Monreale, i farmacisti e la pandemia: “I primi giorni sono stati terribili, si arrivava a casa stremati”

“Vedere la paura negli occhi delle persone ha reso questo periodo davvero stressante, il carico mentale è stato quasi insopportabile”

MONREALE – In trincea al servizio delle persone per combattere il contagio da Covid-19 ed assicurare il loro qualificato sostegno a tutti. Perché è questo che i farmacisti sono stati per la gente soprattutto nei piccoli centri come Monreale, dove i pediatri e medici di medicina generale sono stati costretti a ricevere solo nelle strette urgenze. Sono stati punto di riferimento per consigli di vario genere per coloro che avevano bisogno di assistenza e conforto durante un periodo in cui tutti eravamo spaventati e disorientati. Di fondamentale importanza è infatti il rapporto umano con le persone che per i farmacisti monrealesi non sono soltanto numeri e codici ma sono soprattutto vite, emozioni di uomini e donne con il diritto di avere qualcuno che si prenda cura di loro. Così, giorno dopo giorno, specialmente nel primo periodo, quella contro il Coronavirus è stata una battaglia quotidiana da affrontare in prima linea e a contatto con la gente. 

I primi giorni è stato terribile affrontare la situazione – racconta la dottoressa Margherita Zuccaro – Innanzitutto abbiamo cercato di mettere in sicurezza il nostro personale, dotandolo di mascherine, che di giorno in giorno, riuscivamo a procurare. Poi abbiamo recuperato, con grande sforzo, le barriere parafiato. Avvertivamo nello sguardo dei nostri clienti, quando ci vedevano con le protezioni, che prendevano atto che ciò che apprendevano dai mass media ogni giorno era più reale di quanto potessero immaginare. Il livello di allerta saliva e saliva, giorno dopo giorno. In pratica abbiamo organizzato l’ingresso in farmacia, consentendo l’accesso ai clienti due per volta, per assicurare il mantenimento della distanza sociale, ancora prima del DPCM. Successivamente un nuovo decreto dava a tutti la possibilità di esercitare l’attività a porte chiuse, senza alcun contatto con il pubblico, ma noi abbiamo cercato, comunque, di mantenere un minimo di contatto con ognuno di loro. Durante il giorno, ancora adesso, sanifichiamo spesso i banconi con spray igienizzanti e la sanificazione continua anche di notte poiché abbiamo acquistato un apparecchio per disinfettare gli ambienti.”

Durante la pandemia è diventato difficile reperire alcuni farmaci e soprattutto le bombole d’ossigeno, strumento di fondamentale importanza. Molte persone però continuavano a tenersi a casa le bombole ormai vuote.

La carenza di ossigeno è stata uno dei problemi che abbiamo dovuto risolvere – dichiara il dottor Antonio Zuccaro – Sulla base delle notizie dei colleghi del Nord che lamentavano di non poter erogare ossigeno per mancanza di bombole, abbiamo subito intrapreso una campagna mediatica per sollecitare i nostri clienti a riportare i dispositivi vuoti o a segnalarcene in modo da poterli ritirarle direttamente presso il loro domicilio. Tutto questo mentre il telefono squillava continuamente per sapere se avevamo mascherine o gel igienizzante. Proprio per quanto riguarda i gel ci siamo affidati al nostro Pharma gel, ovvero un gel disinfettante che viene prodotto nei laboratori dei farmacisti italiani e venduto a prezzo concordato in tutte le farmacie.”

“Il nostro mestiere, a parte quello di vendere le medicine, –  continua il dottor Zuccaro – negli ultimi anni è diventato quello di recuperarle soprattutto. Infatti, spesso, diversi farmaci scompaiono dal classico sistema di distribuzione e allora tutto diventa complicato. Ciò accade per diversi motivi: uno tecnico dovuto alle vendite che superano le richieste, ma anche per meccanismi occulti, per cui i farmaci vengono immessi nei mercati esteri, venendo così alterato il fabbisogno nazionale. Ma non entrando in merito alla questione, diversi farmaci sono stati contingentati per evitare forme di accaparramento. Tra questi quello noto, in questi giorni, è stato il Plaquenil, un vecchio antimalarico usato regolarmente nelle forme di artrite reumatoide che ora viene utilizzato in via sperimentale per la cura del COVID-19”.

L’emergenza Covid, sfociata in modo repentino, ha preso tutti alla sprovvista costringendo gli operatori sanitari e i farmacisti non solo ad adeguarsi alle normative che si sono succedute, ma anche ad uno stress fisico e mentale non indifferente. 

Siamo stati di turno a Monreale proprio nel pieno del periodo di lock down, circa a metà aprile – racconta la dottoressa Laura Accetta – e in farmacia si respirava una costante atmosfera di tensione e grande preoccupazione. Si arrivava a casa stremati e anche per questo abbiamo deciso di far ruotare il nostro personale istituendo turni di mezza giornata (anche perché l’afflusso di persone si era molto ridotto), cosa che ci ha consentito di ricaricare le pile e lavorare con più energie. Già era tutto difficile per la tensione e il rispetto delle normative, per l’utilizzo di guanti e mascherine che limitano il normale funzionamento del nostro corpo, e in più vedere la paura negli occhi delle persone ha reso questo periodo davvero stressante, il carico mentale è stato quasi insopportabile.”

“Siamo stati un punto di riferimento per i nostri clienti – continua la dottoressa Accetta – e abbiamo sempre cercato di prenderci cura di loro anche cercando di rendere i tempi di attesa fuori dalla farmacia più brevi possibile per evitare che le persone sostassero troppo all’esterno con delle condizioni atmosferiche a volte avverse.”

Durante tutta la fase due si sono allentate le restrizioni che erano state imposte in precedenza ma continua ad essere obbligatorio l’uso delle mascherine, specie in ambienti affollati. A Monreale sono state distribuite gratuitamente una mascherina per ogni componente di nucleo familiare ma dopo un certo periodo è necessario che venga sostituita. È stata inoltre stabilita l’esenzione dell’iva dai dispositivi di protezione individuale.

“In Italia ci sono 18.000 farmacie – dichiara la dottoressa Accetta – e pochissime di queste hanno speculato sul prezzo delle mascherine. Certo, qualcuno ha voluto approfittare della situazione, ma la maggior parte di noi ha lavorato per riuscire ad avere approvvigionamenti a prezzi decenti. Adesso riceviamo circa 100 mascherine al giorno dalla protezione civile e oggi vengono vendute a 50 centesimi ciascuna. Fino a pochi giorni fa il prezzo era maggiore, 61 centesimi, perché c’era l’iva. L’aveva annunciato il Presidente Conte durante la sua conferenza stampa del 27 aprile e finalmente, dopo quasi un mese, oggi le cose sono cambiate. Non nego che la situazione è un po’ complessa: ci sono vari tipi di dispositivi o gel disinfettanti che vengono classificati come presidi o come dispositivi o come parafarmaci o come cosmetici. A seconda di come il prodotto è stato registrato si ha l’esenzione iva o meno. Sono esenti tutti i dispositivi di protezione individuale, oltre alle mascherine chirurgiche anche visiere e calzari, e saranno senza iva sino al 31 dicembre 2020, poi torneranno ad avere una certa percentuale di iva che però ancora non conosciamo, forse sarà del 5% ma al momento non abbiamo nessuna certezza.”

Adesso però, come ci raccontano i farmacisti, la guardia si è un pò abbassata e si assiste ad un rilassamento generale che non ci possiamo permettere. “È importante far capire che il virus non è sparito da un giorno all’altro e che l’uso della mascherina non è un’esagerazione, è fondamentale per limitare la propagazione del Covid-19. Troppe persone hanno abbassato la guardia, hanno un comportamento un pò troppo leggero e rischiamo di fare marcia indietro, e non ce lo possiamo permettere”.

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