Monreale e le nuove povertà da coronavirus, Don Gaglio: “Aiutiamo circa 250 famiglie, c’è una nuova fascia di poveri invisibili”

Don Antonio Crupi: "Una bellissima risposta da parte di tutta la nostra comunità che si è stretta attorno al parroco per sostenere i più deboli"

Il diacono Rizzo: Cerchiamo di aiutare non solo i nostri fratelli cristiani ma anche persone di altre fedi, e tantissima gente ci “aiuta ad aiutare”

MONREALE – L’emergenza epidemiologica, il lockdown deciso per contenere l’epidemia, la chiusura di tante attività, hanno avuto effetti devastanti sulla situazione economica di tanti monrealesi. Dall’inizio delle limitazioni sono infatti considerevolmente aumentate le famiglie in difficoltà che si sono trovate catapultate in uno stato di emergenza che non si vedeva dal dopoguerra. Moltissimi hanno inevitabilmente perso l’opportunità di svolgere i loro lavori occasionali, tanti non hanno potuto utilizzare lo smart working, diversi piccoli commercianti o artigiani hanno dovuto chiudere, e tra questi i lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie. E a chi lavora nel sommerso non  verranno riconosciuti particolari sussidi o aiuti pubblici. In questo scenario così problematico si sono distinte le parrocchie monrealesi, che si sono strette attorno ai nuovi poveri con aiuti materiali e spirituali. 

“Anche se vale il principio evangelico non sappia la tua destra cosa fa la tua sinistra – ci racconta don Nicola Gaglio, parroco della Cattedrale di Monreale – data la valenza pubblica e la portata della questione, ho deciso di raccontare qualche spiraglio della realtà che stiamo vivendo in questi mesi. Ci stanno molto a cuore soprattutto tantissime famiglie che hanno sempre garantito la propria sopravvivenza con lavori onesti seppur saltuari o senza garanzie. E proprio queste famiglie pur vivendo un momento di grande difficoltà, non riescono a chiedere aiuto. È questa una fascia di poveri invisibili, che non sono mai venuti a bussare alla nostra porta, non sono mestieranti del chiedere, anzi, si contraddistinguono da una certa resistenza nell’accettare gli aiuti davanti ai quali provano un profondo disagio.”

Sono ben 680.000 euro gli aiuti dati dalla CEI per la diocesi di Monreale per sostenere le famiglie in difficoltà, tratti dall’8 per mille, come ci svela lo stesso don Nicola. 

Io non ho nessun merito – continua il parroco – sono soldi della collettività che vengono spesi per la collettività. Al momento aiutiamo circa 250 famiglie, grazie anche alla sensibilità di molti che volontariamente hanno deciso di fare la propria parte. Stiamo notando davvero tanta solidarietà nella popolazione che sta dimostrando davvero tanto, una bellissima solidarietà anche fra persone sconosciute fra loro ma accomunate da un sentimento di resistenza contro la pandemia.”

Aiuti non solo materiali ma anche spirituali come ci conferma lo stesso don Nicola, dedicati a vincere le difficoltà relazionali, le ansie, le paure, a volte anche le depressioni di chi mai prima d’ora aveva sperimentato situazioni di vita così problematiche.

“Purtroppo il numero di famiglie bisognose a Monreale si è di molto allargato rispetto a prima del lock down – dichiara il diacono Rizzo, del centro di distribuzione del Carmine. – Ci sono molti “nuovi poveri” nel nostro paese, così come anche in tutta la nostra regione. Abbiamo un bacino di persone bisognose che sono rimaste senza la possibilità di attingere ad alcun reddito e si sono riversate qui come anche alla protezione civile. Il nostro centro di distribuzione racchiude 4 parrocchie: la Cattedrale, S.S. Vito e Francesco, San Castrense e Santa Rosalia. Cerchiamo di aiutare non solo i nostri fratelli cristiani ma anche persone di altre fedi. Tantissima gente ci aiuta ad aiutare, portano beni di prima necessità e aiuti di vario genere che poi vengono ridistribuiti alle famiglie bisognose. C’è un popolo invisibile che però ha bisogno di aiuto per vivere e per sostenere le spese di ordinaria amministrazione. E proprio grazie alla collaborazione di molti fedeli riusciamo ad aiutare dando una mano a chi di quella mano ha grande bisogno. Non voglio parlare di numeri perché la carità si fa in silenzio. Essere cristiani non è solo andare in chiesa e pregare ma è soprattutto, come dicevano San Paolo e San Giacomo, fare carità: la cosa più grande che possiamo fare verso gli altri. Il nostro motto è “aiutiamoci ad aiutarci”, e la nostra realtà cerca proprio di metterlo in pratica attraverso l’impegno quotidiano dei volontari del centro di distribuzione e di tante altre persone, ognuna delle quali costruisce un pezzetto di quel puzzle che poi sostiene una bella fetta del nostro tessuto sociale.”

Anche Don Antonio Crupi, parroco della chiesa di San Castrense, conferma questi dati: “Stiamo venendo fuori da un periodo che ha creato tanti nuovi poveri: l’emergenza coronavirus ha realmente causato gravissimi problemi alle famiglie di lavoratori saltuari, ambulanti o “in nero”, che purtroppo sono stati tagliati fuori da qualsiasi aiuto statale. La nostra parrocchia, con il supporto dei gruppi della confraternita di San Castrense, dell’Azione Cattolica e di tanti altri, è riuscita ad aiutare chi ne ha avuto più bisogno. Ci siamo fatti portavoce anche di tante persone che, chi con sacchetti pieni di spesa, chi con aiuti economici, hanno voluto dare il loro contributo e farsi carico delle difficoltà di molti. C’è stata davvero una bellissima risposta da parte di tutta la nostra comunità che si è stretta attorno al parroco per sostenere i più deboli. Basti pensare che nel giro di qualche settimana solo le famiglie della nostra parrocchia hanno donato più di 2.400 euro. Altri aiuti sono venuti anche dall’arcivescovo che ha elargito una somma destinata alle famiglie bisognose della nostra chiesa. Insomma, è venuta fuori davvero tanta solidarietà, un calore inaspettato che, proprio per questo, scalda ancor di più il cuore.”

 

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