La geografia del calcio italiano: dominio delle squadre del Nord

 

Lo sport in generale e il calcio in particolare possono essere considerati come cartine di tornasole della salute di una nazione o di una regione. Non è forse da considerarsi un caso che il punto più basso del nostro calcio, toccato nel 2018 con un’estate mondiale trascorsa senza i nostri colori nella competizione svoltasi in Russia, coincida con il culmine della crisi economica che ha colpito gran parte dell’Europa e il nostro paese. Lontano, molto lontano da tutto ciò, le splendide “Notti magiche”, dove il palermitano Schillaci faceva sognare tutta la nostra penisola nel Mondiale organizzato in Italia nel 1990 e dove, contemporaneamente, l’economia nazionale era fiorente e ridente, con aziende in salute sia al Nord che al Sud. Il gap fra i due poli del Paese sembrava all’epoca meno marcato e anche il calcio sembrava seguire gli stessi trend: i due scudetti del Napoli di Maradona fra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 ne sono una dimostrazione lampante. la situazione sembra però essere regredita nuovamente: sono difatti esattamente 19 anni che una squadra del Sud non arriva in testa alla classifica, se consideriamo la Roma come squadra più del meridione che del centro Italia. Un dato che lascia ben poche supposizioni a riguardo e ci fa capire che forse le squadre del Sud dovrebbero maggiormente investire nei settori giovanili, vera e propria forza del meridione. Negli ultimi 19 anni, in Serie A si sono alternate semplicemente tre squadre, ovvero Juventus, Inter e Milan: proprio sull’asse Torino-Milano sono stati celebrati tutti gli scudetti degli ultimi venti anni del nostro campionato, non un dato da poco.

 

 

Trend leggermente diverso in Serie B

L’effetto CR7 è stato un fattore importante per l’economia della Juventus, forte anche della partnership con il marchio Jeep, ma l’arrivo del portoghese ha indirettamente “migliorato” anche l’economia di altre squadre. Il contributo che ha dato il fuoriclasse già cinque volte pallone d’oro e campione d’Europa uscente con la sua nazionale è sotto gli occhi di tutti. La Juventus, sempre più quotata anche quest’anno da addetti ai lavori e dalle scommesse online di Betway a 1,53 per la vittoria finale, è un’azienda in salute, che fa riempire stadi e fa vendere oggetti di merchandising in tutti gli angoli del mondo. L’effetto “Cristiano” non ha fatto la differenza solo dal punto di vista tecnico, rendendo la nostra Serie A leggermente più attraente anche per altri calciatori, fatto testimoniato dagli arrivi di giocatori di primo piano come Lukaku, Lautaro Martinez e Eriksen all’Inter, i ritorni di Buffon e Higuain alla Juventus e non ultimo, il ritorno di Ibrahimovic al Milan, che si è detto molto stimolato dalla presenza di Ronaldo in Serie A, ma ha portato molta più gente allo stadio. Se si scende di categoria, però, vediamo che la differenza fra Nord e Sud si assottiglia: lo strapotere del Benevento di Vigorito, presidente amatissimo dalla sua piazza come forse non si vedeva dai tempi di Moratti all’Inter, sempre più primo in Serie B e pronto a risalire in Serie A secondo tutti i pronostici di bookmaker ed esperti, è un esempio virtuoso di una squadra del meridione che sa fare calcio. Se alle “streghe” di Benevento si aggiungono la Salernitana e il Crotone, vediamo che le società del sud che hanno bilanci in regola e, allo stesso tempo, riescono a raggiungere dei discreti risultati sportivi.

 

 

La situazione in Lega Pro

La situazione in Lega Pro è difficilmente analizzabile per via della suddivisione territoriale: abbiamo infatti tre gironi, divisi fra Nord, Centro e Sud. Ciò che si può invece evincere, è che la Juventus U23 sa bene comportarsi anche nel campionato di Lega Pro, dove non raggiunge i risultati dei bianconeri “più grandi”, ma riesce a gestire un campionato di metà classifica dove i propri giovani possono esprimersi al meglio e sognare la prima squadra. Sorprende, ma neanche tanto, il Monza di cui sono proprietari i fratelli Berlusconi e Adriano Galliani: non sarà stato poi così difficile traslare l’esperienza vincente del Milan alla squadra brianzola, che sta letteralmente “distruggendo” il girone A della Lega Pro e è destinata a ben altri palcoscenici nel giro di pochi anni secondo le parole di Adriano Galliani. Poche, anzi pochissime gioie per la Sicilia, che vede il Catania “galleggiare” nel girone C, senza poter o voler davvero pretendere un salto di qualità che la storia e la piazza meriterebbero. Come dicevamo, la crisi economica che ha colpito tutta l’Europa e ha avuto una logica ricaduta anche sulla nostra penisola, ha colpito particolarmente il calcio del meridione. Se si considera che la regione del meridione che ha avuto più squadre in assoluto in serie A è la Sicilia a pari merito con la Puglia, portando rispettivamente Catania, Messina e Palermo da una parte e Bari, Foggia e Lecce dall’altra, il paragone con la Lombardia, che invece nel massimo campionato ne ha portate undici di squadre, capiamo subito che c’è un’enorme disparità di opportunità e di risorse.

Questa analisi non deve però rappresentare motivo di sconforto per il calcio del meridione, capace sempre di sfornare talenti che arrivano poi fino in nazionale. Dispiace però che giocatori del Sud vadano quasi sempre a rinforzare gli “squadroni” del Nord, basti pensare alle storie di centravanti come Schillaci o Vincenzo Iaquinta, che hanno fatto le fortune della Juventus. Bisogna ripartire dai giovani e dai settori giovanili: al Sud, per questioni climatiche e culturali è ancora luogo dove il calcio si fa prima per strada e poi nelle scuole calcio ed è qui che devono essere brave le società a “trattenere” e a far crescere questi talenti con la giusta serenità e il giusto accompagnamento, esempi virtuosi ci sono e non soltanto al Nord, con Atalanta e SPAL su tutti, ma anche una realtà come Cagliari sta facendo molto bene con i propri ragazzi.

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