La “vita” al largo di Palermo a bordo del Raffaele Rubattino, tra sorrisi e protocolli rigidi

Il comandante: "Impensabile che queste persone debbano essere abbandonate a loro stesse, in Libia, e poi durante la navigazione”

Il traghetto Raffaele Rubattino della Tirrenia da circa due settimane è diventato il primo traghetto quarantena del Mediterraneo. Lo scopo era quello di tenere lontani tutti quelli che vengono descritti come bombe umane batteriologiche.

In realtà questa nave è diventata uno dei luoghi più sicuri al mondo, dal punto di vista sanitario. Nessuno tra i 183 migranti e personale della Croce Rossa Italiana è risultato positivo al Coronavirus.

La vita a bordo del traghetto-quarantena viene seguita attraverso dei protocolli rigidi, sorrisi e soprattutto rispettando le distanze di sicurezza. L’ingresso dei corridoi verso le cabine, dove i migranti sono ospitati, è molto più simile ad un reparto di infettivologia che a quello di una nave cosiddetta ro-ro pax (un traghetto che effettua anche servizio passeggeri).

Tutti a bordo hanno l’obbligo di indossare le mascherine e rispettare le distanze di sicurezza. Gli operatori sanitari vi entrano a contatto solo dopo aver indossato le tute bianche. L’umorismo del personale sanitario, poi, aiuta i migranti a sorridere.

Nel corso del giorno sono autorizzate le uscite sul ponte esterno. Qui i migranti osservano per tutto il tempo la terraferma sognando di poterci mettere piede presto. Il Castello Utveggio, colorato la notte dal tricolore italiano, è un qualcosa di mai visto prima, dicono a bordo.

Le domande fatte dai migranti sembrano tutte uguali come “Quando scenderemo? Dove andremo a finire?”. Queste persone, ricordiamolo, provengono dalle torture in Libia, dai gommoni dei trafficanti, per finire sulle navi umanitarie. Gli operatori sanitari provano a rispondere dicendo che per potere sbarcare bisognerà attendere.

Anche il comandante della Rubattino, uomo di grande esperienza a bordo, ha descritto questo evento come “un’esperienza che con tutto l’equipaggio ricorderemo per sempre. Come si fa a pensare che questi disgraziati debbano essere abbandonati a se stessi, in Libia, e poi durante la navigazione”.

Il Raffaele Rubattino visto da prua – foto di Giuliano Merlo

I migranti, infatti, si sono offerti di collaborare alle attività di bordo come la pulizia delle cabine, fino alle traduzioni multilingua. In gran parte sono bengalesi e nordafricani. La Rubattino è stata costruita al Cantiere Navale Ferrari di La Spezia nel 2001, può trasportare quasi 1500 passeggeri e 630 auto. È lunga 180 metri, larga 26 e le sue 31 mila tonnellate di stazza fanno sembrare “due piccoli pescherecci” la Alan Kurdi e l’Aita Mari, i due vascelli umanitari grazie a cui i naufraghi sono stati salvati, e che sostano all’ancora poco lontano, in attesa di scontare anch’esse le due settimane di sorveglianza sanitaria.

Tra meno di una settimana i migranti, soccorsi dalla Alan Kurdi, dovranno sbarcare. Successivamente toccherà agli altri, prelevati dalla Aita Mari.

 

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