Don Luigi Ciotti: “Non c’è legalità senza uguaglianza”, presentato a Monreale i libro dell’arcivescovo Pennisi e del prefetto Sammartino

Il procuratore Giuseppe Pignatone: “La corruzione non si risolve con la repressione, ma è necessario l’intervento della società civile, è un problema culturale”

MONREALE Dialogo sulla corruzione è una raccolta di riflessioni tra un uomo di Chiesa, S. E. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, e un uomo di stato, il prefetto Claudio Sammartino.

Un intelligente e gustoso dialogo sul tema della corruzione, molto presente da anni nel dibattito pubblico, ma che differisce dalla soluzione solitamente prospettata. Che non può passare unicamente dall’inasprimento delle pene, bensì da una questione culturale, etica, che si interroghi anche sulla complessità delle norme della pubblica amministrazione, a volte troppo farraginose, che finiscono per costituire l’humus perfetto per la corruzione.

Un aspetto ripreso dal dott. Carlo Mosca, già prefetto e consigliere di stato. Mosca, riprendendo il pensiero del giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese, ha sottolineato come l’illegalità riguardi il tessuto culturale della società: “C’è una distanza da colmare tra la società civile e i poteri pubblici, c’è debolezza nell’educare nei luoghi deputati ad educare, come la famiglia, la scuola, il terzo settore, i sindacati, i partiti. Ed educare significa rispetto dell’altro, delle istituzioni”. “Nessuna istituzione è perfetta – ha proseguito Mosca -, ma vanno difese per farle funzionare meglio. Più le istituzioni sono vicine ai cittadini, più i cittadini lo sono alle istituzioni e ci sarà meno corruzione. Maggiore è la distanza e l’incapacità di fornire risposte ai problemi, tanto più aumenta il distacco e si cerca l’altro Stato, quello che non rispetta i principi costituzionali”. 

Mosca si è soffermato sull’importanza di conoscere bene quale sia il problema, di effettuarne una valida diagnosi, così da potere decidere le forme più adeguate di prevenzione, di controllo. E ha sottolineato la funzione dei Prefetti, “chiamati a risolvere i problemi”, e la necessità di sviluppare anticorpi all’interno delle strutture pubbliche.

“La giustizia a volte non é sollecita, gli organi dello Stato non sono pronti ad affrontare le richieste di sicurezza, e questo può spingere a farsi giustizia da sé, o a mettere in dubbio la convenienza a rispettare le leggi. E questo capita perché manca personale, tutti i ruoli dello Stato sono carenti”. Infine un plauso al ruolo svolto dalla Chiesa nel sociale, “un contributo determinante per riscoprire valori e principi della Costituzione”.

Anche il dott. Giuseppe Pignatone, forte della sua esperienza da Procuratore a Palermo, a Reggio Calabria, a Roma, ed adesso Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, ha espresso la necessità che venga affrontata una battaglia culturale: “La corruzione non si risolve con la repressione, ma è necessario l’intervento della società civile, è un problema culturale”.

La questione culturale è stato il leitmotiv di tutti gli interventi che si sono susseguiti. 

Don Luigi Ciotti, presidente di “Libera”, ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale dell’educazione. Ha ricordato come anche Aldo Moro, nel 1958, avesse proposto che l‘educazione civica venisse insegnata per legge. 

E come nel 1957 anche Don Luigi Sturzo avesse parlato dei rischi che si corrono se la Costituzione cade dal cuore del popolo e non viene rispettata dalle autorità politiche, manomessa dai partiti, se non entra nella coscienza nazionale anche attraverso l’insegnamento e l’educazione scolastica.

“L’educazione è il primo e più prezioso investimento di una comunità aperta al futuro. Un investimento che trova nella famiglia e nella scuola i suoi veicoli principali. Ogni contesto può e deve essere educativo. A partire dalla città”. Ed ancora, “Non c’è legalità senza uguaglianza, la legalità è un mezzo non è il fine. Bisogna parlare di responsabilità, che viene prima della legalità. E non la si educa, ma la si testimonia, la si vive, la si fa toccare con mano ai ragazzi. 

La legalità rischia di rimanere astratta se non si traduce in parola di vita”.

Don Ciotti ha infine snocciolato dei dati a testimonianza dell’arretratezza culturale dell’Italia: “Fanalino di coda in Europa per la dispersione scolastica, perdiamo un giovane su tre alle scuole superiori”.

Ma non ha rinunciato a denunciare come la legalità viene oggi utilizzata anche come sedativo, per fare sentire la coscienza a posto e dalla parte giusta, tanto da suscitare in chi la pronuncia un narcisistico compiacimento.

“In questo libro abbiamo stretto un’alleanza per servire meglio il cittadino e il bene comune – ha spiegato uno dei due autori del volume, Claudio Sammartino -. Un chierico e un laico stringono un’alleanza, e riflettono assieme per trovare due diversi punti di osservazione, per collaborare su questi temi, fondamentali della società, per essere al servizio del cittadino. Abbiamo parlato delle nostre esperienze, rilanciando al lettore temi di riflessione”.

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