“Il giuramento” di Fava, gli alunni del liceo scientifico “E.Basile” incontrano l’autore

Fava: “Un uomo che si ribella non è un eroe, è un uomo che da un valore concreto alla vita”

MONREALE- Il liceo scientifico “Emanuele Basile” ha incontrato lo scrittore e deputato regionale Claudio Fava per commentare il libro “Il giuramento”, esprimendo il proprio punto di vista e le successive domande. All’incontro hanno partecipato le classi 1 C, 2 A,3 A, 4 B, 5 A, 5 B dello scientifico, diversi professori e la Dirigente Scolastica Concetta Giannino.

L’organizzatrice Marilena Spallino ha voluto ringraziare l’autore per aver preso parte all’incontro e i professori Spinnato e Vaglica per il contributo nella realizzazione dell’evento.

Claudio Fava è un politico, scrittore, giornalista, scenografo, insomma un intellettuale a tutto tondo. Nell’Aula Magna del liceo, più che presentare il suo libro, ha voluto attivare una discussione critica con i ragazzi, spronandoli ad uscire dalle etichette scolastiche e volendo attivare un pensiero individuale.

Gli alunni hanno risposto molto bene, attraverso domande di curiosità e di contenuto, presentando un power point con immagini e frasi molto toccanti, e intonando una canzone molto significativa.

Il libro di Fava prende spunto dal giuramento che Mussolini impose ai professori universitari italiani; firmarono in 1250. Soltanto 12 ebbero il coraggio di dire di no, di dichiarare il giuramento un qualcosa di aberrante, che tolse dignità non tanto alla figura dell’insegnante ma all’uomo. Tra questi dodici professori vi fu Mario Carrara, da cui si costruisce il personaggio del professore.

Il libro, come detto dall’autore, non vuole essere una biografia, non è la storia di Carrara. Si tratta della vita di un professore di provincia, vinto dalla monotonia, che un giorno viene scosso da una lettera del Regime, e in quel momento cambia. Decide di non abbassare la testa, di non obbedire. Lo fa per svariate ragioni, per la dignità umana, perché quello che ha sempre insegnato ai suoi ragazzi è di dubitare, di porsi delle domande, di non fermarsi all’apparenze e alle regole imposte. Fava ha dichiarato di non voler parlare di eroi. “Un uomo che si ribella non è un eroe, è un uomo che da un valore concreto alla vita”. Attraverso questo spunto si è introdotta una riflessione su quelli che si considerano vittime-eroi di mafia, ribadendo che di eroico non c’è nulla.

Si tratta di uomini, donne, giovani, che riconoscono che nell’etichetta, nella regola comune, c’è qualcosa di sbagliato. Tutta l’ideologia lo è. “Non esistono orfani di guerra – dice Fava – orfani di vittime di mafia, non esiste il mito Falcone-Borsellino-Impastato-Dalla Chiesa e chi più ne ha, più ne metta. Esistono uomini che lavorano, con dignità, ogni giorno e che devono essere fedeli al proprio ruolo, di padri, di fratelli, di magistrati, di giornalisti, di uomini”.

Affrontare questo discorso è diventato, purtroppo, una tematica scolastica. L’Olocausto, in particolar modo, viene affrontato come una pagina di storia, che il discente deve conoscere per avere un buon voto, che l’insegnante deve trattare perché lo prevede un programma, e forse anche per sentirsi meno in colpa. Il problema è che la guerra, lo sterminio, gli orrori, il silenzio sono stati realtà. Percepita come lontana, passata. Ci sono stati uomini orribili, che hanno compiuto crimini agghiaccianti, e ci sono stati altri uomini che hanno chiuso occhi, bocca, orecchie, forse per paura, forse per convenienza, e ci sono stati morti. Non c’è stata l’umanità, però. Si parla della tragedia dell’Olocausto come un’azione animalesca, compiuta da bestie umane, non è stato soltanto questo. Hanna Arendt ne ‘La banalità del male’ mostra come un uomo ordinario, insignificante, il quale si giustifica dicendo di aver solamente eseguito gli ordini, sia stato in grado di mandare a morte delle persone, perché non si deve parlare solo di ebrei, ma di persone prima di tutto. Il male non è evidente, non ha una faccia, non è composto da un duo; male è indifferenza, crudeltà, assenza di dignità.

Alla fine dell’incontro gli studenti hanno cantato “Auschwitz o La canzone del bambino nel vento” di Guccini, commuovendo la Dirigente Scolastica. Il testo della canzone dice:

“Son morto con altri cento
Son morto ch’ero bambino
passato per il camino
e adesso sono nel vento”.

Provando a cambiare qualche parola, sostituendo al vento il mare, la stessa canzone è tremendamente attuale.
Son morto con altri cento, son morto ch’ero bambino, passato per il deserto, e adesso sono nel mare. Lo stesso mare di cui tanto ci vantiamo nasconde uomini, invisibili, senza identità, silenti. E questa volta siamo tutti testimoni, forse abbiamo solo scelto di non vedere, né sentire, e ,spesso, di non parlare.

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