richiesta di archiviazione.

Successivamente gli inquirenti, anche alla luce di una seconda denuncia proveniente da organi di polizia della città di Monreale, supposero che potesse configurarsi un altro reato, l’omissione di atti di ufficio. Pena prevista la reclusione da 6 mesi a 2 anni. In pratica ai due amministratori del comune veniva contestato di non essersi attivati per rendere funzionante l’impianto installato. Da qui l’omissione di atti d’ufficio.

L’ipotesi di reato coinvolse i sindaci Filippo Di Matteo prima e Piero Capizzi dopo, mentre nei confronti di Gullo era maturata la prescrizione.

Nella loro tesi difensiva, i legali di Di Matteo hanno sempre sostenuto come il loro cliente avesse svolto con la massima sollecitudine tutti gli atti di propria competenza, in particolar modo richiedendo alla Giunta Comunale lo stanziamento delle somme necessarie per la manutenzione del sistema di videosorveglianza e inoltrando richieste di riunioni per deliberare sul punto. L’ex sindaco Di Matteo quindi non si sarebbe rifiutato di adottare gli atti necessari a rimettere in funzione l’impianto, ma, al contrario, attivò le opportune procedure necessarie all’attivazione e manutenzione del sistema di video sorveglianza, nei limiti delle sue funzioni programmatiche. La materiale esecuzione sarebbe stata invece di competenza dell’organo amministrativo. In pratica, spiegano i legali, eventuali responsabilità sarebbero state in capo ai dirigenti amministrativi, e non all’organo politico.

Anche il Pubblico Ministero, alla luce del dibattimento, ha chiesto al Tribunale l’assoluzione nei confronti di Di Matteo. Entro 90 giorni il Tribunale di Palermo (III Sezione collegiale presieduta dal dott. La Cascia) pubblicherà le motivazioni della sentenza.

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