L’Italia per risollevarsi dia fiducia alle proprie aziende, non basta boicottare quelle tedesche

Non si risolve il problema non comprando i prodotti di Lidl,  Audi, Wolksvagen, Opel, dove tra l'altro lavorano Italiani che sostentano le loro famiglie

Non sono una esperta di politica, né di politica economica, ma da sempre come cittadina del nostro Bel Paese mi sono posta tante domande su diversi ambiti. Negli ultimi giorni ho focalizzato l’attenzione sulla gestione dell’economia italiana.

Da un mese siamo “dentro” e con questo avverbio tutti noi riusciamo a ben comprendere il senso di claustrofobia che tutti quanti proviamo. A causa del covid-19 tutto è ingabbiato: i nostri corpi, la nostra psiche e non per ultima l’economia, ferma e immobile.

Come è inevitabile quando una crisi ci scuote e ci fa paura ognuno di noi con modalità differenti fa sentire la propria voce e rispetto al passato dalle nostre case con l’ausilio dei social riusciamo a emettere nell’etere ciò che vorremmo diventasse di dominio pubblico, cerchiamo di farci ascoltare con le canzoni dai balconi ma soprattutto con le nostre proteste più o meno accese.

Una delle tante voci che si è levata da molte tastiere è stata quella di non comprare più prodotti stranieri e soprattutto tedeschi.
Questa protesta nasce dal velato voltafaccia della Germania in un periodo tanto delicato per noi italiani. La sorella della Comunità Europea non ha avuto a cuore l’emergenza sanitaria aiutandoci ben poco con i presidi utili al contenimento del contagio da coronavirus, con un numero adeguato di mascherine, di respiratori, di medici e di infermieri e di somme per fare ripartire la nostra economia nazionale. Sono giunti in Italia mascherine e medici da Cina, Albania, Cuba e noi italiani ci siamo chiesti il perché di tale scelta da parte della Merkel.

Da più parti sono arrivati inviti a instaurare un embargo contro la Germania. Sarebbe semplicistico però risolvere il problema nato dall’astio con la nazione teutonica non comperando più i prodotti di Lidl,
Audi, Wolksvagen, Opel e di numerose altre aziende.
Il problema sta a monte, non dobbiamo essere ciclopi che sanno guardare con un occhio solo e che come greggi e senza pensare finiamo per fare copia e incolla di tutto ciò che ci viene propinato
L’Italia per risollevarsi deve dare fiducia alle proprie aziende, alle eccellenze del territorio fornendo loro fondi di investimento per incrementare la produzione e il personale. I nostri statisti devono essere capaci di diminuire la tassazione perché i dipendenti in Italia a livello contributivo vengono pagati il doppio rispetto a paesi quali la Polonia.

Le nostre aziende fuggono e altre mettono radici, aziende estere che impoveriscono la nostra liquidità.

Non andare a comprare da Lidl ad esempio significa fare chiudere supermercati nei quali lavorano tantissimi nostri Italiani che con quegli stipendi sostentano le loro famiglie.

Se vogliamo che gli Italiani comprino Italiano e lavorino in aziende italiane c’è un gran lavoro da fare prima di trovare la soluzione al problema, quella più sciocca e semplicistica che inneggia a non andare da Lidl. Fare sentire la voce del popolo in modo da sensibilizzare i nostri governanti per ridare slancio alla nostra Italia per poter gareggiare alla pari con altri Stati senza dover abbassare la testa ai potenti della terra.

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