Monreale, congresso del PD: “Manovra in continuità con il passato, ratifica del consenso raccattato, premio al mercato delle tessere”

Giuseppe Leto, Giovanni Schimmenti, Stefano Gorgone, Michele La Rosa, Angelo Marceca, Lillo Aricò: "Esiste chi non si rassegna e non si appiattisce su metodi che minano la democrazia, imprigionano la politica"

 

MONREALE – L’8 ottobre 2019, in un’aula Millunzi affollata, avevano lanciato l’appello: “Rilanciamo il PD”. Giuseppe Leto, Aurelio Di Nicola, Giovanni Schimmenti, Stefano Gorgone, Salvino Mirto, Michele La Rosa, Angelo Marceca, Lillo Aricò, avevano promosso un’iniziativa, mossa dalla constatazione che a Monreale il Partito Democratico era scomparso. Sono trascorsi 8 mesi da allora, e domani, con il primo congresso locale del PD, si inaugurerà il nuovo ciclo. Ma per i veterani della sinistra e del centro sinistra monrealese non si può parlare di rilancio. Anzi, in una nota inviataci (tra le firme mancano solo quelle di Salvino Mirto e Aurelio Di Nicola), muovono una critica spietata contro quella che giudicano “una manovra in continuità con il passato, la ratifica del consenso raccattato, un premio al mercato delle tessere, un merito alla moltiplicazione anomala degli iscritti”.

“Quella che si consuma oggi – dichiarano – non è quindi una ricostruzione o una rinascita ma una cresima. La validazione cioè di metodi che violano, non lo statuto, ma la Costituzione perché in rotta di collisione con i metodi democratici”.

Una stigmatizzazione contro “chi si piega ai giochi già fatti per cui tanto vale accordarsi e trattare”, ma anche un appello, in extremis, “a tutti gli iscritti che non si riconoscono in una operazione di vertice vecchia, stantia, perniciosa per il circolo da ricostruire”.

Perché “esiste chi non si rassegna e non si appiattisce su metodi che minano la democrazia, imprigionano la politica, offendono la dignità delle persone usate all’occorrenza”.

Alla fine della lunga nota, che alleghiamo integralmente, si legge ancora il desiderio, se non una flebile speranza, di “fare rinascere un circolo politico nuovo. Siamo ancora in tempo per seppellire un poco nobile passato. Basta un gesto di coraggio. Basta una testimonianza di fedeltà agli interessi del Paese”.

Di seguito la nota integrale:

Questo primo incontro di iscritti al PD 2019 lo si è voluto caratterizzare come un referendum municipalistico sulla giunta svilendo così il valore, il senso, il significato, la dimensione di un congresso chiamato a discutere di più alte problematiche. 

Questa riduzione di prospettiva è fuorviante, perché distoglie l’attenzione dal punto centrale del tema congressuale; quello cioè della ricostruzione di un circolo di partito a Monreale. È anche dannosa perché ogni eletto ha stipulato con gli elettori un patto ed i patti si rispettano e nessuno si può arrogare il diritto di chiedere agli altri di essere spergiuri. 

Debole la motivazione della fedeltà al partito a sostegno di questa penosa diatriba. Il partito come afferma la Costituzione è uno strumento al servizio della collettività ed ogni atto, ogni determinazione si commisura solo al beneficio collettivo prodotto per cui il ritiro dalla giunta di chi oggi è iscritto al PD, non supportato da coerenti motivazioni, sarebbe un tradimento ed un danno per il paese e per lo stesso partito.

Il punto centrale del congresso è invece la ricostruzione del circolo PD a Monreale. La rinascita cioè di quella casa comune chiamata, come dice l’art. 34 della Costituzione, a concorrere, con metodi democratici, a determinare la politica nazionale nelle sue diverse articolazioni, la casa comune che, a livello locale, proietta nella collettività i valori, i principi, gli orientamenti di quanti occupano un determinato spazio politico.  

Parliamo di ricostruzione e non di costruzione e la differenza non è di poco conto atteso che il primo passo di una ricostruzione è quello di interrogarsi sul perché della disastrosa caduta del precedente edificio, sui responsabili principali di quella disfatta, sugli errori commessi, sulle nuove vie da percorrere, sul volto da proiettare nella città. 

Nulla di tutto questo emerge dalle manovre in corso. Tutto sembra scontato. Tutto appare normale.  

Si prospetta all’opinione pubblica il disegno di una continuità che suscita financo commenti sarcastici. Si propone cioè la ratifica del consenso raccattato, un premio al mercato delle tessere, un merito alla moltiplicazione anomala degli iscritti alla quale, come rilevano i dati  delle ultime tornate elettorali, ha corrisposto lo sgonfiamento degli elettori. 

Triste la motivazione di chi si piega ai giochi già fatti per cui tanto vale accordarsi e trattare. La giustificazione offende l’intelligenza degli iscritti che si considera appiattiti su posizioni da altri predefinite e non si avverte che essa propone l’accettazione di metodi e di illeciti che ripugnano alla coscienza perché tengono in ostaggio il circolo e si sono rilevate deleterie per le sorti del partito. Con le manipolazioni non si tratta e non si fanno accordi al ribasso. Si stigmatizzano. 

Quella che si consuma oggi non è quindi una ricostruzione o una rinascita ma una cresima. La validazione cioè di metodi che violano, questi sì, non lo statuto, ma la Costituzione perché in rotta di collisione con i metodi democratici. 

A chi oggi si candida a segretario del circolo si proponeva un gesto di discontinuità fondato sul coraggio di affidare alle giovani generazioni il peso della guida di un circolo ricostruito e un gesto di umiltà unanime dei meno giovani che si ponevano al servizio della crescita di una nuova classe dirigente.

Un segnale forte di ripresa e di riscatto, offerto a noi stessi ed alla città intera dopo il tracollo. Sembrava di cogliere in tal senso dalla chat dei tesserati segnali positivi fino a quando a seguito di altri accordi sopraggiunti le posizioni non sono state ribaltate. 

Con la benedizione di qualche celebrante compiacente si consumi quindi l’atto della cresima o confermazione, ma lasciamo ad altri il compito di esserne i padrini. 

Riteniamo invece essenziale per la dignità del circolo mandare il segnale che esiste chi non si rassegna e non si appiattisce su metodi che minano la democrazia, imprigionano la politica, offendono la dignità delle persone usate all’occorrenza. 

È questo l’appello rivolto a tutti gli iscritti che non si riconoscono in una operazione di vertice vecchia, stantia, perniciosa per il circolo da ricostruire.

Se si vuole fare rinascere un circolo politico nuovo siamo ancora in tempo per seppellire un poco nobile passato. Basta un gesto di coraggio. Basta una testimonianza di fedeltà agli interessi del Paese.

Appello già sottoscritto da:

Lillo Aricò, Stefano Gorgone, Michele La Rosa, Giuseppe Leto, Giuseppe Magnolia, Angelo Marceca, Giovanni Schimmenti ed altri iscritti.

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