Il Cga conferma l’interdittiva antimafia alla ditta Mirto di San Cipirello

Il collegio dei giudici amministrativi ha accolto il ricorso presentato dall'avvocatura dello Stato

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, ha accolto il ricorso presentato dal Prefetto di Palermo, Antonella De Miro, in merito alla sospensiva dell’interdittiva antimafia inflitta alla Mirto srl di San Cipirello. La sentenza è stata emessa dopo la camera di consiglio del 21 aprile 2020, che si è svolta in remoto in video conferenza.

Il collegio dei giudici amministrativi ha accolto il ricorso presentato dall’avvocatura dello Stato, in riforma dell’ordinanza impugnata, respingendo l’istanza cautelare proposta in primo grado. La ditta Mirto era rappresentata e difesa dall’avvocato Giovanni Immordino e dall’avvocato Giuseppe Immordino.

Il Cga è entrato anche nel merito della questione relativa all’interdittiva antimafia inflitta alla ditta di San Cipirello, confermando, di fatto, quanto sostenuto nella relazione prefettizia che ha portato allo scioglimento del Comune in provincia di Palermo e all’interdittiva.

La ditta, in seguito al provvedimento del Prefetto, era stata esclusa dalla gestione del servizio di raccolta e spazzamento rifiuti nel comune di Monreale.

Secondo i giudici le valutazioni che erano state svolte dalla Prefettura appaiono plausibili. I giudici, in particolare, reputano plausibile la “cointeressenza” della ditta e di un’altra società, il cui intero capitale sociale è stato sottoposto a sequestro, alla situazione di sostanziale “cartello duopolistico” nel campo della gestione dei rifiuti. Le circostanze dalla relazione della Prefettura che hanno portato allo scioglimento del Comune di San Cipirello, inoltre, hanno indotto i giudici del Cga a escludere il carattere del tutto episodico dei contatti tra i due operatori economici.

Secondo il collegio presieduto da Claudio Contessa, appare rilevante che il dominus della società non sia stato riconosciuto vittima di mafia, ma avrebbe solo avuto accesso al Fondo di rotazione per avere ottenuto dall’Autorità Giudiziaria una pronuncia di natura risarcitoria prevista a seguito di costituzione di parte civile nei processi nei confronti di soggetti imputati di reati di mafia.

Secondo i giudici, che hanno accolto il ricorso della prefettura confermando di fatto l’interdittiva antimafia alla ditta, vi sarebbe la necessità di garantire la correttezza e la libertà del mercato dei pubblici appalti.

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